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Editoriale del Sindaco
25 aprile
Festa della memoria
Un popolo senza memoria rischia
di ripetere gli errori tragici del passato

Il 25 aprile per la mia generazione ricorda la fine di un incubo, il ritrovarsi ancora vivi dopo una guerra terribile, il sentirsi finalmente liberi: per me non avere più paura che mio papà fosse catturato dai fascisti e deportato.
Sono ricordi troppo forti per non essere ancora ben presenti e vivi. Ma per le nuove generazioni? Se guardo ai partecipanti alle fiaccolate, ai cortei per il 25 aprile vedo sempre più solo persone dai capelli grigi. Perché?
Occorre sottolineare con forza che il 25 aprile è conquista di tutti, non solo di una parte; è festa di tutti.
Forse una delle cause di questo progressivo distacco dal 25 aprile è che è avvertita come festa di una parte politica, della sinistra. La storia e i ricordi personali dimostrano invece che la liberazione è stata opera di tutti: sacerdoti e laici, cattolici, liberali e movimenti conservatori e progressisti, membri di ogni partito politico.
Come concittadini dell’Europa dobbiamo ricordare e riconoscere ad ogni popolo la sua liberazione: dal nazismo, dal fascismo o dal comunismo.
Noi ricorderemo le radici della nostra libertà nella lotta al nazismo e al fascismo, dobbiamo chiedere agli altri popoli che riconoscano queste nostre radici. E come cittadini dell’Europa abbiamo il dovere di riconoscere che altri popoli europei hanno le radici della loro libertà nella lotta contro il comunismo e nella liberazione da dittature terribili che hanno rinchiuso nei campi di concentramento, nei gulag, nei “manicomi”, i loro oppositori.
Non possiamo dimenticare chi è stato torturato e ucciso nella lotta contro il nazismo e il fascismo, ma neppure possiamo scordare chi ha subito la tortura e la morte per il comunismo.
Quale il senso nuovo e attuale del 25 aprile?
Quali impegni ci vengono dalla lotta per la Liberazione?
Innanzitutto fare memoria, ricordare cioè che la libertà non ci è giunta come dono gratuito ma frutto di sofferenze terribili di tutto un popolo, in particolare di chi per questa libertà è stato perseguitato e ucciso.
La libertà ha come prima esigenza il rispetto della dignità della persona, di ogni persona, qualunque sia la sua età, la sua origine e innanzitutto il rispetto della sua vita dal concepimento alla morte, la libertà di scelta educativa, la possibilità di curarsi senza lunghe attese.
25 aprile e 8 marzo: festa della liberazione della donna
Non c’è liberazione della donna senza riconoscimento della sua dignità.
La schiavitù è ridurre una persona a strumento e mezzo è l’offesa più profonda alla dignità di una persona: certa pubblicità e la prostituzione sono forme moderne di schiavitù, quanto è ancora lontana l’autentica liberazione della donna!
Un’opera d’arte non si può dare in preda ai porci
Quando i talebani hanno distrutto le statue dei Buddha, l’intera umanità s’è mobilitata, ha protestato per salvare quei capolavori d’arte. Proteste ancora più forti sorgerebbero se un proprietario di un quadro di Leonardo, di Raffaello o di altri grandi artisti lo usasse come pavimento per una porcilaia; e non varrebbe la giustificazione “il quadro è mio e ne faccio l’uso che voglio”, perché l’opera d’arte è patrimonio di ogni uomo, di tutta l’umanità.
La donna, ogni donna, è un grande capolavoro, ben più grande di un’opera di un grande artista come Leonardo o Raffaello, non può darsi, non può essere lasciata in preda ai porci.

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