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FOCUS

60° Anniversario
della Liberazione d’Italia
dal nazifascismo

Introduzione
A 60 anni dalla Liberazione dell’Italia dal nazi-fascismo, non appare meramente celebrativo o rituale riproporre all’attenzione della collettività il senso morale fondativo che questa data riveste nella storia contemporanea. Il suo carattere di vittoria della civiltà sulla barbarie, della tradizione democratica sulla negazione di ogni libertà civile e politica. Un atto, tanto più indispensabile, mentre da più parti si tende a far un distorto uso pubblico e politico della storia, avvalorando strumentalmente tesi revisioniste o, peggio, negazioniste, spintesi fin a sostenere l’inesistenza delle persecuzioni antisemite in Europa e non solo. Rivendicare l’attualità e l’importanza della lotta di liberazione nazionale dal totalitarismo fascista e dal suo alleato nazista, significa però, nel contempo, ribadire l’inalienabilità dei valori resistenziali su cui quell’Italia rinacque dopo la lunga e disastrosa esperienza del ventennio.
Senza Resistenza non avremmo, oggi, democrazia, partecipazione, uguaglianza sociale e di diritti giuridici, riconoscimento dell’accesso gratuito ad un’istruzione e ad una salute pubblica, costante impegno per la ricerca della pace e della solidarietà umana. Su questi avanzati e solidi principi si basa la Costituzione italiana scaturita da quella temperie di resurrezione post-fascista. Su questi presupposti, messi pericolosamente in discussione da talune ipotesi di riforma costituzionale, deve continuare a fondarsi la convivenza civile e politica nel nostro paese. Anche Novate Milanese ha contribuito, con numerosi suoi cittadini impegnati nell’opposizione antifascista prima e nella Resistenza poi, al raggiungimento di simili traguardi.
Nel ricordarli in queste poche righe, si rende pertanto un omaggio loro doverosamente dovuto; ma anche una testimonianza storica utile a tutti e, in specie, affinché non se ne disperda la memoria tra le giovani generazioni. Se non si rinnova la memoria, anche oggi si rischia di ripetere gli stessi errori.

La Resistenza
L’8 settembre del 1943 entra in vigore l’armistizio tra l’Italia e gli Alleati; il paese si spacca in due: il Nord sotto la feroce occupazione tedesca e il Governo-fantoccio della Repubblica sociale di Salò, il quale, pur poco influente in termini decisionali sull’andamento militare della guerra, era però altrettanto feroce, nella violenza repressiva e nello sfruttamento economico, del più potente alleato nazista.
Il Sud, formalmente amministrato dal governo Badoglio, in pratica sicuramente in stretta dipendenza dalle truppe che risalivano combattendo la penisola.
Nella parte sottoposta all’oppressione nazifascista l’esigenza di liberazione dalla dittatura si manifestò immediatamente insopprimibile.
Dalla clandestinità di una ferrea e perfetta organizzazione (sarà il caso soprattutto del partito comunista) o dalla personale adesione di singole coscienze alla battaglia per la libertà, si costituisce subito operante la scelta della lotta armata.
Nei duri mesi che seguiranno e fino a liberazione avvenuta, sarà continuo il flusso di giovani e meno giovani verso la montagna. Spesso per sfuggire alla leva militare della repubblica di Salò, talvolta per evitare l’internamento o il lavoro coatto in Germania, sempre per l’adesione ad un ideale di riscatto del paese e per l’assunzione, in prima persona e con tutti i gravi rischi che comportava, della responsabilità di una libera scelta politica.

I fatti novatesi seguono la cronologia nazionale e possono essere ripercorsi seguendo le tappe più importanti:
1943 - numerosi giovani entrano nelle formazioni partigiane in montagna
1944 - il gruppo più numeroso entra nelle formazioni dell’Ossola, altri in Valtellina, Veneto, Liguria.
Quattro cadranno:
• Riccardo Tonolli, medaglia d’argento al Valor Militare, fucilato a Intra;
• Mario Brasca, caduto in combattimento nella difesa della Repubblica di Domodossola;
• Achille Conconi, fucilato a Varese Ligure
• Primo Targato, caduto a Porzus nelle fila delle formazioni “Osoppo”
Subito dopo l’8 settembre 1943, altri tre novatesi muoiono combattendo contro i tedeschi:
• il capitano Valentino Botta e Angelo Scorti, caduti a Cefalonia con le divisione Acqui
• il marinaio Emilio Pilla, morto nell’affondamento della Corazzata Roma
• Cesare Saviotti, partigiano, fu internato nel campo di sterminio a Buchenwald
Contemporaneamente si organizzano diversi gruppi di patrioti che agiscono sempre senza legami tra loro: si creano distaccamenti delle Garibaldi, delle Matteotti, due gruppi del Fronte della Gioventù di cui uno alla Fargas di Novate.
Molti novatesi partecipano alla Resistenza nelle fabbriche di Milano e di Sesto, in particolare alla Pirelli, alla Breda, alla Face e in altre minori.
Numerosi soldati novatesi vengono catturati dai nazisti e deportati in Germania perché non aderirono alla Repubblica di Salò.
Nel periodo 43-45 avvengono numerosi arresti. Tra di essi ricordiamo Oreste Brasca, fratello di Marco, che in quel periodo si trovava nel lager Mauthausen, Nino Cremonesi, Ambrogio Cazzaniga (degli altri non si è trovata la documentazione).
Nella stessa circostanza, Mario Merati riesce a sottrarsi all’arresto saltando da un ballatoio al primo piano e così pure Virginio Radaelli.
In una fabbrica, le “Cerniere”, durante uno sciopero, vengono arrestate tre donne, che rimangono in carcere per 15 giorni, per la cui liberazione si susseguono scioperi e manifestazioni.
A Milano, viene arrestato Pio Ferrari che operava nelle formazioni “Giustizia e Libertà”.
All’insurrezione gruppi diversi si unirono in azioni quali il blocco di una colonna di nazisti e fascisti con mezzi blindati sull’autostrada Milano/Bergamo.
Avvenne anche uno scontro a fuoco di una pattuglia partigiana con un gruppo di nazisti in borghese, tre ufficiali dell’aviazione e un sottoufficiale dell’esercito, avvenuto nei primi giorni di maggio al confine tra Novate e Bollate.
Tra le figure di spicco del panorama novatese:
• don Giovanni Arrigoni, che ha assicurato assistenza morale, religiosa, materiale e logistica ad alcuni giovani del suo oratorio che si erano arruolati tra i partigiani dell’Ossola, nelle Brigate Garibaldi, nasconde in casa propria i militari che abbandonano la guardia alla polveriera. Negli ultimi mesi di guerra, organizza con l’ing. Angelo Testori il CLN (Comitato di Liberazione Nazionale) locale.
• Marco Brasca, che nel 1927 viene arrestato e deferito al Tribunale Speciale che lo condannerà a 4 anni di carcere.
Nel 1938 emigra clandestinamente in Francia, dove svolge attività antifascista. Quando i nazisti occupano Parigi entra nelle fila dei partigiani francesi, nelle formazioni dei F.T.P., successivamente viene più volte catturato e sottoposto a durissime torture, tanto da essere considerato una volta morto e ricoverato per 45 giorni presso l’infermeria della “Santé”. Nel marzo del 1943 viene inviato nel campo di Mauthausen, dove verrà liberato nel maggio del 1945.

Conclusioni
Nel licenziare questa breve cronologia si invitano tutti i cittadini novatesi che fossero in possesso di documenti o testimonianze sull’antifascismo e la Resistenza a Novate a voler contattare la Segreteria del Comune e la locale sezione A.N.P.I. “Marco Brasca”.

Il focus è stato realizzato
a cura della Consulta “Impegno Civile”


“Non abbiate paura,
dovete cambiare
l’immagine del mondo”

È il 16 ottobre del 1978 quando l’arcivescovo di Cracovia, Karol Wojtyla, viene eletto Papa con il nome di Giovanni Paolo II. Il Pontefice si distingue, sin da subito, per la straordinaria capacità di saper risvegliare le coscienze e di saper arrivare al cuore dei credenti e non, soffermandosi sui temi più cari alla tradizione cattolica ma anche affrontando questioni di chiara rilevanza politica. Proprio in questo senso, Karol Wojtyla, oltre ad essere stato un grande Pontefice, è stato sicuramente un grande uomo. Prete operaio, sportivo, attore, colto e anticonformista, Giovanni Paolo II ha lasciato un’eredità impegnativa. Ferma e decisa è stata la Sua battaglia in difesa della dignità e dei diritti fondamentali della persona, primo tra tutti quello alla vita. Straordinario è stato il Suo coraggio nell’appoggiare la lotta contro i regimi comunisti; storica, infatti, è rimasta, durante il ritorno in Polonia, la Sua esortazione ai polacchi “non abbiate paura, dovete cambiare l’immagine del mondo”. Con queste parole, racconta Lech Walesa (leader storico di Solidarnosc, ex presidente della Polonia e Premio Nobel della Pace nel 1993), il Papa ha aiutato il sogno a trasformarsi in realtà: dieci anni dopo, infatti, cadeva il muro di Berlino. Ma, in quanto uomo non di parte, le critiche del Papa non hanno risparmiato neanche gli eccessi del liberalismo e le implicazioni materialistiche dei modelli occidentali, rivendicando, di contro, il primato dell’uomo sull’economia. Per diffondere la parola di Dio, Giovanni Paolo II ha toccato tutte le parti del mondo, consegnando ovunque, a chi lo ascoltava, qualcosa su cui riflettere. Durante il viaggio in Africa ha ammonito l’Occidente ad investire meno in armamenti e a dare, viceversa, sostegno concreto al continente sottosviluppato, anche attraverso l’abolizione del debito dei paesi poveri. Dalla terra di Sicilia ha sferrato un duro attacco alla mafia. Dalla Terra Santa ha posto le basi per la “riconciliazione tra le religioni”, visitando i luoghi sacri di Israele e dei Territori Palestinesi e chiedendo perdono per i peccati commessi dalla Sua Chiesa. Giovanni Paolo II è stato sempre in prima linea contro la guerra, seppur rivendicando il diritto dei popoli a difendersi e a non subire aggressioni. Forte è stato il richiamo del Santo Padre affinché la globalizzazione non sia una “nuova versione di colonialismo” anzi “deve rispettare la diversità delle culture che, con l’universale armonia dei popoli, sono chiavi interpretative della vita”.
In ultimo, senza avere la pretesa di aver raccontato in modo esaustivo la storia di Karol Wojtyla, voglio ricordare l’Uomo che ha perdonato il Suo attentatore, che neanche nei momenti più difficili della Sua vita si è arrestato dal rammentarci che siamo tutti uguali e che grazie alla nostra capacità di pensiero e giudizio possiamo, se non prevenire, sicuramente combattere e sconfiggere il male.
Angela De Rosa

(Giovanni Paolo II
Polonia, 2 giugno 1979)

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