Infruttuose attese per l’inserimento al nido
Sempre più spesso incontro mamme e papà di bambini in lista d’attesa per l’inserimento all’asilo nido... questo mi porta a supporre che la carenza di posti nei nidi pubblici è un problema irrisolto! Le famiglie hanno bisogno dell’asilo nido, di personale esperto ed adeguatamente preparato. Nessun bambino dovrebbe essere escluso dalla possibilità di usufruire di tale servizio. Eppure, il mio bambino che oggi ha quasi due anni, è ancora in lista d’attesa.
Quando è nato, appena usciti dall’ospedale, siamo andati al competente ufficio, abbiamo presentato regolare domanda per l’inserimento nelle graduatorie del semestre successivo: così è stato inserito nella lista d’attesa. Abbiamo aspettato fiduciosi la graduatoria successiva. Mi sembrava corretto pensare che, essendo già inserito nella graduatoria precedentemente stilata gli venisse data la priorità sui bambini da ammettere nel semestre successivo.
E invece no! È stato di nuovo escluso; era il nono in lista d’attesa. Come tanti altri genitori, non sono affatto contenta di come il comune di Novate ha trattato fino ad oggi questi piccoli Novatesi. Certo, è riuscito a mantenere validi standard qualitativi. Il nocciolo della questione, difatti, non è la qualità del servizio ma sono i criteri con cui vengono stilate le graduatorie nonché il rapporto sfavorevole domanda-offerta di servizi per la prima infanzia. Devo sperare che si abbattano le nascite nei mesi successivi alla chiusura delle liste di iscrizione, che non arrivino a Novate bambini in età da nido, che non cambi nessuna situazione familiare dopo il mese di Gennaio... oppure è forse il caso che chi ne ha la competenza intervenga a modificare ciò che nell’attuale organizzazione non funziona a dovere. Oggi il mio bambino frequenta un nido privato e sono completamente soddisfatta della struttura che ho scelto; mi chiedo anche se, a questo punto, sarebbe corretto allontanare il mio bambino dalle persone che lo hanno accudito quotidianamente fino ad oggi e da un ambiente a lui ormai familiare.
Spero di aver dato qualche spunto di riflessione a chi di dovere e mi auguro di vedere per la prossima stagione un minimo di cambiamento positivo. Non vorrei ritrovarmi tra qualche tempo, magari con un secondo figlio, ancora al punto di oggi, intriso delle problematiche sopra dibattute.
La mamma di Giò
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Leggo sull’ultimo “Informazioni municipali” un trionfo di autoelogi per “come è cambiato il volto di Novate”. Bellissime parole, ma non un cenno alla difficile situazione delle scuole materne della nostra città, del mese infernale fatto passare a parecchie famiglie con bimbi prossimi ai tre anni. Le strutture delle scuole materne sono le stesse da anni e negli ultimi tre i problemi si fanno sentire: il numero dei bimbi cresce sempre di più (aumentato anche dalle nuove costruzioni con le relative famiglie). Il comune non adegua le strutture pubbliche (nonostante le proiezioni delle nascite già in uso), che rimangono da sempre con la stessa capacità di ricezione. Certo la scuola materna non è scuola dell’obbligo, ma quando i bimbi dai tre ai cinque anni rimangono a casa? La scelta in base all’offerta educativa è solo un’illusione, tanto meno quella della scuola più “comoda”: le presidi utilizzano metodi come i bacini di utenza (vecchi e inadatti alla Novate odierna, oltre che inutilizzati dal 1998) per avere più punteggio nelle graduatorie. Di qui le liste di attesa. Se poi risiedi in una parte di Novate invece che un’altra è la fine. Ai genitori si chiede di non fare iscrizioni in più scuole, ma non si garantisce il posto nel pubblico. E se si finisce in lista d’attesa, pazienza: ci sono le scuole private (già complete e con scadenza di iscrizioni anticipate rispetto alla scuola pubblica).
Questa spinta verso le scuole paritarie deve rimanere una libera scelta, non “obbligata” dalla situazione: oltre alla condivisione del piano educativo, non dimentichiamo che sono a pagamento. Ha un bel dire il Comune che ci sono comunque posti sufficienti per tutti: privati e pubblici non sono la stessa cosa. Non tutte le famiglie possono permetterselo. È ora di guardarsi negli occhi e lasciare perdere le “opere visibili” per quelle che fanno veramente migliore la qualità di vita delle famiglie novatesi. Chissà se per l’anno prossimo gli assessori e il sindaco per primo consentiranno a tutte le famiglie novatesi di avere gli stessi diritti (non decisi da un sorteggio), di modo che non ci siano famiglie che pagano di tasca propria quello che ad altre è garantito.
Mamma di Chiara esclusa dalla scuola pubblica
Barbara De Toffoli
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Sono una mamma che lavora. Mia figlia frequenta il secondo anno di asilo nido con sua e mia grande soddisfazione... Lo scorso mese, in occasione dell’attesa delle graduatorie per la sua iscrizione alla scuola dell’infanzia, mi sono ritrovata ad affrontare una situazione che credevo fosse possibile (e non per questo giustificabile) solo per l’iscrizione al nido, vista la nota carenza di posti disponibili.
Ho vissuto veri giorni di panico nell’incertezza più assoluta dato che, come già il Comune e la Scuola sapevano (grazie alle proiezioni dell’anagrafe comunale), non ci sarebbero stati posti sufficienti. E se mia figlia non fosse rientrata nelle graduatorie, come avrei fatto??!! Non avrei comunque potuto rivolgermi ad un asilo privato perché le iscrizioni erano già state chiuse ancora prima che aprissero quelle del pubblico. E, in tutta ingenuità, vista la carenza di informazioni, non ho pensato, come molti hanno fatto, ad una doppia iscrizione. Alla pubblicazione delle graduatorie ho gioito di sollievo: mia figlia è stata ammessa. Sinceramente mi sento quasi in colpa perché la modalità di “mors tua vita mea” non mi è congeniale. Può ritenersi un servizio pubblico soddisfacente quello che permette che non ci sia continuità assicurata tra l’asilo nido e la scuola dell’infanzia? Che permette che sia a rischio la possibilità, per bimbi che hanno già frequentato il nido, di dover rimanere a casa dai 3 ai 5 anni? Non credo che l’atteggiamento della Scuola e del Comune, che non si sono assunti pienamente le loro responsabilità in merito, né sia stato dignitoso né abbia risolto il problema. Inoltre, visto che il trend di nascite è in crescita, il problema si ripresenterà ancora e, se non dovesse essere trovata una soluzione definitiva, ogni anno si ripercorrerebbe questo increscioso calvario che penalizzerebbe sempre più famiglie. Spero che l’esigenza dei più piccoli tra i cittadini novatesi non sia considerata in modo proporzionale alla loro età!
Federica De Amici
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Residenti a Novate, lavoratori a tempo pieno, due bimbe meravigliose, la prima cucciola di due anni e la seconda di sei mesi. Eppure siamo stati esclusi dalla graduatoria per l’inserimento nella scuola materna. C’è una lista di attesa, certo, ma noi non possiamo attendere, perché per organizzare il rientro al lavoro dopo la mia recente maternità abbiamo bisogno di garanzie. Fortunatamente ho dato credito alle voci che circolavano fra le mamme circa la carenza di posti ed ho iscritto la nostra bimbetta presso una scuola privata, che ritengo ottima, ma che avevo scelto senza pensare ai costi aggiuntivi ed al dispendio di tempo che avrebbe comportato dover correre da una struttura all’altra (nido e asilo) per “depositare” le frugolette. Ed allora, l’ultimo giorno utile, ho presentato l’iscrizione alla Scuola Materna Comunale. Confesso che mai e poi mai avrei pensato che non ce l’avremmo fatta.
Credevo in Novate. Di questo paese (pardon, città!) mi sono innamorata sette anni fa. Ero convinta che avesse sposato una politica favorevole alla famiglia, ma ho dovuto ricredermi: Novate non ama la famiglia, Novate non pensa ai bambini. Esistono diverse iniziative ricreative, ma è l’assenza dei servizi fondamentali che colpisce, quei servizi che dovrebbero coprirti le spalle e consentirti di vivere e lavorare serenamente.
Due anni fa siamo stati esclusi anche dal Nido Comunale a causa di un eccezionale numero di richieste (dell’incremento della natalità degli ultimi anni si è molto parlato). Ma non era prevedibile il conseguente soprannumero di richieste per la scuola materna? Perché non è stato fatto nulla? È, almeno, auspicabile che si pensi per tempo ad un adeguamento delle classi per la scuola dell’obbligo?
Novate conta sulle scuole private per sopperire alle proprie carenze strutturali, e questo è un fatto. Gli Istituti parificati presenti sul territorio offrono alte garanzie di qualità, ma a fronte del pagamento di una retta (seppur ridotta e contenuta anche dal contributo comunale) contro il semplice buono pasto della Scuola Materna Comunale, ed anche questo è un fatto. Come è un fatto che qualcuno, necessariamente, resterà fuori del tutto dalla scuola materna, parificata o comunale che sia.
Ringrazio con tutto il cuore l’Istituto che ha accolto la mia piccola, ma penso a coloro che non hanno avuto la mia stessa fortuna e chiedo a Novate: provvediamo?
Lettera Firmata
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Ma tutte le scuole materne saranno così???
Una mattina del mese di dicembre ho accompagnato, come sempre, mia figlia al pre-scuola della Scuola Materna Giovanni XXIII. Ma qualcosa non era “come sempre”: nel salone ci aspettava una “presenza” inconsueta: un grande telo bianco copriva qualcosa... ma nessuno sapeva cosa fosse... sembrava di essere alla presentazione della nuova Ferrari di F1... sembrava un’astronave atterrata nella notte. Mah! Sr Ornella temeva ci fosse lo zampino dello Scoiattolo Tonino (personaggio che accompagna i nostri bambini in questo anno scolastico). Vedevo negli occhi di mia figlia un misto di timore e curiosità, ma ecco arrivare Davide, l’amico di una vita (3 anni su 4 possono considerarsi tali), che la prende per mano rassicurandola e insieme ai compagni iniziano ad analizzare l’entità misteriosa. Io e la mamma di Davide, li abbiamo lasciati così quella mattina, ed uscendo, entusiaste per quest’altra nuova esperienza che avrebbero affrontato quel giorno i nostri figli, ci siamo chieste: ”ma tutte le scuole materne saranno così?”. Questo è uno dei tanti episodi piacevoli che i nostri bambini vivono pressoché quotidianamente alla scuola materna. Perché raccontarlo? Perché ultimamente si sentono e si leggono troppe cose brutte sulle scuole e certe volte fa piacere anche tirare un sospiro di sollievo: raccontiamo gli episodi costruttivi che succedono nelle nostre scuole. Perché fa piacere ad esempio sapere che nelle scuole elementari ci sono maestre che per far mangiare la frutta ai nostri bambini gli fanno persino la spremuta d’arance, sbucciano loro la mela, ecc. ecc. Raccontiamo queste cose, cosicché i bambini un po’ più grandi possano dire: ”che bello leggere il giornale, non ci sono solo notizie brutte!”.
A proposito, volevate sapere cosa c’era sotto il telo bianco... magari ve lo racconto la prossima volta insieme a qualche altra testimonianza!
Firmato: una mamma
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“Il bilancio è il documento politico più importante, quello che caratterizza una Amministrazione Comunale”, questa l’affermazione, condivisibile, del nostro Sindaco nell’editoriale di i.m. n° 1 gennaio 2007. E continua, poi, chiedendo (a chi?) quali sono i criteri, le priorità, [...], i principi che devono guidare chi amministra [...] per far fronte, alla fine, ai servizi richiesti dai cittadini. Non è mio desiderio conoscere chi deve rispondere al Sindaco, mentre lo è quello di poter disporre in questo periodico di un dettagliato bilancio di previsione, chiaro e leggibile da tutti, comprendente le motivazioni e le scelte politiche fatte per destinare i “soldi”, le risorse del Comune ai specifici capitoli di spesa, risorse che penso di poter dire comunque prodotte dai cittadini tutti. Ecco questa è per me “l’opera visibile” più importante. Mentre, paradossalmente, un’opera visibile quali i lavori di manutenzione del “l’importantissimo sottopasso pedonale [...] che collega le due zone divise dalla ferrovia”, iniziati il 10/09/2006 senza alcuna visibile indicazione di durata, di costo, di disagio, di polvere negli occhi e respirata (ancora oggi), di rumore, ecc. per non entrare poi nel merito dei gusti architettonici man mano i lavori si rendevano visibili: dall’architettura cimiteriale (pietra grigia, lumini e parapetti), poi piastrelle multicolore (il tempo era quello del carnevale e Arlecchino qui si è ritrovato), e non è ancora finito: Chissà come sono state qui coniugate le priorità, i criteri e i principi evocati dal Sindaco? Cosa diversa per le visibili opere di via Buozzi, dove un proprio cartello forniva tutte le notizie relative all’opera, che è costata circa 150.000 euro. Ora sono nella memoria di tutti i disagi patiti, i paletti neri a bande rosse e bianche durati pochi giorni, e non sono certo novità quelle portate a giustificazione della maggior durata/costo dei lavori: gli interventi per i servizi interrati, fognatura, acquedotto, ecc. che esistevano anche prima e dovevano essere noti e previsti dalla gara di appalto. E questo fa sorgere altri dubbi! Confido in una futura corretta e completa informazione da parte dei nostri Amministratori, e cordialmente saluto
Angelo Bernardo Maccalli
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Scrivo oggi in relazione all’intervento del gent.mo Sig. Chiovenda sul numero di Gennaio c.a. per esternare il punto di vista di un residente della P.zza Martiri circa i problemi (certi) della piazza e le loro cause (presunte). In primo luogo premetto il mio pieno assenso laddove si puntualizza la situazione problematica della zona Via Portone-P.zza Martiri-Via Bertola. Tuttavia divergo circa le supposte cause di tale circostanza. Viene indicata, sicuramente come situazione aggravante e peraltro non unica, lo riconosco, la presenza di un’autofficina (sappia il lettore che il proprietario è mio stretto parente). La suddetta azienda viene indicata come “presenza aggravante” e non unica, con ragionamento molto corretto, purtuttavia restando l’unica problematica concreta indicata dal Sig. Chiovenda, quasi ne fosse la causa più rilevante. Aggiungo subitamente che qualunque altro cittadino residente nella zona potrà confermare le mie parole, nonché qualunque altro soggetto che transiti con una qualche abitualità per la piazza. Tutti sapranno che l’officina suddetta è dotata di uno spazio anteriore e ad uso esclusivo della stessa nella quale vengono allocati i veicoli in attesa di riparazione. E già questo dovrebbe sfatare la presunzione di problematica. A questo si aggiunga che l’officina già da tempo, in risposta alle richieste di mercato, tratta un numero esiguo di autoveicoli pesanti prediligendo di gran lunga le automobili. E anche questo sarà palese a chiunque operi nella zona se vi presterà attenzione. Qui finiscono i dati oggettivi. Verissimo come dice il Sig. Chiovenda che la situazione della circolazione è resa critica dagli autoveicoli pesanti: i camion dei fornitori dei molti negozi presenti in Via Repubblica, Pzza Martiri e Via Bertola. Ora, da residente quale sono, il mio accesso alla piazza è più che di frequente ostacolato e impedito da questi mezzi pesanti (altro che officina!), e avrei tutti i diritti di esserne scocciato: così non è, in quanto comprendo e tollero le esigenze commerciali di questi onesti lavoratori, verso i quali non si può pretendere che parcheggino a 400mt dal destinatario delle merci e attraversino il centro del paese con le casse in spalla. Il problema vero, Sig. Chiovenda, sono le automobili dei privati, privati irrispettosi di qualunque regola e per nulla timorosi di un’autorità quantomeno latitante. Privati che sostano in tripla fila per fare compere, per fare la spesa. Privati che sono, in orari di punta-aperitivo, per la maggior parte avventori del locale pub i quali emergono dallo stesso solo per contestare eventuali e rarissime multe dei Vigili Urbani. Concludendo, gent.mo Sig. Chiovenda, le pongo un consiglio e una preghiera. Il consiglio è di analizzare le problematiche sul campo e non a colpi di supposizioni (alias: venga un paio di volte dove io abito). La preghiera è, nella sua veste di assessore alla Polizia Locale, renda la stessa più operosa nei confronti dei cittadini, più efficace nel pattugliare un punto che si sa essere critico e non che intervenga solo quando la terza telefonata di un onesto cittadino, che non riesce ad uscire dal proprio domicilio per la macchina di una mamma andata a fare la spesa, li infastidisce. Cordialmente
Matteo Iacuone
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Ho letto con maggiore interesse del solito l’editoriale del Sindaco pubblicato sul numero 1/2007. Che dei 41 Km di strade comunali ne siano stati rifatti alcuni è vero. Peccato però che ci si sia dimenticati di rinnovare il manto di strade di grande frequentazione come ad esempio la via XXV Aprile, la via F. Petrarca, la via Dante ed altre. Parte della via B. Latini, recentemente rifatta, è già vistosamente ammalorata sia sul pavé che sull’asfalto in prossimità della fermata dell’autobus 82. Non parliamo dei marciapiedi di B. Latini, Petrarca e XXV Aprile talmente sconnessi che obbligano i pedoni a scendere sulla strada... Il Sindaco ci dice poi che è pronto il piano per la realizzazione di parcheggi sotterranei che libereranno le strade. E quelli comunali già costruiti “a scomputo oneri” sulle aree Ex Sfeat, Repubblica 80 e Roma 2 perché non vengono aperti al pubblico? Alcuni sono ormai pronti da anni. Le tecnologie per disciplinarne l’accesso ci sono e quindi cosa ne proibisce l’utilizzo? Quali saranno i nuovi parcheggi sotterranei costruiti sempre a” scomputo oneri”? Quelli che costruirà Casa Nostra sull’area ex Patti che ad andar bene saranno pronti tra 24 mesi?
Nel frattempo andiamo a pietire (vedi stampa locale del 9-3) una decina di posti sulle aree gazebo di Via Matteotti e Via Repubblica autorizzati pochi mesi fa quando i problemi di parcheggio in centro con l’avvio del cantiere di Casa Nostra sull’area ex Morandi erano più che noti?
G. De Micheli
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Corpo e confini. Invito al disegno. Alla riflessione sul corpo
L’1/12 presso il Circolo Sempre Avanti si è svolto un meeting artistico organizzato da Leo Oliveto con l’esibizione gratuita del gruppo musicale Ensemble Tabar. Verso le 21,30 il pubblico, in parte attratto da un annuncio su Repubblica, ha avuto accesso al padiglione dove posavano alcune modelle. A un certo punto in una dimensione onirica, al limite tra realtà e fantasia, sono partiti i ritmi struggenti, creando un suggestivo sottofondo, mentre alcuni partecipanti tra il pubblico disegnavano le ragazze cogli strumenti offerti dall’organizzazione, gessi e fogli. A chi come la sottoscritta si limitava ad osservare la scena balzava agli occhi il singolare contrasto tra l’immobilità quasi perfetta delle modelle (straordinaria Lidia con le sue posture simili allo yoga) e la “verve” delle musiche folkloristiche che invitavano irresistibilmente alle danze. Una parte dei presenti, irretita dalle musiche tzigane, si è lanciata sulla pista volteggiando in coppia o in gruppo al magico suono delle cornamuse, della fisarmonica e del clarinetto. Gli Ensemble Tabar ci hanno regalato anche alcune canzoni di loro creazione trasportandoci in un mondo suggestivo e fiabesco. La fusione tra la musica, allegra e malinconica insieme, e la rappresentazione grafica dei corpi quasi immobili ha creato, nonostante l’immediata sensazione di contrasto tra movimento e stasi, un’atmosfera singolare e affascinante, carica di emozioni “bohémiennes”. Alla fine della performance rimaneva la consapevolezza che corpo e anima, oggetto privilegiato dei dipinti dei pittori professionisti che ornavano le pareti, sono inscindibili, e la stessa “fisicità”, vero leit motiv della serata, appariva per così dire sublimata e spiritualizzata.
Rita Blasioli
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Osservazioni sullo spettacolo teatrale “Anne in the sky”
Scuola Media Statale
“Gianni Rodari” - III D
Mi chiamo Giulia Favalli, sono una ragazza della terza D della scuola media G. Rodari di Novate Milanese e con la mia classe ho assistito al vostro spettacolo. Successivamente ne abbiamo discusso in classe e, su invito della nostra professoressa di lettere, io e la mia compagna Sidorella Gila abbiamo scritto questo tema. Alcuni ragazzi israeliani hanno deciso di fare un anno di volontariato prima di arruolarsi nell’esercito per la leva obbligatoria. Essi hanno, inoltre, deciso di recitare per il teatro delle verità che gira il mondo per portare messaggi di speranza, uguaglianza e pace, narrando attraverso gesti, passi di danza, musica e mimica, il linguaggio universale che raggiunge i cuori di tutti, la storia di Anna Frank.
Lo spettacolo è stato ideato da Angelica Calò Livné e da Roberto Malini con la passione di chi crede in un mondo nuovo. Il titolo Anne in the sky si riferisce sia alla libertà del fumo nero, ciò che rimane di milioni di persone morte nei forni crematori, che si riversa in cielo, sia alla speranza che Anne nutriva guardando lo stesso cielo e credendo che nell’intimità di ogni uomo vi fosse un briciolo di bontà. La speranza è infatti il sentimento principale che lo spettacolo ci vuole infondere, invitandoci a credere e a impegnarci affinché il nostro cielo non venga più oscurato dalle nuvole nere dell’odio e dell’intolleranza. Un cielo azzurro dalle nuvole rosa è infatti lo scenario di chiusura dello spettacolo.
Le opinioni di Giulia
Secondo me, Anne in the sky è stato uno spettacolo molto bello e toccante. Trovo che la musica abbia contribuito in modo determinante a infondere nei cuori degli spettatori le impressioni e i sentimenti che ogni scena dello spettacolo voleva trasmettere. Nel vedere quei ragazzi che recitavano, mi sono sentita molto vicina a loro, che hanno vissuto e stanno vivendo la guerra e che, come me, vogliono che questa finisca, che nessun paese combatta più contro altri, rovinando la vita di molti innocenti. Guardando lo spettacolo mi sono sentita unita a tutti i bambini e i ragazzi del mondo che, nonostante le differenze di usanze, lingua e costumi, sono ragazzi come me, che provano gli stessi sentimenti e desiderano le stesse cose. È bello pensare che sotto il cielo azzurro tutti gli uomini e le donne, i ragazzi e gli anziani, di ogni luogo del mondo siano uniti, vicini. Per questi motivi ho trovato molto bello lo spettacolo che diffonde questi magnifici valori e che consiglierei a chiunque di vedere.
Le opinioni di Sidorella
A me lo spettacolo è piaciuto tantissimo perché lo spettacolo era stato ideato per un’opera buona: infondere la speranza in ognuno di noi... Io ammiro molto gli attori di questo spettacolo perché nonostante sei mesi hanno visto aerei passare sulle loro teste e buttare giù vere e proprie bombe hanno avuto la forza di rivivere quei momenti e questa cosa l’hanno fatta per noi. Perché noi ragazzi d’oggi siamo il futuro, e dobbiamo far sì che il cielo sereno che piaceva ad Anne non si oscuri mai più con quelle brutte nuvole nere.
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Aeroporto a Novate
Finalmente le piste di atterraggio e decollo cominciano a mostrare le proprie luci azzurre, il sottopasso “a quadretti” sta per essere completato.
Un’altra opera che dà lustro all’amministrazione, iniziata il primo giorno di scuola (11 settembre 2006) con grande disagio di alunni e genitori non preavvisati della temporanea chiusura; quindi tempi biblici per la realizzazione, e effetto “arlecchino” finale.
Costo del biglietto “low cost” solo 220.000 euro, tasse aeroportuali escluse; per avere a disposizione un percorso più disagevole soprattutto per gli anziani a causa del porfido non liscio usato per la pavimentazione. Con poche migliaia di euro si sarebbe data vera “dignità” al sottopasso, senza ostentazione, potendo nel contempo destinare fondi alle attività sociali.
Una forte risorsa che, unita a circa 370.000 euro impegnati per l’acquisto di negozi sfitti in uno stabile nei pressi della stazione da destinare al trasferimento dello sportello “Informa giovani”, sembra veramente un ulteriore spreco per le magre casse comunali, considerando gli spazi di proprietà comunale che attualmente risultano vuoti e non utilizzati. In questo modo non ci sono fondi da destinare ai servizi sociali in particolar modo sul versante dell’infanzia e degli asili nido.
A proposito di altre piste è necessario un plauso per la ciclabile fantasma, vantata dall’assessore sullo scorso numero di Informazioni municipali, di cui si è realizzato “un tratto piuttosto lungo” in zona nord ovest nei pressi del cantiere del futuro albergo; l’ho cercata in bicicletta e a piedi e non ne ho trovato traccia.
Speriamo che le opere “visibili” non siano sempre la priorità di questa amministrazione ma si passi a pensare alle vere esigenze dei novatesi che vedono spendere i propri soldi senza poterne trarre beneficio.
Roberto Bergamini
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Gentili Signori,
facciamo riferimento all’articolo in oggetto apparso sul numero 1 del 2007 delle “Informazioni municipali”.
Premettiamo che siamo elettori DS e che non ci sentiamo rappresentati da chi scrive tali articoli.
L’articolo in questione firmato DS di Novate è pieno di riferimenti poco obiettivi e fuori luogo.
Il primo appunto riguarda la frase.... “Perché mai un giovane graffittaro, ad esempio, dovrebbe rispettare i muri novatesi di fronte ad una amministrazione.................”
Il nostro commento è: come è possibile che per parlare male della attuale amministrazione si arrivi quasi a giustificare i graffittari che rappresentano una totale mancanza di educazione e di idee?
Abbiamo l’impressione che la mancanza di idee caratterizzi anche la mente di chi ha scritto l’articolo.
Il secondo appunto riguarda il giudizio sul senso estetico della attuale giunta.
Il commento è: ma come si fa a criticare il senso estetico degli altri quando la giunta di sinistra nei suoi 50 anni di gestione ha partorito “capolavori” come il Municipio.
La giunta di sinistra ha sempre puntato su cose più pratiche come il cooperativismo, l’attenzione agli anziani etc... e questo è sicuramente un merito. Perciò invitiamo a parlare di questi argomenti e a lasciar perdere i commenti sul senso estetico.
La giunta di sinistra ha fatto l’errore di non recepire le nuove esigenze della cittadinanza e da questo articolo capiamo che si persevera.
Il gretto individualismo menzionato nell’articolo è proprio la causa di quei comportamenti passivi che consentono ai graffittari di imbrattare senza senso i muri, le vetrine e i sottopassi della nostra città.
Quando si fa riferimento ai valori collettivi, a legami e responsabilità comuni, alla pubblica utilità, si toccano i punti giusti per parlare della involuzione della nostra società.
Allora invitiamo chi dovrebbe rappresentarci ad essere obiettivi su questi argomenti e a tornare a fare vera politica, cioè ad interpretare e gestire in modo costruttivo l’evoluzione e le esigenze della nostra società.
Distinti saluti.
Maurizio Cerrato e Mara Galimberti Inizio pagina
Non ti scordar di me
È la luce che esalta, in trasparenza,
il piacere del corpo di donna ancora
adolescente dalla pelle rosea,
acerbamente sensuale, e di donne
in piena fioritura, dalle forme complete,
che profumano del fascino
accattivante della voluttà.
Delicati raggi di luce, quali piccoli baci
Sul corpo nudo di un’amante,
sfiorano i petali delle rose,
siano essi boccioli appena fioriti
oppure corolle, stimolandone
i sensi perché la complicità è totale.
Allora il volto e il corpo della donna
si illuminano di tutta la sua bellezza interiore
splendendo d’amore.
Giuseppe
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Risurrezione
Si destò la notte
al tocco d’Aurora,
in cielo pallore di stelle,
un velo di rosa
sulle antiche tue mura,
Gerusalemme.
Stormirono desti gli ulivi;
un agnello piccino
cercava la soffice madre.
Gli uomini erano nel sonno.
Invano il silenzio
lievitò il suono
di passi veloci
e tonfi di cuori smarriti,
invano di sasso in sasso
scagliò palpiti
di stupore e di passione.
Erano nel sonno
e non udirono le donne
tornare dal sepolcro
stringendo gli aromi inusati
perché TU non c’eri.
Ci avevi lasciati così
ai nostri poveri sogni,
tranquilli e immemori,
perché basta un’alba
ed un tenero cielo
alla nostra illusoria innocenza.
Così ci sorprese
la tua salvezza,
senza turbarci la notte,
senza svegliarci
perché avesti pena
della nostra stanchezza.
Silvana Botta
Inizio pagina Verso le Amministrative 2009
Il marciapiede è semplice manufatto di uso comune. Nell’immaginario collettivo spesso prende forme diverse. Gli uomini vedono ciò che hanno nel cuore. Il marciapiede che ho in testa io, non è di destra e non è di sinistra, ma luogo che tutti vorremo pulito, sano e solido. Un manufatto a cui vorremmo affidare le nostre spesso stanche gambe senza la paura che ci tradisca con buche nascoste o cordoli malfermi perché sappiamo che le cadute fanno male. Il marciapiede che vorremmo noi, è un marciapiede pulito e onesto in cui, gambe di destra e gambe di sinistra sanno di potersi affidare con fiducia. Parliamoci chiaro: nella gestione del nostro comune alla fine, che lavori bene la destra o lavori bene la sinistra a noi, semplici cittadini poco importa. Purtroppo la realtà dei fatti, lontani dalle urne, è ben altra, milioni di promesse e poi.... Inutile che qui noi perdiamo tempo: tutti noi cittadini novatesi abbiamo sicuramente un esempio di malcostume o un abuso da portare all’attenzione se ci fosse qualcuno disposto ad ascoltare. Tutti noi siamo in grado di portare un esempio in cui, essere di sinistra o di destra ha contato qualcosa... o non ha contato niente. E se non ti schieri, vali meno di niente. Il marciapiede: nome provvisorio e provocatorio di un nuovo soggetto che nasce. Ne riparleremo più avanti ma se tu, indipendentemente dalla tua fede politica, hai l’intelligenza, la competenza e la voglia di dare ad altri cittadini come te pulizia, onestà chiarezza e non sopporti il populismo e l’ipocrisia, puoi chiamare a questo numero: 393.933.7667 davanti ad un aperitivo analcolico ci confronteremo ed eventualmente progetteremo.
Andrea Filippo Di Pasquale
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Abitiamo in via Bollate da quattro anni.
Tre anni fa tutti gli abitanti della via sono stati invitati dall’amministrazione comunale ad una serata tenutasi nel mese di febbraio presso la sala consigliare, per illustrare la nuova progettazione di questa via allo scopo di risolvere i grossi problemi evidenziati dagli abitanti stessi (traffico, inquinamento acustico, parcheggi, viabilità alternativa). È stato presentato uno studio interessantissimo con tanto di disegni, foto, progetti e proposte, con la promessa che i lavori nella via sarebbero iniziati nella primavera dell’anno successivo (2004), dopo aver completato i lavori in via Buozzi che aveva problematiche ancora maggiori rispetto a quelle di via Bollate.
Siamo arrivati al 2007 e la via Bollate è ancora tale e quale, anzi la situazione è decisamente peggiorata. A seguito di petizioni e richieste verbali più o meno cortesi, qualche tempo fa erano stati installati lungo la via tre dossi 3m per il rallentamento del traffico, che, se non rappresentavano una soluzione definitiva quantomeno servivano a far rallentare gli autisti e i centauri più spericolati che approfittavano del rettilineo per sfrecciare a tutta velocità fino alla rotonda che si trova all’altezza del civico 75. Da un paio di settimane i dossi sono stati tolti.
Alla nostra richiesta di spiegazione ci è stato risposto che, essendo la via Bollate una via ad alto scorrimento ed essendo una via diretta verso l’ospedale di Bollate, i dossi erano stati rimossi perché le ambulanze dirette verso l’ospedale avrebbero dovuto rallentare in prossimità di detti dossi.
Ci piacerebbe sapere, però, perché subito dopo la rotonda di via Bollate, al di là del cartello che delimita il confine del comune di Novate Milanese, è stato costruito in muratura un cosiddetto “dissuasore di velocità”.
Per entrare nella città di Bollate e dirigersi verso l’ospedale, le ambulanze che arrivano dalla via Bollate seguono qualche altro percorso? Oppure ci sono direttive diverse da città a città che regolano il traffico oppure, ancora, le ambulanze arrivate al di là del cartello che delimita il confine di Novate volano?
Desideriamo segnalare - per l’ennesima volta - che la via Bollate è una delle vie più pericolose del nostro comune, che è quella più malridotta, che è un pessimo biglietto da visita per il nostro comune per coloro che passano abitualmente da questa via e fanno commenti veramente poco lusingheri nei confronti della nostra amministrazione comunale. È una via che non ha alcun accesso per i disabili, i marciapiedi sono in condizioni disastrose e pericolosissimi perché completamente dissestati quando addirittura inesistenti.... e vogliamo fermarci qui.
Vorremmo invitare il gentilissimo assessore ai lavori pubblici ed anche il signor sindaco a venire a prendersi un caffè da noi in una serata d’estate perché possano assistere di persona ad uno dei tanti spettacoli estivi serali proposti gratuitamente da vari centauri e automobilisti che utilizzano il lungo rettilineo per corse e manifestazioni di rally non proprio autorizzate.
La sicurezza nostra e dei nostri figli non è assolutamente garantita! Noi ci sentiamo abbattuti, avviliti e arrabbiati per l’assoluta indifferenza manifestata dall’amministrazione comunale nei nostri confronti.
Per quanto tempo ancora ci dovremo sentire dimenticati?
Grazie per l’attenzione che vorrete riservare alla nostra - ormai - ennesima segnalazione.
Daniela e Marco Elli
due abitanti di via Bollate
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Le mamme del 2000
Noi mamme del 2000 siam truccate, ben pettinate
profumate e impellicciate, ma tanto stressate!
Non laviamo più i panni al torrente, ma schiacciamo
i tasti della lavatrice freneticamente!
Non seminiamo più nei campi il grano
Ma dietro a una scrivania lavoriamo!
Non aiutiamo più i nostri uomini a lavorar la
Terra, ma preghiamo sempre di non vederli
Mai in guerra
Una cosa però è rimasta uguale, l’amore di
Mamma, si sa, non può cambiare!
Renata Giandrini
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2066
Dovremmo chiedere a
Luna e Sole
di darci
un nuovo cielo
e nuove stelle
fango d’inverno e
polvere d’estate
e
una bella fontana in piazza,
qualche piccolo animale
nel “bosco di città”
e una Corte contadina
com’era una volta
e strade con strisce per biciclette
e trasporti pubblici che ci colleghino davvero
ai paesi intorno
e che avvicinino anche la notte
Novate al cuore della
grande città
e qualcuno che lavori per tutto questo.
Inizio pagina Buongiorno,
mi chiamo Sandra Ticozzi e conduco due nidi familiari a Novate Milanese. I nidi sono già aperti da 4 anni, la struttura è appena stata rinnovata.
Facciamo parte di “Happy-child” una realtà che lavora da anni con passione e competenza nel campo dell’educazione innovativa per la prima infanzia, dell’uso del bilinguismo fin dal nido, ecc. Mi sono già rivolta più volte al Comune, sia nella persona del Sindaco che dell’Assessore, nel corso di questi anni.
Ho sempre pensato che lavorando in un paese ed offrendo un servizio come quello di un nido, fosse importante ed anche bello intessere dei rapporti di cooperazione. In fondo il nostro lavoro, se ben fatto, è anche contributo sociale. Leggo sempre la stampa locale ed ancora nell’ultimo numero di “informazioni municipali” si legge che le liste d’attesa dei nidi comunali conteggiano ben 116 bambini che chiedono di poter usufruire di questo servizio.
I nidi privati sono semi-vuoti a causa delle rette inevitabilmente alte. Le uniche a “cavarsela” sono le piccole strutture mai dichiarate, che non sentendosi soggette ad alcun vincolo possono tenere i prezzi bassi. Ora io mi chiedo come mai il Comune non pensi a delle convenzioni con le strutture private esistenti, abbassando così il numero di bambini in lista d’attesa, eliminando la domanda e quindi l’offerta di queste strutture ufficialmente “non esistenti”, il tutto ad un basso costo... Sperando sempre di poter stabilire un rapporto di cooperazione resto in attesa di una Vs. cortese risposta. Grazie per l’attenzione.
Sandra Ticozzi
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La civiltà dell’amore
Se nel mondo ci fosse la legge dell’amore, non ci sarebbe bisogno di tante leggi, che non accontentano quasi mai. Amore è sinonimo di giustizia. La ricetta educativa, formativa ricevuta dalla mia famiglia è stata: amore, tanto amore. Siamo tutti desiderosi di amare e di essere amati. Perché non attivarci a stabilire la civiltà dell’amore? Perché non contrastare la civiltà dell’odio, del disprezzo, della trasgressione, della calunnia? Ne usciremmo tutti più felici. Null’altro se non la qualità dell’amore. Abbandoniamoci all’amore. Quello che veramente amiamo è la nostra eredità.
Quante volte vediamo per televisione o viviamo personalmente momenti di forti tensioni sociali! Non scoraggiamoci, ma dialoghiamo, ascoltiamoci, oggi che la nostra “civiltà avanzata” ci fa “andare di corsa” senza curarci dei nostri bisogni spirituali. Perché siamo sempre più spesso insoddisfatti di quello che facciamo e di quei beni materiali che possediamo e che pure sono necessari? La gioia è stata definita il sorriso dell’anima. Certamente il piacere non può convivere con il dolore, ma la gioia sì. Ci sono persone seriamente ammalate con il sorriso sul volto e gli occhi luminosi; se ne incontrano in ospedale o nelle case di riposo.
Se riuscissimo a sperare contro ogni speranza, a respirare a pieni polmoni, avremo la gioia di vivere la vita. Perché tanti giovani non fanno volontariato per aiutare i più deboli ed emarginati: anziani, ammalati, disabili non autosufficienti? Coltiviamo la gioia, che qualcuno ha definito un guizzo, che fa sentire l’altro come prossimo e spinge al soccorso.
Amiamoci a cominciare dalla famiglia. Facciamo della nostra vita un gioiello sfavillante, che riesca a illuminare le future generazioni per scoprire e realizzare le loro vocazioni, spesso intrappolate dalla vita moderna. Buon lavoro a tutti.
nonna Caterina
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Inquinamento elettromagnetico
Sono più frequenti le preoccupazioni dei cittadini sui possibili effetti per la propria salute di alcune tecnologie innovative che hanno cambiato in pochi anni la nostra vita. A questo enorme sviluppo tecnologico non si accompagna un’adeguata conoscenza scientifico culturale. Fra i tanti argomenti che provocano inquietudine e dibattiti accesi (anche a Novate) un posto di rilievo ha assunto il tema dell’inquinamento elettromagnetico, legato alla diffusione della telefonia cellulare mobile.
L’uso del cellulare è dilagato in tutto il mondo, accomuna tutti, dal nord al sud, uomini - donne - bambini - adulti - anziani - ricchi e poveri.
Fino a 15 anni fa, era considerata fantascienza.
Sui treni, quasi nessuno più legge i giornali, “tutti digitano”. Intanto a Novate i ripetitori spuntano come funghi, esempio via Bollate, con l’unico scopo di fare cassa. L’amministrazione sostiene che non c’è prova certa che l’uso dei cellulari possa arrecare danno alla salute. Pare invece che chi abita nelle zone di impianti di telefonia mobile, soffre di mal di testa, nervosismo, insonnia, attacchi di panico. Alcuni studi sostengono che l’inquinamento elettromagnetico è causa di sterilità, aborti, impotenza, leucemia, tumori ecc.
Le normative sono permissive, a causa dei pesanti condizionamenti del business.
Semplificando al massimo, riassumo lo stato delle conoscenze in questi termini: da qualche anno è nota la pericolosità dei campi elettromagnetici a bassa frequenza (50-60 hz) e alta intensità. In particolare si è registrato un notevole aumento dei casi di leucemia nei bambini e di leucemia linfatica negli adulti residenti in prossimità delle antenne.
L’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (AIRC) ha inserito i CEM a bassa frequenza nel gruppo 2B, ovvero tra gli agenti cancerogeni.
Nel 2003, ricercatori dell’università di Tel-Aviv, dimostrano che irradiando cellule linfatiche umane con un campo elettromagnetico assimilabile a quelli della telefonia mobile si determina l’insorgenza di numerose cellule di sbilanciamento del corredo cromosomico.
Nel 2004 i ricercatori del Karolinska Istitut di Stoccolma, dimostrano che un’esposizione modesta per almeno 10 anni alle radiazioni da cellulari, quadruplica il rischio d’insorgenza di neurinomi del nervo acustico.
Altri ricercatori dell’università di Seattle, dimostrano come l’esposizione di alcune cavie per circa 24 ore a campi magnetici di 10 microTesla, provochi, nelle loro cellule cerebrali, rotture del DNA, aumento dell’apoptosi (morte cellulare programmata). Dati di grande rilievo di una ricerca finanziata dall’Ue: lo studio REFLEX, tra il 1° febbraio 2000 e il maggio 2004, dimostrano come i CEM a bassa frequenza abbiano effetti genotossici su colture di fibroplasti umani. L’elenco dei ricercatori potrebbe continuare.
Ambiente
Per quando riguarda l’impatto ambientale, va ricordato che l’usa e getta dei cellulari produce una categoria di rifiuti di difficile smaltimento. Tra i materiali necessari per produrre i cellulari c’è il Coltan (sabbia nera radioattiva) ricca di uranio, che tra l’altro è dannoso alla salute. Anche le piccole batterie rappresentano un problema.
Adesso per motivi di spazio, dico soltanto che la legge quadro riconosce il principio precauzionale (consigliato e sostenuto dal mondo scientifico) e promuove le azioni di risanamento per minimizzare l’esposizione della popolazione, individuando le competenze degli enti locali (che però a mio parere sono conniventi, complici, chiudono gli occhi con motivazioni pretestuose). Penso di concludere il mio articolo con una proposta al Sindaco: Piantare nel territorio di Novate Alberiiiiiiiiiiiiiiiiii..... non Antenne!
Il cittadino
Luigi Gusmano
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A proposito di Benefica
Un socio della Coop. “La Benefica”, signor Raffaele Marrazzo firma una lettera pubblicata sul numero di gennaio di “Informazioni Municipali”, contenente una serie di considerazioni sull’esito dell’assemblea dei Soci della citata cooperativa, tenuta il 2 dicembre 2006, con all’ordine del giorno la presentazione di indirizzi per il Bilancio Previsionale 2006.
Non è facile, in poche righe e senza alimentare ormai sterili polemiche, rispondere puntualmente alle confuse e deformate argomentazioni lì contenute, avendo anche presente con il rispetto dovuto alla istituzione, che l’autore di questa lettera riveste un ruolo pubblico. Riteniamo, tuttavia, necessario fare solo alcune precisazioni a beneficio di una corretta informazione all’opinione pubblica.
A parte una critica sempre legittima, sulla non ancora sufficiente documentazione preventiva messa a disposizione dei soci (si può fare sempre di meglio), sfidiamo chiunque, senza opinioni preconcette a definire incomprensibile la presentazione della materia all’ordine del giorno.
Una illustrazione che, proprio al contrario di quanto affermato, è stata un salto di qualità, per l’impegno ad offrire anche a non addetti ai lavori, informazioni chiare ed esaustive sia per la tecnologia usata - informatica e slides - da tempo adottata dalla nostra cooperativa in queste occasioni sia dal CdA, anche con il contributo di un professionista di riconosciuta fama comunicativa che ha illustrato lo stato economico sia consuntivo che previsionale della Benefica, elencando i problemi esistenti e proponendo possibili strade per la loro soluzione.
Correttezza vorrebbe che se quanto esposto non è condiviso, si debbano presentare controproposte e soluzioni alternative in quadro di compatibilità. Si delinea poi un ruolo dei “soliti partiti” con una caricatura ed indicandoli come il male che sta distruggendo “La Benefica”. Noi pensiamo che se non si è capaci di argomentare soluzioni di merito sulla gestione amministrativa, produttiva e sociale della Benefica non resta che utilizzare argomenti stantii e falsi per gettare discredito e destabilizzarla. “La Benefica” cooperativa a proprietà indivisa, cioè patrimonio collettivo di tutti i soci, assegnatari e non, è frutto del Movimento Operaio e dei suoi partiti di sinistra per dare una risposta ad un bisogno di un bene sociale come la casa.
Tutte le amministrazioni comunali hanno beneficiato della presenza della “Benefica” per evitare tensioni abitative presenti invece in altri comuni limitrofi.
Il compito della politica della sinistra è ricercare nuove leggi e strumenti economici ed amministrativi con finanziamenti adeguati a permettere alla cooperazione e quindi anche alla Benefica di continuare nella sua missione, anche interrogandosi per non ripetere errori che possono essere stati fatti nel passato, ad esempio innovando la partecipazione democratica dei soci e trasformando metodi organizzativi per adeguarli ai tempi che cambiano. Infine, chi non fosse stato presente a questa assemblea, penserebbe, dalla descrizione fatta dal sig. Marrazzo, (“...soci intimiditi con parolacce ecc...”.) ad un clima incivile ed arrogante.
La realtà è un’altra.
Sarebbe ipocrita sostenere che in assemblee non si verifichino intemperanze, che sono comunque da condannare, chiunque ne sia responsabile, ma è totalmente falso sostenere o subdolamente far pensare che la maggioranza dell’assemblea, con il CdA in testa, non sappiano rispettare ed anche tutelare se serve, chi rappresenta opinioni e posizioni diverse.
Anche noi pensiamo che la nostra cooperativa debba ulteriormente migliorare le sue modalità di gestione sia sul piano aziendale che nel rapporto con i suoi soci.
Innovazione complessa, sicuramente ardua di fronte ad un “invecchiamento fisiologico” di una istituzione a fronte dei cambiamenti avvenuti nella società e di conseguenza anche nel corpo sociale come il nostro. Il CdA eletto quasi un anno fa, che non è “immune da errori” e che va criticato se sbaglia, sta percorrendo questa strada con fatti concreti, anche se come si dice “nel CdA non sono tutti soci assegnatari”.
Per noi vale il principio che tutti sono soci allo stesso modo come è riconosciuto dallo statuto e dalle leggi.
La critica ed il “controllo sociale” da parte dei soci nei confronti dei propri rappresentanti sono più che salutari se partono dalla consapevolezza dei vincoli ai quali è sottoposta una sana conduzione d’impresa e dalla intelligenza politica necessaria per riformare con successo una istituzione.
Requisiti dei quali non vi è traccia nella lettera del sig. Marrazzo.
I soci della Cooperativa “La Benefica”:
Enrico Bruschi
Ernesto Giammello
Antonio Turri
Sergio Turri
Beppe Valentini
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