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Ci scrivono

Cimitero parco
Vergognatevi!
Chiude la "stanza degli orsetti", che peccato!
Lettera firmata
Grazie!
Giulio il coniglio cambia arredamento
La scuola, i fiori, i bambini
Giornata della Memoria
Ore serene
E' la fine della storia
"Broom, Brush, Crash"
Mi piacerebbe...
Ricordo di Padre Ambrogio Fumagalli
"Chi era Gino?"
Agli amici Brontoloni
Auguri!!!
Un grazie ai servizi sociali
Anniversario
La morte di Eduardo
I super ritardi della superstrada Rho-Monza
Quando la Rho-Monza ancora non c'era
Classe 1934
Cari concittadini
Giancarlo Baldorini

Cimitero parco: lo stato di
abbandono di un progetto dimenticato

Ognuno di noi corre veloce nella propria vita e molto spesso non si sofferma a guardare o ad ascoltare ciò che accade intorno. Molte volte mi è capitato di leggere su questo giornale lettere di cittadini che si lamentavano dello stato di abbandono che contraddistingue il nuovo cimitero parco. Purtroppo recentemente mi sono trovata a frequentare questo luogo e ho constatato con amarezza quanto le parole dei lettori fossero reali e piene di verità. Entrare nei cimiteri è sempre stato molto difficile perché è un luogo dove si “tocca” la morte che spaventa tutti noi, ma soprattutto rende reale il vuoto che lasciano le persone che ci hanno lasciato. Mi sono sempre chiesta; perché non rendere il tempo che decidiamo di trascorrere con i nostri cari più piacevole e più armonioso? Perché non creare dei luoghi, dove poter andare a trovare un proprio caro, dove non spiri solo la brezza fredda della morte ma anche il vento caldo della vita? Per questa idea ho sostenuto fortemente la realizzazione di un cimitero parco, perché un parco verde, grandi alberi, piacevoli tappeti d’erba creano un luogo, dove poter chiacchierare con coloro che non ci sono più, molto più caldo e più vivo di un cimitero freddo e asettico fatto solo di marmi e grandi monumenti. Purtroppo questo progetto sembra essere stato abbandonato, il cimitero parco riesce ad avere una sua dignità solo grazie ai parenti di coloro che vi dimorano. Il parco non ha grandi piante ma solo piccole siepi secche e spoglie. Il parco non ha distese d’erba ma solo rovi e sterpaglie. Il parco non ha panchine ma solo graffiti sui muri. Mi domando cosa abbia portato a questo totale abbandono del progetto, negligenza? disinteresse? Mancanza di fondi?
Di un grande progetto innovativo che voleva rendere più vitale e armoniosa, l’ultima dimora di tutti noi, rimane solo un cimitero abbandonato e fatiscente.
Catia Scatena

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Vergognatevi!
Mio padre Signor Ferla Luciano, mi diceva che chi non ha rispetto per i morti non è degno di chiamarsi uomo. Questi tre episodi che ho constatato personalmente, sono una mancanza di rispetto per i nostri morti:
1. un manifesto listato a lutto, ma che non era l’avviso di una morte è stato incollato su un avviso di una persona che era morta davvero.
2. Il recinto del nostro cimitero è cosparso di graffiti e parolacce che ovviamente non rispettano il luogo dove sono sepolti i nostri morti.
3. Per la terza volta, a mio padre defunto, sono stati rovinati, strappati e rubati i fiori dalla tomba e da quanto ho sentito non è l’unico caso.
A questi soggetti (mi rifiuto di chiamarli persone) che agiscono come ho descritto io dico VERGOGNATEVI!!!!!!!!
La figlia del Sig. Ferla

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Chiude la “stanza degli orsetti”,
che peccato!

Siamo gli “orsetti del 2005”, che frequentano l’asilo nido Maria Immacolata. Le nostre mamme e i nostri papà ci hanno detto che l’anno prossimo la “stanza degli orsetti” non ci sarà più. Noi per questo siamo molto tristi, perché i nostri fratellini e tanti bimbi più piccolini di noi non potranno conoscere le nostre maestre Lella e Marina e imparare tutto quello che abbiamo imparato noi quest’anno. Loro sono state bravissime con noi e con i nostri genitori, soprattutto i primi giorni di asilo quando facevamo un po’ di capricci perché mamma e papà ci lasciavano lì e andavano al lavoro. Abbiamo fatto tante cose belle insieme: abbiamo cantato e ballato, disegnato e pitturato, impastato e incollato... soprattutto abbiamo imparato a stare insieme agli altri bambini senza sentire la mancanza di mamma e papà. Che belle poi le feste per il Natale e il Carnevale e le feste per i Nonni, il Papà e la Mamma!
Lella e Marina ci hanno insegnato una canzone che dice “arrabbiati con il bruco” perché fa i dispetti ai bambini... beh, adesso noi siamo un po’ arrabbiati con i grandi e con quelle persone che hanno deciso di chiudere la “stanza degli orsetti”: Abbiamo chiesto il perché alle nostre mamme e ai nostri papà, ma neanche loro hanno capito bene i motivi. Siamo tristi anche perché le nostre maestre dopo dieci anni passati con tanti “orsetti” come noi l’anno prossimo non sanno più dove poter insegnare.
Abbiamo allora chiesto ai nostri genitori che cosa potevamo fare e loro ci hanno detto di provare a scrivere una letterina, come quelle che si scrivono a Gesù Bambino o a Babbo Natale, per chiedere “ai grandi” di cambiare idea o di trovare una nuova soluzione che faccia contenti le nostre bravissime maestre e tanti altri bambini! Così anche noi “orsetti del 2005” saremo felici!
Lettera firmata

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Lettera firmata
Se l’Assessore del Comune che segue i lavori per la messa in posa dei lampioni dell’illumazione pubblica volesse percorrere a piedi - magari spingendo una carrozzina con un bebè all’interno - il marciapiedi di via Cascina del Sole, sul quale sono posti i suddetti lampioni, si renderebbe conto del perchè di questo invito. Speriamo che trovi una soluzione migliore rispetto a quella attuale.

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Grazie!

Solo due righe per ringraziare N.O.F. di Galli Paolo per la professionalità, la cortesia e sensibilità dimostrata in un momento per me tanto difficile. Grazie!
Villa

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Giulio il coniglio cambia
arredamento

Non basta solo entrare alla scuola materna “Giovanni XXIII” di Novate Milanese, bisogna percorrere un lungo corridoio, passare davanti ad alcune sezioni, attraversare la sala da pranzo e poi... ecco ci siamo, la famosa aula dei bassotti! Chi sono? Sono i bambini del nido e ad accoglierli al mattino ti aspetti di trovare “Giulio il coniglio” piuttosto che il “topo Tommaso”, o l’“oca Caterina”, è un posto talmente speciale che ogni personaggio, ogni racconto, sembra reale.
Qualche giorno fa entrando in classe io e la mia bambina siamo rimaste a bocca aperta, tutto l’arredamento era cambiato, abbiamo pensato subito che Giulio il coniglio si fosse rifatto la casa sostituendo i vecchi scaffali con dei mobili nuovi. I colori e la forma colpiscono subito, è un treno, non ci siamo sbagliate, un trenino portatutto, colorato e carico di sorprese; i bambini un po’ spaesati per la sorpresa vengono subito coinvolti ad aiutare il famoso Giulio a riordinare tutto. Come mi piacerebbe tornare a casa e trovare Winnie the Pooh che ha rifatto il bagno ad esempio!
Lì nel magico mondo dei bassotti è tutto reale, tutto speciale perché sono proprio loro le educatrici qualcosa di diverso.
Valeria, Claudia e Antonella, sono le prime a crederci ad insegnarci nel modo più semplice valori così importanti che ci serviranno per tutta la vita.
È la seconda esperienza che faccio in questa scuola materna, entrambi i bambini hanno avuto la fortuna di incominciare come bassotti; è un anno talmente bello, pieno di cambiamenti, di emozioni, di sorprese, attraverso di loro riscopri anche tu le cose più semplici, spontanee, normali e qualche volta si ha l’impressione che il tempo rallenti, si fermi e... credo sia questo il segreto della giovinezza, dell’allegria e del piacere di queste insegnanti, vivere ogni giorno nella dimensione di un bambino con la curiosità di un mondo tutto da scoprire!
Una mamma dei bassotti

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La scuola, i fiori, i bambini
I miei alunni sono chini sul foglio, alle prese con il compasso per il disegno geometrico. Sono proprio bravi, attenti nel loro lavoro, precisi nell’eseguirlo, soddisfatti dei risultati. Lo sguardo va oltre il vetro della finestra, oltrepassa la misera siepe: ancora i giardinieri al lavoro in quello che una volta era il parco dei loro giochi, delle corse all’uscita di scuola. Sì, perché sono sei lunghi mesi che questo è loro precluso, da quando a settembre, senza alcun avviso, venne cintato e vi iniziarono lavori che sembrano eterni.
“Ragazzi, presto, consegnate: tra poco suonerà la campana.” Sono rispettosi dei tempi assegnati questi scalpitanti scolari. Anche il tempo per la ristrutturazione del parco è scaduto: termine dei lavori 24 dicembre 2007, la campana è suonata tre mesi fa.
Esco da scuola. Si intravedono, oltre la staccionata, piccoli spazi erbosi, aiuole future. Un recinto intorno ai vecchi giochi come una riserva indiana.
Larghi vialetti. Non più gli alberi amati. Numerosi arbusti, cespugli spinosi.
Attenti! Non calpestate i fiori!
Potranno i nostri bambini ancora rincorrersi sul prato? Giocare in libertà al termine della giornata scolastica?
Sono loro i nostri fiori più belli.
Linda Bernardi

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Giornata della Memoria
Vorrei esprimere tutta la mia indignazione per la provocatoria superficialità dimostrata dall’Amministrazione comunale nel consentire che lo svolgimento della sagra di Novate avvenisse in concomitanza con la Giornata della memoria. Nel giorno in cui in tutta Italia si ricordano milioni di vittime innocenti, i ragazzi di Novate passeggiavano fra bancarelle e volteggiavano su tappeti elastici. Credo che questo sia profondamente offensivo e diseducativo.
Paola Olivotto

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Ore serene
Com’è bella la vita
quando il cuore diventa leggero,
un fiocco di nuvola
che gioca col vento...
Ogni gesto riacquista sapore,
rinascono dolci speranze,
tutto rivive
riprende a parlare.
Si accendon le cose
di tanti colori,
mille forme han gli steli,
gli alberi, i fiori.
L’aria profuma di festa
E il tempo è moneta d’oro,
seme prezioso
di frutto generoso.
Torna a stupire il giorno,
l’alba, il tramonto;
(ancora fioriscon le stelle?),
pensoso ancora ci incanta
il notturno mistero...
Giorni azzurri come laghi
Specchianti vaghissimi cieli!
Ore, ore serene,
arcobaleni di pace
nell’inquieto viaggio della vita.
Silvana Botta

P.S.: Nella precedente poesia “Ricordo giorni antichi” leggasi “una ruga sul volto biondo del grano..” anziché “una riga”.
Silvana Botta

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È la fine della storia
E non lo sai. Lui è li, in piedi
davanti a te e tu non
gli perdoni di schermare la luce.
Non è lui che vedi, ma il giorno.
In cui lui impedisce di entrare
ci interroghiamo sulla
formula magica dell’amicizia
su come nasce il sorriso.
Ma come finisce invece?
Qual è il momento
in cui si spegne,
per sempre il sorriso?

Zanotti Giuseppe

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“Broom, Brush, Crash”: cabaret
con gli “Incredibili
Jashgawronsky Brothers”

Il 23/2 al Testori (gremito) c’è stato uno spettacolo gratuito. Il titolo onomatopeico (“scopa, spazzola, incidente”) suggerisce il “tema”: con catini, scope, tavolette da wc, attaccapanni, secchi, imbuti, innaffiatoi 3 stralunati showmen hanno intrattenuto e coinvolto in modo esilarante il pubblico, al primo impatto un po’ spiazzato ma poi sempre più partecipe ed entusiasta. I 3 “virtuosi” armeni esprimendosi in un facile inglese sfoggiavano un talento poliedrico: musica con strumenti reali o improvvisati, canzoni in inglese (ma c’è stato anche un “Tu vo’ fa’ l’americano” in perfetto napoletano!) buffe gags, trasformismo: una comicità scoppiettante, surreale e “demenziale”, originalissima e irresistibile, al limite tra teatro pantomima e circo. L’incredibile effetto del fantasmagorico mix di musica e humour spiega il successo dei 3 straordinari artisti che si sono esibiti in Italia, Francia, Germania, Svizzera,Olanda e Giappone e in vari show TV in Europa. Nulla che a che vedere per fortuna con certi comici propinatici dalla TV (compresi alcuni di “Zelig”) a volte più ridicoli che comici!
Rita Blasioli

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Mi piacerebbe....

Mi piacerebbe che un mio sogno diventasse finalmente una realtà: la fine dell’accanimento politico (marcatamente partitico, di ogni schieramento organizzato o di singoli cittadini) contro le Persone (magari anche antipatiche) che hanno ricevuto, tramite libere elezioni, la delega a gestire la “res publica”. La fine cioè di una volgare e grossolana consuetudine di attaccare il soggetto e non l’oggetto di un’azione. Il recupero del senso che deve guidare il giusto dissenso contro le idee, le proposte e le realizzazioni, socialmente concrete, poste in essere dai Pubblici Amministratori o anche solo “in gestazione”. Questa abitudine ormai consolidata di offesa personale, fine a sé stessa, lascia dei dubbi sulla maturità degli offensori che non distinguono più uno stadio di calcio dalla realtà della vita. La violenza anche solo verbale ad personam (sia a livello nazionale che locale) diventa ancora più stridente ed assurda quando si esplica in un contesto piccolo quale può essere un paese come Novate, dove tutti si conoscono e probabilmente, a livello personale, si rispettano.
Io sono convinto che la mancanza di rispetto per la PERSONA, certamente forma di violenza, sia l’antitesi della Pace tanto manifestata pubblicamente nei cortei ma forse poco presente nel cuore e nell’intelligenza delle singole persone.
Sono però altrettanto convinto che troppe volte i significati (e rispettivi valori) di alcuni termini quale servizio, potere, democrazia, vengono dimenticati. I risultati negativi sono sotto gli occhi di tutti! Ove, ad esempio il “servizio” diventa “potere” il rischio di confusione operativa e di demagogia diventa quasi una certezza.
Siamo prossimi al fatidico election day. C’è tutto il tempo per recuperare credibilità. Io sono convinto che il sogno possa diventare realtà, Voi cosa ne dite?
G.B. Calvi

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Ricordo di Padre
Ambrogio Fumagalli

Ci sono persone che sembrano non aver avuto molta importanza nella nostra vita. Quando, poi, la morte li strappa dalla vita, ecco che riaffiorano i ricordi. Ci accorgiamo del debito di riconoscenza che abbiamo nei loro confronti per l’aiuto che abbiamo ricevuto e che ci ha aiutato a crescere.
Una di questa persone è Padre Ambrogio Fumagalli che voglio ricordare nel decimo anniversario della morte. Ricordo il passa parola tra i fratelli quando P. Ambrogio, di tanto in tanto, ritornava a casa per un breve periodo. Io facevo parte della nidiata di nipoti. Ricordo con quanto imbarazzo e timidezza mi presentavo davanti a lui per posare per quel ritratto che ormai era diventato un dono da elargire ad ogni nipote. Mi ritraeva e nel contempo coglieva l’occasione per invitarmi a vincere la mia timidezza e ad avere più fiducia in me stesso. Il dono della pittura al servizio della famiglia! La domenica celebrava la S. Messa in parrocchia. Rimanevo incantato dal suo modo di predicare a braccio, semplicemente, come sa fare chi conosce in profondità tutte le sfumature dell’animo umano. L’uomo, il suo più grande centro di interesse, Dio, colui che gli consente di conoscerlo anche nelle sue più profonde forme di peccato; la pittura, tramite che gli consente di unire, attraverso il simbolismo, Dio all’uomo grazie alla morte e alla risurrezione di Gesù Cristo e all’opera dello Spirito Santo. Quando l’esercito italiano ci dava la paga di ben 1680 lire, il nostro cuore si stringeva visto che quei soldi bastavano appena per qualche pacchetto di sigarette. Un giorno ricevetti una bella busta rigida, l’aprii e ci trovai due stupendi biglietti da 10.000 lire, un biglietto con parole d’incoraggiamento e la firma di P. Ambrogio. Che stupenda cena, quella sera! Il giorno che la banca mi richiese quattro lettere referenziali per chiudere la pratica di assunzione, mi rivolsi anche allo zio. Quando giunse la lettera da Roma, non potei che ritrovare il mio ritratto fatto per iscritto anziché disegnato, pregi e difetti, ma con un occhio di riguardo per le potenzialità ancora inespresse. Fui assunto ma pensarono bene di mettermi nei sotterranei a stagionare come il buon vino. Altri momenti, altri incontri e l’ultimo saluto il giorno prima di quell’ 8 maggio 1998. Arrivederci p. Ambrogio, anch’io come tanti oggi ti ricordo, soprattutto per quel che hai saputo dipingere nel cuore di chi ti ha conosciuto.
Ciao, tuo nipote Sergio nonché Corti.

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“Chi era Gino?”
Sto parafrasando il titolo di un articoletto scritto, tempo fa, su Informazioni Municipali da una giovanissima autrice. Nel testo, la bimba descriveva l’attività di volontariato svolta da Gino nell’aiutare quotidianamente diversi bambini come lei ad attraversare la strada per raggiungere la scuola e al ritorno, verso casa. Gino svolgeva ormai da anni il suo compito, sempre allegro e con un sorriso per tutti: non si può pensare alla via Baranzate, nel traffico intenso del mattino e del pomeriggio nelle ore di entrata e uscita da scuola, senza vedere Gino, sull’angolo che incrocia la via Resistenza. Eppure adesso lui lì non c’è più e sicuramente la sua presenza manca a molti di noi.
Proprio in quell’angolo alcune mamme di bimbi che abitualmente attraversano quella strada, dopo la sua scomparsa gli hanno lasciato una testimonianza di affetto: un mazzo di fiori e un bellissimo saluto e ringraziamento per tutto quanto da lui fatto in questi anni.
Io vorrei semplicemente ricordarlo e ringraziarlo pubblicamente per tutto quello che è stato e che ha rappresentato per noi familiari nel corso della sua vita; spesso, quando una persona viene a mancare, sembra che di lei si ricordino solo i pregi. Beh, Gino aveva sicuramente i suoi difetti, ma era un uomo buono e modesto, sempre disponibile nei momenti del bisogno, pronto a dare il suo contributo. Personalmente, sento che da lui dovrei imparare ad affrontare tante situazioni difficili della vita con più coraggio e serenità, e soprattutto con minore ansia, quella che Gino non sembrava vivere mai, nemmeno nelle fasi più critiche, quasi neppure negli ultimi momenti della sua vita. In un mondo sempre più nevrotico, dove tutti sono impegnati nella corsa al consumismo, alla moda e dove non si trova mai un momento da dedicare agli altri, Gino costituisce sicuramente un esempio di tranquillità, modestia e altruismo a cui tutti dovremmo guardare. La sua capacità di adattarsi alle avversità della vita senza autocommiserazione o lamento, unita ad un sano e semplice “carpe diem” mi fanno pensare che in fondo lui sia riuscito comunque ad assaporare la vita con quella serenità e quel gusto ambiti da ciascuno di noi.
Lo saluto con tanto affetto e con un fortissimo abbraccio a cui, insieme ai suoi familiari e amici, sono sicura si uniranno tutti quei bimbi che con lui attraversavano la strada....
Una nipote di Gino

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Agli amici Brontoloni
Dobbiamo forse rassegnarci? Sarà davvero l’inverno del nostro scontento? Non siamo più in grado di aggrapparci alle doti nascoste? Dobbiamo per forza “sbattere” in prima pagina solo il nostro “malcontento”, la nostra “ malinconia”? Io non la penso così.
Sapete quanto è bello qualche volta dire “GRAZIE”! Ma.... di cosa direte voi? Anche del solo poco di buono che si riesce a fare o riescono a fare i nostri Amministratori.
Io a Novate ci vivo e mi trovo bene, ne sono felice e con quanti parlo, non sono da meno. A leggere di certi pessimisti su questo giornale, sembra di vivere in un paese “in stallo”, ove il problema non è soltanto di essere “poveri” o meno... ma in un paese dove ci si deve lamentare di tutto.
Tutti però in famiglia abbiamo una o due auto, tutti o quasi abbiamo la prima e la seconda casa, si fanno ferie, settimane bianche e viaggi......per i “telefonini” siamo primi nel mondo, per computer...quasi!
Per taluni, sembra quasi di godere, nell’evidenziare solo quello che va male, come se tutti fossimo incapaci di vedere. Perciò....piantiamola di piangerci addosso. La democrazia (per chi ci crede) è un’arena ove si scontrano tesi contrapposte, NON un “mugugno” a senso unico.
A coloro che continuamente si lamentano, visto che posseggono la “bacchetta magica” per risolvere ogni problema, e credono di sapere tutto .....SUGGERISCO: perché non vi mettete in prima persona? Mettetevi in gioco! Inseritevi nelle strutture sociali preposte... nelle amministrazioni locali che criticate!!! Facendolo, vi rendereste conto quanto è difficile “modellare” la burocrazia per ottenere un minimo risultato. Tocchereste con mano che “la bacchetta magica” non è solo spuntata....ma manca di umiltà nell’accettare quanto si impegnano gli “ALTRI” nel solo tentativo di far andare “benino” o meglio le cose. Nella misura in cui avrò fatto “ribollire” il sangue nelle vene di qualcuno, saprò di aver fatto centro. La mia intenzione non è quella di farmi nemici...(quando gli amici rimarcano qualche mia lacuna, rispondo con un grazie, perché mi rammentano che si può pensarla diversamente). Ho sempre dato credito ad una mia “massima”: non aspettarti niente in tutto quanto ritieni sia difficile, conquista qualche cosa e goditi il risultato.
Grazie per l’ascolto, con serenità e Amicizia.
Italo D’Alesio

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Auguri!!!
Zulian Elisabetta con le figlie e nipoti ringraziano il Sindaco Silva, il Presidente Formigoni e l’Arcivescovo Tettamanzi dei loro auguri per il centesimo compleanno.


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Un grazie ai servizi sociali
Colgo l’occasione per ringraziare le signore Agata, Tina, Lina, Rossana dei servizi sociali di Novate Milanese e le infermiere di Garbagnate Antonia ed Elisabetta, per l’assistenza, la professionalità, l’armonia che hanno saputo dare con la loro presenza quotidiana a Grandi Aimelo, costretto a letto per diversi mesi e recentemente mancato. Ringrazio anche l’Amministrazione Comunale per questo servizio che offre ai suoi cittadini.
La nipote Antenisca Giubertoni

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Anniversario
Il 9 aprile sarà un anno che Alfredo Croce ci ha lasciato. Siamo rimasti in pochi amici e compagni, ma sempre ricordiamo l’amico Alfredo che con instancabile dedizione, tecnica, spirito organizzativo ed intelligenza ha saputo tenere uniti per 60 anni i coscritti della classe 1921 e gli altri amici che si sono ritrovati nel nostro affiatato gruppo. Con nostalgia ricordiamo le annuali riunioni allietate dall’allegra compagnia e con rimpianto ricordiamo tutti i compagni che ci hanno lasciato. Con tanto affetto sarai sempre nei nostri cuori. Ciao Alfredo.
La classe 1921 e gli amici del gruppo

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La morte di Eduardo
Se n’è andato in silenzio
l’uomo, l’attore, il poeta,
il grande Eduardo.
Si direbbe in punta di piedi
lui, così timido
dal viso scarno, a volte ironico.
Ma grande, grande
dentro i suoi personaggi
da “Natale in casa Cupiello”
a “Filumena Marturano”,
da “Napoli milionaria”
a “Uomo e galantuomo”.
Tutto il mondo lo ha conosciuto,
in tutte le lingue
ha saputo parlare,
ha fatto ridere e piangere
piccoli e grandi.
Ora è lì al Senato
nella fredda bara,
lunghe file di gente
l’estremo omaggio.
Il presidente commosso,
passa una mano sulla
gelida fronte.
Dalla sua Napoli
i ragazzi del Filangeri,
a cui voleva bene,
gli portano fiori:
il triste addio ad un amico
sincero.
Riposa al Verano,
vicino ai suoi cari,
a Titina, alla figlia, alla moglie.
Addio Eduardo,
sarai sempre con noi:
il tuo nome,
il tuo teatro vivranno.
Addio!

Achille Giandrini
(Novembre 1984)

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I super ritardi della
superstrada Rho-Monza

Notizie di stampa annunciano importanti novità circa la Rho-Monza. Con un investimento di circa 250 milioni di euro, la superstrada assumerà il ruolo di tangenziale nord di Milano, con caratteristiche autostradali ma senza pedaggio. La Provincia ha previsto il rifacimento dell’attuale svincolo sulla Milano-Meda, e vicino a noi, dopo il ponte sulla Ferrovia Nord, la superstrada abbandonerà l’attuale percorso attraverso Baranzate, per deviare e passare tra Baranzate e Bollate. Sono previsti nuovi svincoli per superare la Varesina e l’Autostrada dei Laghi per arrivare presso la nuova Fiera di Rho-Pero.
La tormentata storia della Rho-Monza incomincia in un lontano giorno poco prima della guerra, quando un contadino novatese vede delle persone che facevano misurazioni sul suo terreno in fondo a via Cascina del Sole. Alle sue domande essi risposero: “qui passerà una strada”. Solo alla fine degli anni ’50 quel contadino avrà la conferma che la strada che dovrà passare è la Rho-Monza.
L’arteria in progetto tra Novate e Bollate era attesa perché poteva tener lontano molto traffico dai centri abitati. I ritardi incominciarono subito per le difficoltà di concordare il tortuoso tracciato con i vari Comuni. Essa giunse sul nostro territorio dopo gli anni ’80 ma arrivata al confine tra Novate e Baranzate è costretta ad arrestarsi. Sul suo percorso era stata costruita una bella villa, naturalmente abusiva. In attesa della sua demolizione si accumularono altri ritardi. Il suo percorso successivo prendeva l’attraversamento a raso di Baranzate che in quegli anni era in una fase di forte sviluppo.
Un Amministratore bollatese propose alla Provincia una deviazione per far passare la strada tra Baranzate e Bollate. La Provincia insistette nel suo tracciato d’anteguerra e decise l’attraversamento dell’abitato in trincea così come è oggi. L’impetuoso aumento del traffico infine impose il raddoppio delle careggiate su tutto il percorso, ma ciò non era possibile in Baranzate a causa del forte sviluppo edilizio e la deviazione diventa inevitabile. Dobbiamo amaramente concludere che dopo molti, troppi ritardi la Provincia non è riuscita a giungere al traguardo di Rho che dista da Monza neanche 20 chilometri in linea d’aria. Ci auguriamo che almeno l’ultimo sprint per arrivare alla Fiera di Rho-Pero avvenga in tempo per l’Expo del 2015!
Aleardo Faroldi
Gianluigi Zucca


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Quando la Rho-Monza
ancora non c’era

Mi ricordo i campi con profumo di viole che coloravano i campi al confine tra Novate e Bollate. Poi è arrivata la Rho-Monza: una strada importante ma con dietro una forza invisibile. Il traffico all’inizio esiguo è aumentato sempre di più fino a raggiungere il culmine con l’insediamento del nuovo Polo Fieristico di Rho-Pero. Sono sotto gli occhi, il naso e le orecchie di tutti le interminabili file di macchine e camion che non si dissolvono prima di mezzogiorno per poi ricomparire, con maggiore intensità, poche ore dopo. Il poco estetico “caseggiato” a ridosso del confine di Bollate ha tolto quel poco di verde e di vista rimasti. La vicina Quarto Oggiaro, la confinante Baranzate e la stessa Bollate, con le loro politiche rivolte quasi esclusivamente alla crescita edilizia ci hanno coinvolto peggiorando il territorio e la nostra qualità della vita. Con ammirazione mi pongo nei confronti di quei sindaci e di quelle Amministrazioni Comunali Novatesi che in un periodo di forti pressioni e speculazioni edilizie hanno saputo dire “no” ad una crescita “selvaggia”. La maggior percentuale di verde procapite che vanta Novate rispetto ai Comuni della periferia di Milano è stata con onestà e altruismo “costruita” da quelle amministrazioni comunali che a partire dagli anni ‘60 hanno voluto e saputo difenderla. Credo che il progresso debba portare ad una maggiore libertà: libertà di vivere, di respirare un’aria sana, non pericolosa per la salute, una libertà fatta di parchi dove poter passeggiare in tranquillità. Molte città Europee sono riuscite a conciliare progresso, innovazione, ricerca e attenzione, molta attenzione alla qualità della vita dei cittadini. Il costante aumento del traffico a Novate e nei territori limitrofi non credo vada in questa direzione. Eppure gli alberi assorbono CO2 dall’ambiente e la trasformano in zucchero, eliminando ossigeno che riversano nell’aria: filtri naturali da piantare in ogni angolo di territorio a disposizione. Il nuovo Polo Sanitario o Cittadinella della Salute rappresenta una opportunità per ricerca, innovazione, occupazione. Ma non tutti i territori sono in grado di accogliere un tale progetto. Zone a traffico già congestionato come la periferia nord-ovest di Milano mal si prestano a questo scopo. L’aumento dell’inquinamento e il traffico locale potrebbero diventare incontrollabili. Non riempiamoci di nuove strade e nuovi snodi autostradali: le nuove strade si riempiono presto di traffico. NON SVENDIAMO QUEL POCO DI TERRITORIO RIMASTO!
Elisa Zini

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Classe 1934: le giornate da non dimenticare!
Anche nel 2007 si sono svolte in allegria le nostre tradizionali gite di primavera e di Natale con lo scambio degli auguri. In primavera abbiamo visitato l’abbazia di Piona e a dicembre l’abbazia di Morimondo. Al termine di ogni visita guidata il tradizionale pranzo con musica e tanta tanta allegria. Si ringraziano tutti i coscritti per la sempre numerosa e gioiosa partecipazione e auguriamo a tutti di poterci incontrare per molti, molti anni ancora!!!
Il comitato organizzatore

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Cari Concittadini,
Nel n° 1/gennaio 2008 di questo periodico il nostro Sindaco ci presenta la Relazione di Bilancio 2008, e nelle prime righe ci informa della [...] riduzione di un punto dell’addizionale IRPEF: i Novatesi pagheranno meno tasse per 279.656,00 Euro, soldi che le famiglie potranno spendere per le loro esigenze [...]. Bene, ma in termini pratici cosa significa? Da un semplice calcolo (279.656 € / 20.000 Novatesi ) ogni cittadino potrà godere di una riduzione per questa tassa di circa 14 € l’anno. E ancora, quali possono essere “le esigenze delle famiglie” che possono essere soddisfatte: 1 caffè al bar, o 1 quotidiano il mese? Certamente altre ne possono seguire e lascio a voi la facoltà di comunicarle al nostro Sindaco. Provocato dall’attenzione dei nostri amministratori pubblici alle nostre esigenze di famiglia, sono andato a rivedere la quota da me versata alle casse comunali quale Addizionale Comunale all’IRPEF negli anni:
• 2007 (aliquota applicata dal nostro Comune 0,575%) € 252,58
• 2006 (aliquota applicata dal nostro Comune 0,4%)€ 166,41
per una differenza a favore del nostro Comune di € 86,17
Una semplice considerazione: fermo tutto ci vorranno circa 6 anni per ricuperare quello che ho versato in più nel 2007 alle casse comunali. Si potrebbe anche dire che è comunque un risultato positivo se non avessi ricevuto pochi giorni fa dall’INPS il modello che riporta gli importi di pensione, trattenute eccetera per il 2008, e con mia sorpresa vi trovo, quale nota aggiuntiva, che dal mese di marzo 2008 la mia pensione sarà ridotta di ulteriori € 8,41 il mese per Addizionale Comunale all’IRPEF! Cosa pensare ora? Vi confermo che l’INPS ha applicato quanto comunicatomi, e anche se può esserci il dubbio che stia commettendo un errore, gli euro li ha trattenuti. Oppure l’errore c’è, ma lo dobbiamo ricercare tra quanto scrivono e poi fanno i nostri amministratori?
Penso sempre che come cittadini meritiamo di più dai nostri amministratori tutti a partire da una corretta e chiara informazione.
Cordialmente,
Angelo Bernardo Maccalli

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GIANCARLO BOLDORINI
(1922 - 2002)

Un servo inutile
“Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare” (Luca 17, 10)
Lo spirito evangelico del “servo inutile” ossia di chi, dopo aver fatto tutto ciò che la sua fede gli ha consigliato, sa di aver fatto proprio tutto senza doversene vantare, è lo spirito che fondamentalmente ha guidato la vita di papà e, proprio per questo motivo, trovo difficoltà a celebrare le sue doti e il suo operato. D’altra parte in un mondo così sfacciatamente manovrato dalla forza dell’immagine, dove prima di “essere” più importante è “apparire”, è necessario dare a tutti, specialmente ai giovani, delle vere testimonianze di persone (e, grazie a Dio, non poche) che hanno consumato la propria vita al servizio degli altri. Essere al servizio (...servo inutile) della gente: ecco la vera definizione di “politica” che sempre ha accompagnato papà negli innumerevoli anni di dedizione alla “cosa pubblica”. Essere al servizio, per quanto si possa dare, con la propria intelligenza, con le proprie capacità e con una grande dose di “buonsenso”, in umiltà, senza dover aspettare riconoscenze o contropartite.
Solo con questo spirito è possibile vivere un impegno politico totale per tanti anni (sempre in minoranza politica) sapendo che il tempo sempre più prezioso dedicato a questo impegno, deve essere frutto di vera e totale dedizione agli altri: prezioso perché è tempo comunque sottratto agli altri impegni quotidiani quale lavoro e, principalmente, la famiglia di ben sette persone. Papà Giancarlo considerava l’ascolto quale primo passo di un cammino politico: non era possibile essere al servizio di qualcuno, poterlo aiutare, se prima non si aveva l’umiltà di ascoltarlo. Allora le strategie politiche non potevano più essere delle manovre inventate dalla propria fantasia o, peggio, scopiazzate da altre esperienze “distanti”, ma diventavano la vera risoluzione politica alle esigenze della gente perché partivano dal loro ascolto. Ascoltare con umiltà era per lui un dovere cristiano: ogni uomo è unico ed irripetibile e, in quanto tale, porta in sé una dignità propria che è fonte d’umanità. Avere attenzione verso gli altri, allora, è scoprire quella parte di verità che in loro dimora e che, evidenziata, oltre a divenire ricchezza comune aiuta a valorizzare la propria. Sia il servire che l’ascoltare non poteva prescindere in Giancarlo dall’agire. Spesso gli sentivo dire: “Benissimo, son tutte belle parole, ma ora che facciamo?”. La parola per lui era principalmente un elaborare ed attualizzare progetti concreti: è facile diversamente perdersi in tante inutili parole! Per far questo, però, fondamentale era per papà Giancarlo crearsi una propria competenza ed alimentarla continuamente con studio ed approfondimenti. Solo il politico competente, diceva, era in grado di far politica seria e concreta.
Ricordo con affetto le montagne d’appunti prima, durante e dopo ogni suo incontro politico; ricordo le innumerevoli riviste, libri e dossier utili per il suo studio ed approfondimento dei vari argomenti all’ordine del giorno. Ricordo le nottate trascorse ai consigli comunali che seguivano con altrettante di elaborazione, studio e aggiornamento degli appunti presi, per poi rielaborare ancora concetti, idee e progetti da riportare in consiglio comunale. Uno studio che sembrava non finire mai. Io, suo figlio, l’unico di cinque a seguirne le “tracce politiche” (fortunato ad essere eletto forse anche grazie ad una “eredità elettorale” derivata dal cognome conosciuto) devo dire che il suo esempio oltre che il suo aiuto mi è stato estremamente prezioso nei lunghi anni di politica attiva vissuti con lui e senza di lui. Se oggi porto in me la chiarezza di un’idea politica ben lontana dallo stereotipo attuale legato all’apparenza più che alla consistenza ed alla costanza, è merito dell’esempio che l’uomo e il politico Giancarlo mi ha saputo dare in tanti anni vissuti assieme con la sua testimonianza, e, lasciatemelo dire, col suo amore. Un’eredità che però non sento solo mia, ma che vivo costantemente ogniqualvolta sento parlare di mio papà da chi l’ha conosciuto ed ha avuto l’occasione di lavorare con lui. Tra questi fedeli ammiratori noto con estrema gioia la presenza di storici avversari politici che confermano con il loro affetto, ancora una volta, quanto sia “utile” l’esempio di un “servo inutile”.

Franco Boldorini

L’uomo del dialogo
Giancarlo Boldorini era arrivato a Novate nel 1948 dopo il matrimonio con l’amata sig.ra Mariangela Torriani.
Giancarlo è stato una figura eccezionale in tutti i campi dove ha operato. Nell’ambito amministrativo, religioso, sociale, politico ed in tante altre iniziative novatesi, sempre con la disinteressata generosità di chi vuole solo favorire la crescita della comunità. Aveva un carattere aperto e cordiale con tutti, con anche una vena satirica che in passato lo ha portato ad improvvisare gustose scenette sui palcoscenici oratoriali.
Per quanto riguarda il lavoro, Giancarlo è stato sempre impegnato con un’importante attività amministrativa che spesso lo portava lontano da Novate. Nell’ambito parrocchiale diventò presto una presenza significativa, come influente membro del Consiglio Pastorale e della Commissione Economica. Fu sempre un apprezzato dirigente dell’Azione Cattolica e all’epoca del Concilio Vaticano II, studiò a fondo i suoi enunciati per concretamente attuarli. Per lunghi anni fu consigliere della Scuola Materna Giovanni XXIII di via Bollate curando soprattutto il settore amministrativo. Il più lungo e complesso impegno fu la sua partecipazione alla vita pubblica di Novate. Iscritto alla Democrazia Cristiana dal primo dopoguerra fu anche segretario di sezione nella nostra città. Nel 1994 aderì al Partito Popolare e poi alla Margherita.
Eletto in Consiglio Comunale nel 1956 fu capogruppo della Minoranza D.C. sino al 1981.
Giancarlo in tutti quegli anni si occupò con passione e particolare competenza dei Bilanci Comunali, dell’organizzazione del Comune e del Personale, diventando uno dei pochi esperti in queste materie. Le sue particolari competenze sono state da tutti apprezzate e il suo parere sui problemi più complessi veniva richiesto anche dalla Maggioranza. Dopo la fine del mandato come Consigliere Comunale, Giancarlo continuò a frequentare, come semplice cittadino e per molti anni, le riunione del Consiglio Comunale, stabilendo quasi un record di presenza nel maggior consesso cittadino.
Giancarlo è stato un convinto assertore del metodo del dialogo aperto a tutti e a tutti i livelli della vita sociale. La strada del dialogo – diceva – è forse più lunga, ma aiuta a capirsi meglio.
Giancarlo Boldorini potremmo quindi indicarlo come un valido esempio per i giovani e meno giovani, per come dovrebbero essere i comportamenti nella vita politica e sociale, tesi cioè al servizio del bene comune e quindi nell’interesse di tutti. Purtroppo oggi abbiamo sotto gli occhi esempi in contrasto con questi principi. Noi tutti nel ricordo di Giancarlo dovremmo trarne forza morale per essere vicini al suo esempio di vita.
Giovanni Astesani, Aldo De Ponti, Aleardo Faroldi, Paolo e Benvenuto Gibertini, Lorenzo Guzzelloni, Luigi Lovati, Piero Terragni, Gianluigi Zucca

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