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Editoriale


Da più persone mi è stato chiesto un bilancio, una riflessione, una conclusione sull’esperienza di questi dieci anni da sindaco. Non descrivo quanto realizzato: è davanti gli occhi di tutti; preferisco condividere la mia esperienza come persona, sperando così di dare una traccia, di indicare un percorso e un traguardo, una meta che potrebbe guidare chi s’impegna come amministratore in un Comune.

Ho trovato l’espressione più intensa di quanto ho vissuto nelle parole di poeti e di mistici. Voglio condividere questi messaggi con tutti i novatesi, ma, per ragioni di spazio, riporto di seguito un estratto delle mie riflessioni e rimando alla pubblicazione integrale sul sito internet del comune (www.comune.novate-milanese.mi.it)

Il peso della responsabilità
Quando la notte del giugno 1999 mi svegliarono per comunicarmi che ero stato eletto sindaco di Novate, il mio commento fu: <Oh no!> Avvertii in quel momento tutto il peso della carica, e la domenica a messa nella chiesa piena di cittadini, mi venne spontanea la preghiera di Salomone:< Come posso, Signore, guidare questo popolo così numeroso?>

L’affetto per la mia città e la vicinanza dei miei cittadini
Mi diedero forza e coraggio l’affetto, la “festa”, la simpatia dei miei cari Novatesi, la speranza che avevo suscitato in loro, il sostegno: non sono stato lasciato solo. Ricordo un episodio in particolare, ne potrei citare molti altri. Una persona, che aveva subito un intervento chirurgico pesante e doloroso, mi mandò a dire che aveva offerto il suo dolore a Dio per il sindaco. Dai finestroni del mio studio si vedono i tetti e le case di una parte significativa della nostra città. Li contemplo la mattina quando arrivo in ufficio, la sera, prima di tornare a casa, e ... di notte al termine del consiglio comunale o di un’ altra riunione: ogni casa un grumo di affetti, di speranze e di dolori, tanta brava gente immersa e a volte sommersa dai problemi di lavoro, di salute, di affitto o mutuo insostenibili, che tira avanti rispettando regole e leggi, facendo il proprio dovere: sono loro la sorgente più profonda e autentica della convivenza, della democrazia.

Per i begli occhi di Luisa, mia moglie; e per lei attraverso gli occhi di ogni donna di Novate, cominciando da chi mi è stata più prossima come collaborazione, attenzione e simpatia umana. Così ogni mia azione, ogni progetto, ogni iniziativa hanno avuto un’ anima di donna, un’anima viva e gentile.
E gli occhi delle persone anziane che incontravo nelle loro case, a volte così vuote, o nei “ricoveri”; occhi che sembravano perduti, senza progetti, senza futuro, senza pensiero.
Eppure bastava prendere le loro mani nelle mie, guardarle con simpatia, in silenzio, contemplandole nella ricchezza del loro cuore, senza fretta: ho intuito, vissuto la profondità abissale della loro anima, sconosciuta e incomprensibile a chi non è abituato al silenzio, travolto dal rumore, dalle chiacchiere che ci inseguono e ci sommergono ogni momento.

Ad ogni donna
di novate
Solo la poesia sa alludere alla meravigliosa ricchezza del cuore della donna, di ogni donna.
E’ per questa loro ricchezza che una città sa rinnovare la speranza, riprendere la voglia di impegnarsi e di lottare ogni giorno per una vita migliore.
Da loro ho imparato a poco a poco il senso vero della solitudine e del silenzio,
Solitudine
e silenzio
Quanto la solitudine e il silenzio sono utili, proficui in azioni e opere per chi amministra una città! Il silenzio non è isolamento, solitudine che è separazione, il silenzio vero è intimità d’amore: il silenzio dell’innamorato. Il rumore, la chiacchiera, la musica assordante sono isolamento, separazione, indifferenza all’altro. Silenzio è togliere ogni visione di cose, ogni suono, ogni seppur impercettibile rumore, ogni pensiero, così che tutto sia aperto a Dio. Silenzio è Dio presente in noi; fare spazio, ogni spazio, tutto lo spazio dell’ anima, sgomberare ogni proprio interesse, ogni egoismo, far diventare il cuore un abisso per “contenere” Lui, solo Lui: tutto per Lui. Solo nel silenzio, che rende il cuore libero e puro, si ama profondamente la propria città e si lavora per renderla sempre nuova.
Come in amore e per le persona amata: esaurite le parole, scoperta inadeguata, insufficiente ogni parola, solo il silenzio fa vivere in noi, nella profondità del nostro cuore, l’amore per le persone amate, per la propria città. Parlare della cosa, di qualunque cosa, di ogni creatura, avvertendo Dio; parlare della cosa ”vedendola” con stupore immersa in Dio, sua origine, suo fine, suo sussistente amore, ciò per cui è ed è lei, sa chi è, perché l’ineffabile è in lei, vi è immersa: Dio tutto in tutti, il vibrare gioioso e intimo di ogni cosa, di ciascuna creatura. Di qui sono nati e rinascono ogni giorno la passione per ogni cosa, per ogni creatura della mia città, il desiderio di far percepire a tutti la sua meravigliosa bellezza, per salvarla, tutelarla, “ripulirla dall’egoismo avido”: il desiderio, il sogno, la volontà di rendere la mia città più bella, meglio vivibile, attraverso il sostegno a chi è in difficoltà, attraverso le opere, perché ciascuno possa sviluppare le proprie capacità, soddisfare le sue esigenze, realizzare le proprie attese e i propri desideri.
Parlare ad una persona, parlandole nel silenzio, significa parlare a lei, di lei come originata e immersa in Dio, in cui la parola corre, percorre, trascorre attraverso le persone avvertendone l’infinito: la meravigliosa bellezza del cuore, colta attraverso lo sguardo, negli occhi. Di qui sono nati e rinascono ogni giorno la passione per ogni persona della mia città, il desiderio di far percepire a ciascuna di loro la meravigliosa bellezza del suo cuore, ascoltandolo, sostenendolo nella ricerca della casa, del lavoro, nella fragilità della malattia e della vecchiaia, dando spazio ai suoi desideri, ai suoi progetti, ai suoi sogni.

Voci vicine
nel silenzio
Vivere con ciascuno la sofferenza, la disperazione, quando tutto sembra finir male, senza prospettiva e senza futuro; più volte mi sono sentito anch’io disperato per la loro disperazione, schiacciato dall’impotenza, dall’incapacità di donare speranza.
Quando ogni soluzione sembrava umanamente impossibile, quando l’unica via sembrava la resa: la politica ha bisogno di speranza, per dire la speranza e il ricordo, che la genera, la politica ha bisogno di poeti, la politica ha bisogno di santi
Per conoscere la bellezza, la profondità, la meraviglia d’ogni cosa, per stupirmi per il cuore di ogni persona, occorre essere silenzio, impegnarmi nella santità.
La santità comincia dal silenzio.

Per questo mi è sorta spontanea la preghiera:
“Rendi cristallo puro
il tetto di ogni mia opera
perché da lei veda
sempre il Cielo”

“Chi non sa tacere non sa ascoltare”
(ANNA MARIA CANOPI, Silenzio, p. 94)

e chi non sa ascoltare non può conoscere le attese, le speranze, i bisogni, i progetti, le esigenze degli altri, dei cittadini.
Nel silenzio la mensa non è solo un consumare il cibo, ma linguaggio di attenzione, contemplazione dell’altro e di amore per lui.
Nel silenzio lo stringere la mano non è solo una convenzione, un atto di cortesia, ma segno profondo di ascolto, di partecipazione alla gioia e ai dolori dell’altro, di fiducia in lui.

Riflessioni conclusive e
“Il mio progetto” per il futuro
...non dobbiamo però anche dimenticare che egli vive ancora in stalle, nelle prigioni e nelle favelas, e che noi non lo onoriamo davvero, se ci rifiutiamo di andare a cercarlo in quei luoghi.
Ma questa consapevolezza non deve obbligarci a finire tra le braccia di una “dittatura dell’utile”, che disprezzi la gioia e dogmatizzi una serietà opprimente.
(J. RATZINGER-
BENEDETTO XVI-
365 giorni col Papa,
p. 536)

Nessuno si mostra in pubblico con maggior sicurezza di chi ama vivere ritirato; nessuno parla meglio di chi volentieri tace; nessuno è in grado di presiedere meglio di chi volentieri si sottomette; nessuno comanda meglio di chi ha imparato ad obbedire; nessuno è completamente lieto se non chi ha una coscienza pura a testimonio.
(Imitazione di Cristo,
p. 53)

Nessuna buona azione ti sarà difficile, se il tuo cuore sarà libero da ogni affetto disordinato.
Se non ti proponi e non cerchi altro che la volontà di Dio e il bene del prossimo, godrai di una grande libertà interiore.
(Imitazione di Cristo,
p. 76)

Un’anima toccata dalla presenza di Dio sprofonda nel silenzio
(ANNA MARIA CANOPI,Silenzio, p. 108)

La pubblicazione integrale di questo editoriale è disponibile in home page sul sito internet del comune (www.comune.novate-milanese.mi.it)


Per i begli occhi di Luisa e per lei per gli occhi
di ogni donna di Novate

I tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi
Verrà giorno, mia rosa, verrà giorno
Che gli uomini si guarderanno l’un l’altro
Fraternamente
Con i tuoi occhi, amor mio,
si guarderanno con i tuoi occhi.
(NAZIM HIKMET Poesie d’amore, p. 26).

E ora comprendo:
non occorre che smettiamo di cantare
per il comodo di quanti hanno bisogno
di riempire di rumore
il loro vuoto.
(KAHIL GIBRAN- Le parole non dette , p. 270)

Dio non può farcela da solo:
per realizzare il suo sogno
deve entrare nei sogni dell’uomo
e l’uomo deve poter sognare i sogni di Dio.
(A. HESCHEL)

Il giusto è vicino
Al cuore degli uomini,
ma il misericordioso
è vicino
al cuore di Dio.
(KAHIL GIBRAN- Le parole non dette , p. 321)

Dobbiamo essere noi
Questo spazio immenso di silenzio
Nel quale il Verbo di Dio onnipotente
Scende e rinnova tutte le cose.
Dobbiamo veramente compiere
Un cammino di umiltà e di silenzio:
silenzio dentro di noi, su di noi,
con le cose,
con le persone.
Silenzio di attesa,
di accoglienza, di ascolto;
silenzio di immersione nel mistero,
di contatto con il divino
(ANNA MARIA CANOPI, Silenzio, p. 112)


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