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| Editoriale | ||
| Tradizione e politica: un richiamo ai valori di sempre Piscina Centro Polì Un qualunque pomeriggio-sera di un qualunque giorno dei mesi di settembre, ottobre, novembre: i parcheggi di Polì sono strapieni di automobili, ve ne sono persino nei parcheggi vicini. Se poi si entra nell’atrio e si va nelle varie strutture si ha la conferma di quanta gente usi le piscine e le palestre: la “piscina” quindi non “fa acqua” anzi è piena di acqua e di gente, lo dimostrano i fatti, basta avere gli occhi per vedere quanti uomini, donne, ragazzi, bambini, neonati frequentano i vari spazi. Basta non avere pregiudizi di parte per notare la soddisfazione e l’entusiasmo di chi utilizza Polì. E il “buco” da 500.000 Euro? Innanzitutto il “buco” per il Comune era di 250.000 Euro e non come qualcuno ha scritto e propagandato di 500.000, e poi sottolineo era di 250.000 Euro, oggi con i ricavi dei mesi di settembre, di ottobre e di novembre, si è di molto ridotto, anzi il Margine Operativo Lordo, cioè l’andamento della gestione ordinaria, è addirittura positivo per alcune decine di migliaia di Euro. E allora perché c’è stato il “buco”? Perché per un anno, l’anno impiegato per costruire Polì, non ci sono stati ricavi, ma solo costi, i costi di costruzione; è solo da un anno circa che Polì funziona e oltre a sostenere costi, produce anche ricavi, ha degli incassi. Come tutte le nuove imprese occorre del tempo prima che si producano utili. Polì, come dimostrano gli incassi di questi mesi, è sulla buona strada. C’è da aggiungere che se il Comune si fosse accollato e si accollasse i costi di ammortamento e di manutenzione, come fa per tutti gli altri impianti sportivi, non ci sarebbe stato nessun “buco”, anzi ci sarebbero stati utili. Faccio un esempio: il nuovo campo di calcio (voluto dall’Amministrazione Fumagalli) costa, e costerà, ogni anno al Comune più di 100.000 Euro, quindi in questi anni è già costato ben più del “buco” di Polì ed è utilizzato da poche decine di Novatesi. Polì invece è stato ed è frequentato da migliaia di Novatesi, senza contare le 4.960 ore per le scuole, i corsi per bambini, anziani, gestanti e disabili. La Cascina di Via Roma: abbiamo salvato un altro pezzo della nostra storia Era una delle ultime cascine di Novate, l’abbiamo salvata e recuperata, servirà per attività sociali: nuovo asilo nido, alloggi per disabili e famiglie in difficoltà temporanea. Dopo la Villa Venino e la sua corte abbiamo salvato un altro pezzo della storia di Novate, ed è già in atto il recupero del Gesiö. Dopo anni in cui si pensava solo a demolire (ricordo in particolare la demolizione dello stupendo portale in cotto di via Garibaldi e della cascina storica di via Repubblica, 80, oltre alle varie cascine, palazzi o palazzotti di varie epoche, alcuni di pregio) le Amministrazioni comunali che ho guidato e guido hanno deciso di salvare quanto restava e resta delle cascine e degli altri edifici storici di Novate: vogliamo che la nostra città conservi una propria identità, non diventi una periferia anonima di Milano. Tradizione e politica Salvare una cascina, una villa antica, una chiesetta storica vuol dire salvare le nostre tradizioni, i ricordi che ci fanno una città unica, salvare i valori sui quali per secoli sono vissuti i Novatesi: dignità di ogni persona, aiuto reciproco, pace, rispetto delle norme, democrazia, famiglia, fede. Questi vecchi muri ci ricordano tutto questo, ci richiamano a conservare quei valori, che sono nostri da sempre. Valori, principi e tradizioni che hanno superato e hanno aiutato lungo i secoli i Novatesi a superare tribolazioni, guerre, dittature, occupazioni, difficoltà di ogni genere. Valori, principi, tradizioni di cui si sente soprattutto in momenti difficili la nostalgia, il bisogno, la necessità, perché la convivenza, la democrazia, la pace non siano solo proclami, ma siano scritte nel profondo del cuore di ogni cittadino, soprattutto delle giovani generazioni. Il Sindaco cerca lavoro per... I cittadini che, dopo aver tentato tutte le vie, bussato a tante porte si sono rivolti a me, come sindaco, per aiutarli a trovare un posto. Sono situazioni gravi, in alcuni casi drammatiche. Dopo aver bussato anch’io a tante porte, sono riuscito a risolvere solo alcuni casi, altri rimangono insoluti, per questo rivolgo ai miei concittadini questo appello. Avere un posto di lavoro è la condizione, perché un uomo si senta parte della comunità in cui vive, rispettato nella propria dignità, libero e portatore a sua volta di valori, perché anche per lui, come per tutti noi questo sia veramente un Buon Natale. |
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