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Ci scrivono
Gli studenti incontrano Emergency
Gli impianti sportivi a Novate
Un omicidio legalizzato
La mia pianta dei scires
Giancarlo Boldorini: la politica come servizio
Un grazie a Giancarlo Boldorini
Una tifosa d'eccezione
Classe 1942
"Incuria e degrado"
Inquinamento acustico F.N.M.E. verso una soluzione concreta
Gli studenti
incontrano Emergency
Il 17/12/2001 nell’I.T.C. “P. Levi” di Bollate, frequentato da numerosi/e novatesi, si è svolto un incontro con una volontaria di Emergency, un ente non governativo e neutrale, fondato nel 1994 dal chirurgo Gino Strada (autore di “Pappagalli Verdi”, _ 5,68, i cui diritti d’autore vanno all’associazione), all’epoca della guerra civile in Ruanda e recentemente insignito col prestigioso “Ambrogino d’oro”. Dopo la proiezione di un filmato risalente all’incirca al 1997, l’operatrice ha illustrato ad un attento pubblico, le molteplici attività di Emergency:
• Fondazione di ospedali dove lavora anche personale locale addestrato appositamente;
• Terapia e riabilitazione delle vittime di tutti i conflitti (soprattutto civili, donne e bambini), in particolare quelle delle mine antiuomo;
• Alfabetizzazione della popolazione locale
• Sensibilizzazione dell’opinione pubblica, anche allo scopo di raccogliere fondi.
Tra le immagini del documentario, che colpiscono per la dignità ed il coraggio dei feriti, commuovono soprattutto i bambini che giocano e a volte sorridono dopo aver recuperato, con le protesi, l’autonomia persa il più delle volte giocando con una mina (in 70 nazioni si contano circa 120 milioni di mine che ogni anno uccidono migliaia di persone).
La volontaria ha poi raccontato i pacchi-dono lanciati recentemente in Afghanistan dagli americani: erano dello stesso colore delle innumerevoli mine giacenti sul terreno fin dall’invasione sovietica del ’79! Ed è stata chiara la protesta di Emergency quando la popolazione - poverissima e non meno inerme ed innocente delle vittime del criminale terrorismo islamico - è stata bombardata, si spera per errore.
A mio avviso questa “operazione militare”, giustificata come legittima difesa e sacrosanta lotta al terrorismo, arricchisce il lungo elenco delle “guerre giuste” fatte da chi invoca il principio della giustizia quando viene colpito direttamente o indirettamente, ma è il primo a disattenderlo.
È la vecchia logica dei “buoni” (guarda caso i potenti) che, facendo leva sull’ignoranza e la paura, contribuiscono a perpetuare la spirale senza fine della violenza che prima o poi si ritorce come un boomerang.
Ma non dimentichiamo che la civilissima Italia che ha fatto la sua entrée trionfale in Europa tra i grandi, nel passato ha fabbricato e venduto migliaia di armi e di mine (sempre per nobili cause) e solo il 22.10.97 ha firmato una legge contro la produzione e il commercio delle mine antiuomo, che si auspica effettiva.
Rita Blasioli

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Gli impianti sportivi
a Novate

Vorrei fare una riflessione ad alta voce con Voi cittadini di Novate Milanese.
Noi novatesi 25 -30 anni fa ERAVAMO invidiati per gli impianti sportivi, col passare degli anni i comuni limitrofi si sono mossi nella direzione tracciata da Novate costruendo, vedi Senago, Paderno Dugnano, Bollate, ecc. ecc. Gli amministratori Novatesi, nel frattempo, ignoravano QUASI completamente i problemi che si presentavano: domanda sempre crescente di utilizzo degli impianti sportivi da parte delle società sportive, un crescente degrado delle strutture dovuto all’invecchiamento (probabilmente i vari assessori allo sport si sono impegnato su altri fronti). Normalmente si interviene con tempestività cercando di mantenere il patrimonio efficente, in questo caso sia gli impianti che le attrezzature del palazzetto dello sport (che è l’impianto più prestigioso) sono state abbandonati a sé stessi. Si praticavano varie discipline sportive compresa la boxe, lasciata MORIRE dopo circa 20 anni di attività, nessun assessore allo sport si interessato a proposito: c’erano atleti che venivano da Rho, Cesano Maderno, Milano. Attualmente la palestrina liberata dalla boxe è occupata, (penso abusivamente), come magazzino dalla Novatese calcio. Le altre discipline venivano e vengono praticate in condizioni precarie. Quando gli atleti che praticano atletica leggera utilizzano le macchine per il potenziamento fisico sottraggono spazio a chi pratica altri sport (sarebbe più logico spostare le attrezzature nella ex.palestrina boxe). Dopo circa due anni di chiusura del palazzetto per lavori (non ancora finiti perché il comune è in causa con la ditta appaltatrice, si sono accorti a lavori quasi ultimati che non erano stati eseguiti secondo capitolato. I responsabili hanno dovuto rispondere dei disagi causati?”), gli spogliatoi sono utilizzabili solo parzialmente, le docce non sono ancora in funzione. Per l’atletica leggera (circa 60 persone dai 9 ai 65 anni) la situazione è migliore rispetto agli ultimi due anni, ci spogliavamo sia in estate che in inverno sotto una tenda posizionata all’interno del campo sportivo.
La pista di atletica leggera è piena di buchi, in più punti sollevata, il materassone utilizzato per il salto in alto è distrutto. In questa situazione non certo ideale per praticare dello sport vedo un grandioso campo di calcio nei pressi della COOP utilizzato per un paio di partite alla settimana, leggo sulla stampa che probabilmente verrà costruita la piscina Da più di 30 anni pratico sport, sono convinto che la pratica dello sport abbia in sé un valore aggiunto: oltre che a migliorare lo sviluppo fisico, insegna a soffrire per raggiungere degli obbiettivi, dà la possibilità di vivere del tempo in un contesto virtuoso e facilita le aggregazioni personali. A questo punto chiedo agli attuali amministratori se hanno in programma di abbandonare le vecchie strutture a sé stesse facendo solo il minimo indispensabile per NON farle cadere o se venga dato il giusto peso a tutte le attività sportive, trovando al più presto risorse finanziarie da mettere a disposizione dell’assessorato allo sport.
Cordiali saluti
Rolando Paglia

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Un omicidio
legalizzato
Questa mia poesia non è dedicata ad una persona, bensì ad una pianta di ciliegie, la mia pianta. Il tutto era iniziato nel ’68 quando, con la nostra piccola azienda agricola ci siamo dovuti trasferire da via Matteotti 30. Il nostro “padrone” (il proprietario terriero) ci ha dovuto regalare un pezzo di terra nelle campagne della Balossa. Nelle fasi del trasloco, ci siamo accorti che una piantina non ancora identificata era nata vicino alla concimaia, era talmente bellina che mio padre ha voluto trapiantarla in Balossa. Tre generazioni (quella dei miei genitori, la mia e quella dei miei figli) hanno potuto godere dei frutti di questa meravigliosa pianta di ciliegie.
Dopo 33 anni che gestivamo quel pezzo di terra, per il quale negli ultimi anni non ci è stato più chiesto l’affitto, avevamo tutti i diritti ad essere interessati prima di altri dell’intenzione del figlio del proprietario di affittare. Così non è stato, il due novembre un trattore ruspa è entrato nel terreno e ha sradicato la mia ciliegia! L’ingordigia ed il menefreghismo dell’uomo verso la natura hanno provocato questo omicidio legalizzato, non andrò certo a denunciare il misfatto, la legge mi è contro.
Ma, dove c’era lei c’è un vuoto impressionante, sarà difficile dimenticare quella visione e ci vorrà del tempo per far crescere un’altra pianta, sì, la figlia della mia ciliegia.

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La mia pianta dei scires
L’era una pianta talment bela
Che la brilava cume una stela
L’ho vista nass che s’eri un giuinott
Me ricordi perché serum nel sessantott
El mé vecc cun cura l’aveva spustada
Nel teren che g’aveven dà fora dela cuntrada
L’era una pianta talment bela
Che la brilava cume una stela
S’em dovu’ andà via dal paes cunt i noster animal
Perché ai sciuri l’udur di vacc ghe faseva mal,
e alura el porr Giuann (Silva) el gà regalà
un tocc de tera de pudè fabbricà
L’era una pianta talment bela
Che la brilava cume una stela
Man man che el temp el pasava,
la sciresa pian pian la se alsava,
l’era diventada la cà de tanti usei
dai merli, ai curvasc e anca di sturnei
L’era una pianta talment bela
Che la brilava cume una stela
Quand l’era primavera gli abitant dela Balosa
Andaven a truale, quand l’era bela piena e grosa,
e nel sachetin de plastica, sensa nesuna ufesa
ghe meteven denter qualche sciresa
L’era una pianta talment bela
Che la brilava cume una stela
A San Martin la faseva 33 ann
E cume al Signur ghan fa l’ingann,
i padruni del terren in due l’era piantada
g’han fità la tera ad un’alter per una pirlada
L’era una pianta talment bela
Che la brilava cume una stela
El dì dei mort, senza nessun preavis,
cunt la ruspa l’han strapada, fina ai radis,
quant l’ho vista in tera tuta piegada
credevi de sugnà, invece me l’aveven masada
L’era una pianta talment bela
Che la brilava cume una stela
Ghè minga bisogn de andà tantu luntan
Anche a Nuà ghemm i noster Taleban
Che per piantà quater foi de verdura
Ghan strapà via una tusa alla Natura
L’era una pianta talment bela
Che la brilava cume una stela
Adess che l’è andada in Paradis
La guarda giò e la me fa surris
E sensa ciamà dutur ne avvucà
La tusa della mia sciresa a vò a piantà
Lo Sparviero della Balossa

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Giancarlo
Boldorini: la politica
come servizio
La numerosa partecipazione di tanta gente al funerale di Giancarlo Boldorini, vecchi e giovani amici, conoscenti, avversari e alleati delle decennali battaglie politiche in Consiglio Comunale, è stata un segno dell’affetto e della stima che hanno circondato la sua vita. Giancarlo è stato, innanzitutto, un padre di famiglia esemplare e una presenza significativa nella comunità cristiana alla vita della quale ha partecipato attivamente, consapevole del ruolo che i laici hanno nella missione della Chiesa. Giancarlo, però, ha dato spessore all’essere laico, in questo tempo e in questa società, anche impegnandosi con passione alla costruzione della comunità politica: la “città dell’uomo”, per usare una espressione cara a Giuseppe Lazzati, che è stato uno dei suoi punti di riferimento.
Noi, suoi amici, vogliamo qui ricordare il suo impegno serio e la partecipazione piena e attiva alla vita pubblica cittadina. Iscritto alla Democrazia Cristiana fin dal primo dopoguerra, è stato segretario di sezione.
Consigliere comunale di minoranza per quasi venticinque anni, dal 1956 al 1980, si è sempre occupato di bilancio, personale e organizzazione del Comune. Ha ricoperto anche la carica di capogruppo consiliare.
Conclusa l’esperienza della D.C., nel 1994 aderì al Partito Popolare Italiano di cui è stato membro del direttivo di sezione fino al giorno della sua morte. Giancarlo ha concepito la politica come “servizio”. L’espressione può sembrare ormai logorata da molti comportamenti che contrastano con le affermazioni di principio, ma non è stato così per lui che si è sempre sforzato di tradurre in pratica quanto detto da Paolo VI: “la politica è la forma più alta ed esigente della carità”. Poi, come realizzazione del “bene comune”. Il bene di tutti coloro che fanno parte della comunità era l’obiettivo che spesso ci ricordava di tenere sempre presente nella nostra azione politica.
Infine l’etica della “responsabilità”: assumerci le nostre responsabilità, non credere che tocchi sempre soltanto agli altri fare qualcosa.
Questo, Giancarlo, lo ha testimoniato con il suo comportamento. Non si è mai considerato grande esperto, nei doveri altrui, nel dire cosa gli altri devono fare, nel lamentarsi perché gli altri non fanno quello che dovrebbero fare, ma ha sempre agito in prima persona, disinteressatamente, con onestà e umiltà.
Ecco questo è l’omaggio semplice di alcuni amici che nel suo ricordo vogliono trarre forza morale per restare fedeli ad un così fecondo esempio di vita civile e politica.
Linda Bernardi, Walter Bianchi, Lorenzo Bozzer, Marco Caruso, Gianni Colombo, Gianni De Micheli, Lorenzo Guzzeloni, Luciano Lombardi, Zefferino Melegari, Giorgio Metta, Rino e Paolo Reggiani, Marisa Regiroli, Mauro Terragni, Tiziano Torriani.

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Un grazie a
Giancarlo Boldorini
Nel momento della repentina scomparsa di una persona, a cui eravamo legati e a cui molto dovevamo, ci accorgiamo improvvisamente di non averle detto tutte quelle parole d’affetto, stima e di riconoscenza che - da sempre - sentivamo di doverle esprimerle.
Ecco, caro Giancarlo, è con il rammarico profondo per questo imperdonabile ritardo che tutta la Scuola Materna “Giovanni XXIII”, con i bambini in prima fila, ti dice oggi un doveroso quanto sentito grosso “grazie” per la preziosa e qualificata attività che per numerosissimi anni hai volontaristicamente svolto a suo beneficio. E nonostante questa nostra tardiva gratitudine, abbiamo il coraggio (e il bisogno) di chiederti di continuare a concederci il tuo aiuto anche dal Cielo. Grazie ancora, Giancarlo.
Zefferino Melegari

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Una tifosa d'eccezione
Una tifosa d’eccezione quella che l’11 dicembre ha raggiunto la sede dell’Inter ad Appiano Gentile: la signora Galimberti Alfonsina - classe 1899 (è nata il 9 ottobre di 102 anni fa) - ha realizzato il sogno di conoscere i giocatori e l’allenatore della sua squadra del cuore! Dalla casa di riposo Sandro Pertini di Garbagnate, la signora Alfonsina è stata accompagnata ad Appiano Gentile per trascorrere una giornata con lo staff dell’Inter, ritornando a casa con le fotografie e le dediche di tutti!

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Classe 1942
Ci troviamo sabato 2 marzo 2002, ore 20.30, presso la trattoria “Stenco” (via Vialba) per organizzare, in occasione del 60° Compleanno, una gita che si svolgerà nel mese di giugno 2002.
Per adesioni alla cena, rivolgersi a l’“ortolano” di Giuseppe Rossi, via Repubblica - angolo via Vittorio Veneto -, tel. 02.3543761 - oppure Bruno Rossi, via Edison 15/1, tel. 02.3565994.

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“Incuria e degrado”
Non è certo gradevole lo spettacolo miserando che ci si trova di fronte quando si approda al nuovo sottopasso pedonale di accesso alle FNM, per l’incuria e l’abbandono totale in cui è stata lasciata la struttura, inaugurata poco più di un anno fa. Ciò è dovuto sia al comportamento incivile di coloro che imbrattano, deturpano, rompono vetri e muretti, che alla completa trascuratezza in cui riversano le aiuole, diventate parco rifiuti di ogni genere, nonché aree erbose trasformatesi in rigogliosi arbusti.
Circa un anno addietro, su queste stesse pagine, è apparso un trafiletto: “Novate extra pulita”, dove si enunciava: “La cura di una città è la condizione prima e fondamentale per la sua vivibilità: non si può vivere bene in una città sporca, con muri e panchine imbrattati da scritte e graffiti di cattivo gusto, con parchi non curati, strade disseminate di carte e altri rifiuti ecc. …La situazione è migliorata: l’erba nei parchi non raggiunge più come un anno e mezzo fa, l’altezza del …fieno di maggio, si sono avviate potature sistematiche e nuove piantumazioni, le vie e le zone verdi sono più pulite……
Forse è cambiato qualcosa, infatti, riconoscersi in queste affermazioni risulta difficile.
Tuttavia sono consapevole che i problemi dell’Amministrazione Comunale siano di gran lunga più importanti di quanto appena esposto, ma ritengo che una buona amministrazione debba affrontare sia le piccole questioni di ordinaria quotidianità che i grandi progetti come: Repubblica 80, Piscina Comunale e Villa Venino.
Sono altrettanto convinto che amministrare e, soprattutto, sopperire a tutte le esigenze sia arduo se non quasi impossibile, però una minima attenzione anche ai piccoli problemi, è indispensabile come enunciava il trafiletto per una buona e civile vivibilità cittadina. Un modesto suggerimento potrebbe essere quello di trovare formule di Sponsor, come si fa a Milano, tramite le quali, esercenti commerciali o industriali si occupano, con successo, della cura e del mantenimento degli spazi verdi.
Ermelindo Locati

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Inquinamento
acustico F.N.M.E.
Verso una
soluzione concreta
Ho letto su Informazioni Municipali n° 5 di Dicembre 2001, l’articolo scritto da A.N. sull’inquinamento acustico delle Ferrovie Nord. L’articolo inizia dicendo che oggi piú di ieri, la classe politica deve interrogarsi su come governare la modernizzazione e gli sviluppi tecnologici, su come conciliare progresso e sostenibilità ambientale e di conseguenza come conciliare nuove infrastrutture e impatto ambientale. Da parte dei cittadini tutto questo è normalmente accettato, se fatto nel rispetto delle leggi in vigore e tenendo conto dei problemi che le nuove tecnologie portano all’ambiente che ci circonda.
A me sembra che siano i politici a non curarsi di queste esigenze, infatti, dire che da oggi devono governare la modernità sta a significare che non ci hanno pensato prima, che non sentono le esigenze della cittadinanza; mentre noi comuni cittadini ci troviamo imposte delle opere, senza tener contro del nostro punto di vista, come nel caso del quadruplicamento della linea ferroviaria.
Con l’avvento della modernità tecnologica il nostro paese è rimasto diviso in due; i binari aggiunti sono ad una distanza inferiore a quella richiesta dalle normative, creando vibrazioni sul terreno; i cavi della tensione sono a ridosso delle finestre di un palazzo; le banchine della stazione sono ridotte, causando problemi di accesso, con scale troppo strette che consentono il passaggio di una persona per volta; non esiste un ascensore per persone disabili ed infine, i fischi dei treni sia nel passaggio alla stazione, che all’uscita o in fase di movimentazione nella zona del deposito a qualsiasi ora del giorno.
Mettere solo alcune barriere fonoassorbenti su una piccola parte del tracciato, sicuramente su indicazione delle Ferrovie Nord e non in base alla reale rumorosità della rete ferroviaria, non è sufficiente a garantire i diritti di tutti i cittadini; diamo un contentino a questi Lombardi di serie B con il minor costo da parte della F.N.M.E. e della Regione Lombardia (azionista di maggioranza delle F.N.M.E.).
Quello che è strano, è che la Regione Lombardia pretende che le aziende private seguano le normative sull’inquinamento acustico, mentre le sue società hanno la facoltà di non rispettarle.
Imporre alle F.N.M.E. la posa di barriere fonoassorbenti su tutto il tracciato non costa una lira all’Amministrazione, costa solo un po’ di scontro politico per far valere i propri diritti. C’è una grossa delusione nel constatare che la coalizione che governa il comune e l’opposizione, non si uniscano in una lotta comune, per fare in modo che le F.N.M.E. adempiano ai lavori di abbattimento dell’inquinamento acustico su tutta la tratta della ferrovia sul nostro territorio.
Come cittadino di Novate sarei grato che sul prossimo numero di Informazioni Municipali tutte le forze politiche prendessero una posizione chiara su questo argomento, spiegando cosa intendono fare per contribuire alla soluzione di questo problema.
Giuseppe Strada

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