A
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Ci scrivono

Egregio signor Sindaco,
Egregio signor Sindaco,
Una cosa positiva da prendere ad esempio
Stoppare gli ogm
Natale in musica
Un matrimoni de sciür
La famiglia: valore irrinunciabile!
Una mamma racconta
Le donne sono uscite dal silenzio
Donne e diritti
Un addio a Elena Giandrini
Elena Giandrini
In ricordo di zia Lina

Egregio Signor Sindaco,

Mi riferisco alla sua ordinanza relativa alle nevicate e alla conseguente necessità di spalare la neve dai passaggi pedonali. Nella notte tra il 25 e il 26 novembre è caduta la prima abbondante nevicata dell’anno; io, che abito in via Cascina del Sole al 19 in una villetta, mi sono messa a spalare tutto il marciapiede confinante con casa mia. Subito dopo mi sono recata all’ufficio postale. Quale stupore!
Tutto il parco di via Manzoni e l’uscita del sottopassaggio pedonale verso la stazione erano coperti dalla neve. C’era un po’ di sale che però non serviva affatto a sciogliere la neve perché questa non era stata spalata. Mi domando: quello che vale per i singoli cittadini non vale forse per gli amministratori? È più pericoloso un pezzetto di marciapiede con della neve o un intero parco o un’intera pista ciclabile completamente coperti dalla famosa bianca coltre di cui parlavano le vecchie poesie? Le strade invece erano pulite. Ho avuto un pensiero cattivo: vuoi vedere che a Novate sono più importanti le automobili dei pedoni? Attendo una sua risposta prima della prossima nevicata anche per sapere come devo comportarmi io.
Maria Luisa Silva


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Egregio Signor Sindaco,

Una dopo l’altra, nello spazio di una settimana, la mia famiglia è stata chiamata a pagare delle tasse comunali che, a mio avviso, sono almeno in parte ingiuste. Sgombro innanzitutto il campo con la premessa che si tratta di imposte in vigore da tempo e che quindi la mia segnalazione non vuole e non deve suonare come una critica diretta esclusivamente all’operato dell’attuale amministrazione ma vuol essere soltanto un attirare la sua attenzione sul malumore mio e di chissà quanti altri cittadini che si sono trovati nella mia stessa situazione. E vengo al dunque.
Sono stati riesumati i miei suoceri: al primo invito dell’ufficio comunale preposto abbiamo dovuto versare euro 60,00 per le cassette dove riporre i resti, al secondo invito abbiamo dovuto versare euro 964,00 pur avendo riposto le cassette in un loculo di proprietà perpetua della nostra famiglia; ci è poi giunto un terzo invito per il pagamento dei diritti di segreteria di euro 32,56. Che giustificazione hanno queste cifre. Non le sembrano esorbitanti?
A mia figlia è arrivata una contestazione per mancato parziale pagamento dell’ICI relativa al 2001, anno nel quale è diventata assegnataria di un appartamento della Cooperativa Casa Nostra.
Alle richieste di precisazione abbiamo scoperto che dall’1 gennaio al 9 maggio non essendo residente a quell’indirizzo è scattata l’aliquota degli “altri fabbricati”. Non le sembra ingiusta questa interpretazione quando le leggi fiscali relative alle imposte dirette prevedono in proposito un lasso di tempo di sei mesi? L’amministrazione comunale non prevede l’intervallo necessario per l’allacciatura delle utenze e per l’arredamento dei locali?
Una terza considerazione vorrei fare e anche a questo proposito gradirei una spiegazione.
Possediamo due box: il primo viene considerato pertinenza dell’abitazione, il secondo “altro fabbricato”. Tolgo due macchine dalla strada e pago l’imposta, chi lascia la propria vettura in strada occupa spazio pubblico e non paga nulla. Non è una contraddizione?
Grato per l’attenzione
Gorgone A. M.

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Una cosa positiva
da prendere
ad esempio

Di questi tempi trovare persone che usano la gentilezza, è diventata cosa rara per cui, quando la si riscontra, fa sicuramente piacere e talvolta può stupire.
Mi riferisco alla gentile Signora che tutti i giorni nel suo servizio, che è quello di consegnare la posta, suonando il citofono per farsi aprire, così si esprime: “Buongiorno, sono la postina, mi apre per piacere?” Allo scatto che segue per l’apertura, risponde: “Grazie e buona giornata!”. Non vuole essere una banalità ma vi assicuro che detta posta la ritiro più volentieri.
Sempre così Signora Postina, con tante grazie ed auguri per un felice 2006.
Lucia Vailati Canta


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Stoppare gli ogm

Il testo varato in Parlamento, recepisce le raccomandazioni della Commissione Ue sulla coesistenza fra colture transgeniche, convenzionali e biologiche e sancisce che l’Italia è, e rimarrà un paese Libero da ogm, a tutela della salute dei consumatori seguendo il principio precauzionale ed avviando una campagna informativa sui rischi dell’utilizzo di ogm. Essendo infatti noto che le colture geneticamente modificate possono contaminare quelle convenzionali e biologiche limitrofe, è stato introdotto il principio di non compromettere la biodiversità dell’ambiente naturale, la qualità, e la tipicità della produzione agroalimentare, con la necessità che nessun pregiudizio per le attività agricole preesistenti possa derivare da un’eventuale scelta biotech. In questa logica è stata approvata la legge.
Sul piano politico, l’ampio schieramento trasversale (libero da ogm che va dai DS ad AN, da Rifondazione alla Margherita ai Verdi e anche alla Lega Nord) è nelle condizioni numeriche vantaggiose. La Lombardia, pressata dai grandi produttori agricoli, sta tentando un impraticabile tentativo di coesistenza. Su questo punto è in corso una dura battaglia all’interno dell’Ue e del Governo, per i regolamenti sulla coesistenza (che vi sia tolleranza zero per le sementi che dovessero inquinare i campi vicini) tra agricoltura transgenica, convenzionale e biologica.
In Europa questo fronte è ampio. Oltre all’Italia vi sono: Germania, Austria, Danimarca, Belgio, Lussemburgo, Islanda, Portogallo, Grecia. Sul piano sociale gli orientamenti espressi dalle associazioni ambientaliste, le confederazioni agricole e la piccola e media impresa agroalimentare hanno convinto il paese Italia e quindi il Parlamento, che la via transgenica è l’esatto opposto di un modello agricolo e alimentare sostenibile. Sul piano della ricerca la legge apre nuove prospettive alla promozione di programmi scientifici e di sperimentazioni in merito alla sicurezza alimentare e ambientale. Dichiararsi liberi da ogm, vuol dire non essere soggetti all’altrui autorità. Agire senza subire costrizioni morali e materiali. Essere padroni dei propri atti. Non soggetti a condizionamenti esterni, in totale libertà senza seguire schemi. In Italia si sono dichiarate libere da ogm 15 Regioni, 31 Provincie e 1952 Comuni. Ho chiesto perciò al Sindaco quali sono le scelte che l’amministrazione ha adottato.
Oppure è ragionevole pensare di mettere nel prossimo cc, nella scaletta degli ordini del giorno, la discussione per dichiarare il Comune libero dagli ogm.

Agenda 21 locale
continua

Dopo la mia breve introduzione all’Agenda 21 locale negli scorsi numeri di Informazioni Municipali, mi sono premesso di approfondire questo tema molto complesso “ed intricato” (anche perché molta gente non conosce il contenuto sostanziale dell’Agenda 21 locale) nei prossimi numeri del periodico.

Prima di tutto che cos’è un’Agenda 21 locale?
L’Agenda 21 è un ampio elenco delle azioni politiche (nel senso di un percorso o metodo d’azione ben definito che serve per giudicare e determinare le decisioni presenti e future) da mettere in atto in tutti i paesi per avviarsi sulla strada di uno sviluppo sostenibile. (Lo sviluppo sostenibile inteso come modello di sviluppo sociale ed economico è quello che soddisfa i bisogni delle generazioni presenti senza compromettere le capacità delle generazioni future di soddisfare i propri). Esso contiene due concetti chiave: il concetto di bisogni, in particolare i bisogni primari dei poveri del mondo, ai quali deve essere data assoluta priorità e l’idea di limiti imposti dallo stato della tecnologia e dell’organizzazione sociale sulla capacità dell’ambiente di soddisfare i bisogni presenti e futuri.

Che cosa ha di speciale l’Agenda 21 locale?
1° Viene adottata su mandato delle Nazioni Uniti e gli Enti Locali in tutto il mondo sono impegnati in questo processo;
2° Riconosce il ruolo chiave degli Enti Locali nel perseguimento della sostenibilità;
3° Mette in risalto la responsabilità globale di ciascuno, attraverso la riduzione del proprio impatto ambientale e dei propri effetti sulle comunità più lontane che condividono idee ed esperienze con altri;
4° Chiama alla partecipazione tutti i settori delle comunità locali per rafforzare la democrazia locale;
5° È molto di più di un piano verde perché riguarda l’integrazione degli aspetti ambientali, sociali, economici e culturali, nonché la qualità della vita della popolazione locale.

Come si fa un’Agenda 21 locale?
È di importanza cruciale assicurare che il concetto di sviluppo sostenibile pervada l’intero modo di operare della comunità locale e dell’Ente Locale che promuove l’Agenda 21 Locale. Deve essere un’iniziativa coerente, volta ai concetti e ai principi dello sviluppo sostenibile e della qualità della vita, non deve essere una rivista di progetti stupendi settoriali. Non esistono regole fisse, modi rigidi nell’adottare l’Agenda 21 locale, servono requisiti minimi e qualche componente chiave per poter definire un processo di programmazione partecipata capace di avviare strategie rispondenti alle caratteristiche locali a medio e lungo periodo in modo integrato. Un percosso che nasce da una scelta volontaria, condivisa tra più attori locali, condividendo obbiettivi, accertare la loro credibilità e desiderabilità. Il processo delle fasi funzionali si avvia nel momento in cui si esprime e si raccoglie la disponibilità di tutti gli interessati a livello locale (Istituzioni, Operatori Economici, Cittadini, Organizzazioni locali, le Imprese Private, ecc., ecc.). Preparazione di un Forum per definire strategie ambientali per orientare il processo di elaborazione dell’Agenda 21 locale. Consultazione permanente con lo scopo di riconoscere i bisogni e definire le risorse che ogni parte può mettere in gioco. Un rapporto sullo stato dell’ambiente. Obbiettivi e priorità.
Monitoraggio con procedure di controllo ecc., ecc. Nel prossimo numero evidenzierò lo schema di ordine generale delle esperienze più consolidate. Per ulteriori approfondimenti, “al prossimo numero”.
Il cittadino
Luigi Gusmano


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Natale in musica

Il 22/12, nell’ambito dell’iniziativa “La musica nei cieli - voci e musiche nelle religioni del mondo”, patrocinata dal consorzio Insieme Groane e dalla Provincia, nella parrocchia SS. Gervaso e Protaso si è esibito in concerto il gruppo folk brasiliano Uakti formato da tre musicisti che dal 1978 ricercano ritmi e suoni inediti al di là di schemi precostituiti, con strumenti originalissimi costruiti in vetro, tubi di plastica, gomma, legno e addirittura con zucche e ruote di bicicletta! La musica del gruppo Uakti, che prende il nome da un animale mitologico degli Indios, è una sintesi innovativa di differenti stili: minimalismo, world music, jazz e new age. Gli straordinari effetti musicali ottenuti con questi strani strumenti (ogni musicista ne suonava almeno un paio) hanno riscosso un sensibile successo per la forte suggestione e le intense emozioni evocate dalle sonorità onomatopeiche nel folto pubblico, a tratti trasportato idealmente in una natura incontaminata e selvaggia (è stato concesso anche il bis che ha aumentato l’entusiasmo). Interessante e lodevole anche la finalità dell’iniziativa pluriennale: comunicare con la musica un messaggio di fratellanza, di dialogo interculturale e interreligioso e di pace indispensabile nel mondo d’oggi dove si incontrano individui, culture e religioni un tempo totalmente estranei o addirittura acerrimi nemici. Quale miglior linguaggio di quello artistico può contrastare i vari integralismi e dogmatismi trovando un punto d’incontro nell’anima dei popoli?
Rita Blasioli

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Un matrimoni de sciür

Ghe staa un temp, pusee
d’e cinquantan fa
un matrimoni che na parlaa
tucc i dinturna de Nüà.

La famiglia Rame
teater viagiant
l’a sera fermada a Nüà
caravan e tendun
visii al vecc cumün.

Una sua tusa la sé spusada
in gesa a Nüà:
un matrimoni in gran pumpa
cunt tanti invidàaa.
j omen, cardanell e cilinder
in còo e j cudigh del franch
ghe pendeven in giò.
Gh’era de quej vestii
in custum,
i donn vestii d’e seda
capell piumàa e tucc pituraa.
Carozz cunt el landò
la gesa parada, campan
che sona a festa,
la passadüra fin giò
d’e la piassa,
la spusa vestida de bianch
un pòo emuziunada
e spus tutt seri
e pensus.
La piassa piena de gent
bateven i man tucc cuntent.

Per i spus una carozza
tirada de düu cavall bianch
ben bardaa,
pareva dè ves a cinecittà
girà un film d’è che’l templà.

Bisogna anca dì:
del Teater Rame per tutt
‘l temp che’ lè sta chì
tanta gent sin divertii,
vegniven di paes d’inturna
Curman, Senagh, Garbagnàa,
Bulaa e quei de Nüà.
Attur brav de recità
ghe n’era vüu anca bell:
tanti tusan seren innamurà
pusee d’un murus l’era diventà
gelus.

Quant’l teater Rame
de Nüà l’e andà via
un spirit alegher
la inventaa un canzun.

La diseva:
“La famiglia Rame de Nüà
l’e andada via gh’è i tusan pien
de malincunia”.

Ma se sa ’l temp el fa de medich
e quej che sera malaa de
malincunia
dopu un pòo la ghe ’ndada via
e tutt lè turnaa nel solit
tran-tran
e ’j murus eren pù gelüs.
(April 88)
Achille Giandrini

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La famiglia: valore irrinunciabile!

Cerco di riordinare velocemente le idee, perché tra poche ore scade il termine per la presentazione degli articoli da pubblicare su questa edizione dell’Informatore Municipale. La fretta quindi, cattiva consigliera, mi spinge a riflettere velocemente sulle manifestazioni che si sono svolte a Milano e Roma, in difesa dell’aborto e a sostegno dei patti civili. In tema di aborto quello che non mi è chiaro, è da chi e contro chi bisogna difendere la legge 194? Infatti gli unici a voler ridiscutere questa legge sono i radicali e non i cattolici. Non a caso la Rosa nel pugno (nuovo gruppo politico nazionale) ha da poco presentato il suo nuovo progetto che snaturerebbe profondamente la nuova normativa, rendendo legittimo l’aborto eugenetico, permettendo alle minorenni di abortire all’insaputa dei genitori, abbreviando il tempo di riflessione preventiva e allungando quello in cui l’interruzione di gravidanza è consentita. Forse è da queste manipolazioni che bisogna difendere la 194. È contro questa strumentalizzazione che dobbiamo unire le nostre forze, perché queste modalità ormai vecchie, strumentalizzate e sorpassate, di certo non aiutano a capire. Ma capire cosa? Che in Italia si può tranquillamente abortire, che all’uscita dei consultori non ci sono i militanti del Movimento della Vita che sparano ai medici, e che comunque l’aborto non è il massimo che una donna possa volere. Si può ottenere di meglio, e di più.
Sul tema invece dei patti civili, mi chiedo se queste unioni sono davvero il tema centrale del futuro italiano? Intanto nel nostro tanto amato paese che si chiama Italia, stiamo ancora aspettando politiche familiari degne di questo nome, tali da risolvere i problemi dei carichi fiscali, dei tempi di vita, delle donne che lavorano e che vogliono avere dei figli. È su questo che dovremmo spostare la nostra attenzione, spingere i nostri politici ad affrontare i veri problemi del paese, e non invece farci credere che questi Pacs siano un diritto civile irrinunciabile. Ma ho il sospetto, non solo mio fortunatamente, che con queste manifestazioni, con lo stallo politico sulle politiche familiari, si voglia distruggere il modello di famiglia che abbiamo scelto con l’articolo 29 della nostra Costituzione. Difendiamo dunque la famiglia da ogni tipo di attacco, spostando il nostro interesse sui veri problemi della società italiana. Questo lo possiamo fare soprattutto in vista delle prossime elezioni politiche, ricercando e scovando chi lavora per il bene comune della persona, vedendo la persona anche là dove è più difficile scorgerla (la vita nascente), e per una cultura che rafforzi e non indebolisca la famiglia fondata sul matrimonio, che come ho già detto è posta al centro del patto costituzionale. A tal proposito invito tutti i cittadini, a leggere e meditare sul contenuto dei discorsi di fine d’anno del nostro Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi e di Papa Benedetto XVI. Per concludere prendo proprio in prestito quanto detto dal capo dello Stato: “Preservate i valori della nostra civiltà, che non soggiacciano al mutare delle mode. Primo fra essi l’amore per la famiglia, nucleo fondamentale della società, punto sicuro di riferimento per ciascuno di noi”.
Luciano Lombardi
detto Lupetto

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Una mamma racconta

Anche quest’anno è ricominciata la scuola...
Per me e mio figlio è stata tutta una scoperta, dovevamo affrontare una nuova situazione, uno spazio e una realtà scolastica diversa da quella vissuta l’anno precedente.
Come mamma mi sentivo sui “carboni ardenti”; ero molto preoccupata perché ai primi di settembre ancora non sapevo se la mia richiesta di trasferimento fosse stata accettata.
La risposta ufficiale è arrivata l’8 settembre 2005: mio figlio era stato inserito nella classe in cui io avevo riposto le maggiori aspettative.
Gioia ed entusiasmo mi hanno invasa tutta, ma anche paura, ansia e sensi di colpa. Il primo giorno di scuola, per me è stato indimenticabile.
Tornato a casa, mio figlio mi ha detto: “mamma non ho nessun rimpianto, potevamo farlo prima”.
A queste parole tutte le mie preoccupazioni sono svanite, ero pronta ad iniziare il nuovo cammino insieme a lui. Siamo stati accolti con calore e simpatia dal gruppo genitori, lui si è inserito bene, favorito anche dalla conoscenza di alcuni compagni. A volte, il cambiamento può essere faticoso, è solo vivendolo che può diventare meno pesante. Ho conosciuto una nuova realtà scolastica, segnalata e “etichettata” come di serie “B”; devo smentire questo nella maniera più assoluta, perché il lavoro svolto dalle insegnanti, le iniziative, le attenzioni rivolte a me e a mio figlio sono state di serie “A”.
Cogliere gli eventuali disagi non è da tutte le insegnanti.
La bellissima esperienza poi dei cinque giorni a Sfruz, insieme ad un’altra classe, è servita a mio figlio per aggregarsi ed inserirsi meglio in questo nuovo gruppo di coetanei, nonché fargli vivere un’esperienza indimenticabile nella natura.
Grazie, grazie di cuore ed un ulteriore, doveroso ringraziamento alle insegnanti della quarta C di via Brodolini esteso naturalmente al team dell’intera scuola elementare I. Calvino.
Continuate così...
Una mamma

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Le donne sono uscite dal silenzio

Le donne sono uscite insieme dal silenzio in piazza, a Milano e Roma sabato 14 gennaio tenendosi per mano e dimostrando, in 200.000 la loro determinazione a difendere i diritti civili che le lotte degli anni passati avevano conquistato. Con l’attacco alla Costituzione, ai diritti del lavoro, alla laicità dello stato, allo stato sociale ed ai servizi pubblici, la consapevolezza che nulla può più essere dato per scontato, nemmeno la legge 194, è grande e preoccupa, per fortuna la società civile è sana ed ha già gli anticorpi per respingere gli attacchi violenti alla libertà di un popolo che ha le sue radici nella lotta antifascista.
C’era bisogno di dare visibilità a questa forza e le donne, con le loro pratiche auto organizzate, si sono scritte, si sono trovate in assemblee affollatissime oltre qualsiasi immaginazione, hanno parlato e alla fine hanno anche deciso cosa fare.
Hanno detto basta e ora non vogliono più tacere.
Le donne in piazza, ma anche le tante che non hanno potuto esserci, dicono, attraverso la loro rabbia e la loro voglia di esserci, che esiste un altro modo di fare politica che non sia solo quella delle brutte mediazioni tra i partiti (anche del centro sinistra) nel nome di quella politica che è lontana dalla vita reale delle persone, delle donne che pagano sul loro corpo le scelte che non le rappresentano. La legge 194, legge sulla maternità consapevole e sull’interruzione volontaria di gravidanza, è una buona legge, una mediazione accettata dalle donne per non morire di quell’aborto che nessuna di loro vorrebbe mai arrivare a dover fare, come succedeva sui tavoli delle mammane: a morire sono sempre le donne mentre la sessualità si pratica in due, che se lo ricordino i tanti uomini che pensano che l’aborto non li riguardi direttamente se non li tocca da vicino.
Incinte restano le donne e a loro va l’ultima parola se vogliono, o possono, portare avanti un progetto che può trasformarsi in vita solo se la donna accetta dentro di sé, nel suo corpo questo progetto.
Perché mettere in discussione una buona legge che ha funzionato e ha salvato tante vite di donne se ci sono tante leggi da abrogare che salvaguardano solo gli interessi del premier? Perché voler fare politica sul corpo delle donne? Perché dare più diritti a un embrione che ad una persona già in vita?
Semplice, perché si vuole rimandare le donne nella sudditanza della Chiesa e di uno stato che, se non si riconferma laico, vuole entrare, come per la legge 40 sulla procreazione assistita, nelle scelte sessuali, relazionali delle persone per avere più potere sull’intera società.
La libertà delle donne fa paura a chi molto ha da temere da questa pratica democratica, infatti l’autodeterminazione non è per nulla una pratica egoistica, partire da sé vuole dire rapportarsi con responsabilità, per le donne che lo vogliono, con autorevolezza e richiedere mediazioni alla politica.
Mediazioni che partono da questo punto di principio: la libertà di scelta viene prima di qualsiasi altra cosa perché riconosce alla donna il diritto di essere persona. Fuori da questo riconoscimento, senza che si sia “libere di scegliere” la democrazia diventa autoritaria e quindi non esiste.
Le donne vogliono riappropriarsi dei consultori, farli funzionare e riqualificarne la competenza perché le giovani donne, e i giovani uomini, possano trovare un luogo competente e per fare questo, contro un governo liberista che privatizza le competenze, i saperi e i servizi, si dovranno decentrare le iniziative, presidiare i luoghi simbolici.
Non basterà tenere fuori i volontari del movimento della vita dai consultori, bisogna che le donne tornino a entrarci in massa con le loro capacità.
La legge 194 prevede che vi sia la prevenzione dell’aborto, e infatti in questi anni gli aborti sono drasticamente diminuiti, cosa c’entra la prevenzione (che significa contraccezione e informazione sanitaria) con la dissuasione verso la scelta d’abortire, non previste per nulla dalla legge, che questi volontari vorrebbero operare verso donne giudicate incapaci d’intendere e di volere?
Le donne sanno bene cosa vogliono, vogliono essere considerate consapevoli e lasciate libere di gestire, nella gioia e nel dolore, la loro maternità e la loro sessualità.
Molte giovani sanno che il contraccettivo del presente è la precarietà, un bell’incentivo al calo delle nascite e all’aborto, proprio chi ci governa oggi ha costruito questa società ingiusta che riduce la natalità. Le immigrate si rivolgono ai consultori, è così difficile capire perché???
Le donne dei partiti, gli uomini che vogliono farlo ora devono prestare ascolto alle donne che, come si diceva in piazza “votano con la pancia” e devono dare risposte alla massa oceanica di donne, di soggetti politici che hanno dettato la loro “piattaforma”.
Chi è ancora disponibile a dire che le donne non sanno fare politica e ragionano con l’utero sa dove trovare le donne e immaginare l’onda d’urto delle loro risposte con le quali verrà sommerso!
Raffaella Guido
Chiara Lesmo
Chiara Cera - Luisa Feratti
Anna Mezzetti
Deborah Mammoliti
Emanuela Vasselli


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Donne e diritti

Anche la Sinistra giovanile di Novate, insieme a tutta la Federazione milanese, ha partecipato alla manifestazione delle donne del 14 gennaio, a Milano, in difesa della legge 194 (che regola l’interruzione volontaria di gravidanza e il ruolo dei consultori), che si è tenuta in contemporanea a quella di Roma in favore di una legislazione sulle coppie di fatto (“Pacs” o “unioni civili”). Quello di Milano è stato un grande corteo di duecentomila donne e uomini che hanno voluto riaffermare diritti che parevano acquisiti, ma che negli ultimi mesi sono stati messi - e neanche tanto velatamente - ancora in discussione. A Roma si trattava invece di affermare diritti che, al contrario di quasi tutti i Paesi europei, non hanno ancora trovato cittadinanza nella legislazione italiana. In entrambi i casi le donne sono state protagoniste nell’organizzazione degli eventi; ma ci teniamo a dire, perché lo riscontriamo nella nostra esperienza politica quotidiana, che questi temi sono parte naturale del bagaglio culturale delle nuove generazioni (quelle che alle scorse elezioni regionali hanno votato in massa - circa il 60% - per l’Unione, e che speriamo daranno il loro contributo anche il prossimo 9 aprile, quando sarà in gioco il Governo del Paese). Nella difesa della legge 194 non si tratta di inneggiare all’aborto; le donne non hanno bisogno di sentirsi dire da nessuno, e tanto meno da fantomatici predicatori antiabortisti, quale dramma rappresenti una tale scelta. Si tratta piuttosto di salvaguardare un insieme di norme che ha disciplinato un problema così delicato. Così come, a proposito delle “unioni civili”, non si tratta di distruggere la famiglia, ma di riaffermarne il valore riconoscendo la varietà di forme che nella nostra società essa ha assunto, oltre che colmare un vuoto legislativo che, nella vita di tutti i giorni, si traduce in situazioni tristi e inumane per milioni di coppie, eterosessuali e omosessuali. Ecco, su questi problemi i giovani, anche di estrazione cattolica, mostrano minori incertezze e maggiore buon senso di parti della stessa Unione, che pure ha posto nel proprio programma di governo il tema delle “unioni civili”, e che si oppone alle minacce di modifica della 194 e di stravolgimento della funzione dei consultori (attraverso incredibili proposte da Stato teocratico...).
Ricordiamo, infine, che il Consiglio comunale potrebbe dare un segnale di apertura su questi temi istituendo a Novate, come in molti altri Comuni è già stato fatto, un registro delle unioni civili.
Le ragazze
della Sinistra Giovanile
Circolo Conconi
di Novate Milanese

P.S.: inizia la campagna del tesseramento 2006! Aderite alla Sinistra giovanile! Ci faremo vedere sul territorio; oppure potete chiedere di noi presso la sezione DS di via Bonfanti.

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Un addio a Elena Giandrini

Elena.... Quanti sono i ricordi con te.
Fermo il tempo, e scrivo questi miei pensieri perché non li cancelli.
La tua dipartita è stato un trauma, non so, non riesco a capacitarmi che domani non sarai più tra noi, chiudo gli occhi e ripercorro con malinconia il tempo passato assieme, dove pomeriggi con passione mi leggevi le tue poesie in dialetto ricordando persone e fatti da te conosciute, era uno spasso.
Penso, la vita continua con le proprie gioie, le disgrazie con i propri dolori eppure tanti sono i ricordi di ieri, di oggi e del domani che ci allietano la vita. Ti ricordi il giorno che abbiamo fatto conoscenza di due baldi giovani era il 1986, cercavano personaggi giovani e non.
Era l’inizio di un compito loro prefisso lavorare sulla memoria dell’individuo con ricordi vissuti di prima persona.
Una diecina si sono offerti volontari così è iniziato il nostro cammino verso la recita e fare teatro. Scorporare i nostri ricordi non è stato facile ma ci siamo riuscite.
Tu avevi un bagaglio così variato, amore, tribulazione, disgrazie ma sempre sulla cresta dell’onda per il tuo modo di vita esemplare.
Abbiamo iniziato a far spettacolo. 576 fu il primo ed era il numero sommando gli anni delle persone partecipanti.
Portando in scena ricordi e poi elaborati dai nostri registi Giovanni Storti, e Marzia Loriga.
Siamo stati i primi come persone meno giovani a calcare le scene e debbo dire con successo; es. Parigi, Macon Francia, Stoccarda, Germania e poi decine le città italiane come Milano, Torino, Bologna, Perugia, S. Arcangelo di Romagna, Battipaglia ecc. con successo e tanti applausi; 20 anni, il tempo che abbiamo trascorso assieme è stato bello, abbiamo incamerato una cultura, lo stare assieme ed esternare al pubblico il nostro sapere con semplicità.
Eravamo un bel gruppo, lo siamo ancora ma ci sarà un vuoto nei nostri ricordi.
Avaro è il tempo, come un fulmine a ciel sereno si abbatte e distrugge, una vita lasciando solo vuoto e disperazione.
Riposa in pace perché la tua vita è stata un caleidoscopio di idee e cose belle che rimarranno nei nostri ricordi più cari. Ciao Elena...
c.m.t.

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Elena Giandrini

Voglio ricordare la sua vivacità, la sua arguzia, il suo brio, che si estrinsecavano attraverso la produzione di poesie dialettali, nel fare Teatro nel GRUPPO 576, nella sua fattiva partecipazione al CORO BELLA ETA’ e il forte coinvolgimento nel gruppo di Storia locale, costituitosi nel 1988–89 sotto l’Assessorato di GRAZIA COLOMBO, nel racconto della sua esperienza di donna elettrice per LA PRIMA VOLTA NEL 1946, contenuto nel libretto rosa “1946 LE DONNE VOTANO”.
Le sue poesie sono lo specchio fedele della “Novate di temp indrée” e di luoghi ormai scomparsi. Era fiera di aver vissuto nella “CURT DI QUARANTOTT” e dell’educazione ai principi di libertà e democrazia che suo padre le aveva inculcato.
Ha partecipato attivamente ad allestire le mostre proposte dal GRUPPO di STORIA LOCALE dagli anni 1992 al 1999.
Disponibile, vivace, spiritosa, così la ricordano i ragazzini delle Scuole elementari di via BRODOLINI e di via BARANZATE; dove, su richiesta delle Insegnanti si recava a raccontare “LA NOVATE DI temp indrée”. Naturalmente doveva parlare in italiano, perché la composizione delle scolaresche era molto variegata.
“Non c’è quasi più nessuno di Novate” mi diceva con una certa preoccupazione.
GRAZIE ELENA per tutto quello che hai fatto per la tua NOVATE! ......
Annamaria Ferrari
“La mia ca’ de ringhera”

Cume la me piaseva la mia cà de ringhera la ciamaven
ciciarera, lè vera quanti dòn ghè brusà el mangià perché
eren sul ripiani a ciciarà.
Se saveva tucc i abitudin quand la matina vona la se
indurmentava la porta ghe picaven “dem te levet su pù,
ta dormet puse ti del to materas” e se rideva cume matt.
Me ricurdi una matina la derviva no l’ùsc la Carulina a
furia de ciamà e picà mumenti al buten là, i don eren
tribula an cumincià “andem ciamà el brusin faree dervì
la porta magari lè denter morta”.
Quand pian pianini bel bel bel la ven denter del cancèl
“Carulina se te fa stamattina!
Un po de tem fa o fa un voto e duevi rispetal, sunt
andada a Mesa e di el rusari a la Capeleta”.
La Giuanina la ghe fa “un’altra volta dil in due te voret
andà sensa fa tribulà”.
Ciao cà de ringhera anca se tàn rimudernà te ciamen
Semper ciaciarera.
Poesia dialettale
di Elena Giandrini

(Poetessa Novatese)

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In ricordo di zia Lina

In uno dei tuoi tanti racconti hai confessato che non ti piaceva molto parlare, ma che preferivi fissare su carta tutto ciò che ti passava per la mente. È vero, tu eri molto semplice e riservata ed esibirti in pubblico un po’ ti imbarazzava però ogni volta che lo facevi era un gran successo.
Questo accadeva anche quando andavi nelle scuole a recitare le tue poesie e a raccontare della tua vita di bambina; lo facevi con tanto entusiasmo e naturalezza, che riuscivi a catturare l’attenzione e l’interesse dei bambini anche se non capivano quella “strana lingua” e ti chiedevano di tradurre quello che tu leggevi in dialetto scatenando ogni volta fragorose e divertite risate alle quali ti univi, ritornando anche tu un po’ bambina.
Mancherai molto a tutti noi e ci mancherà non sentirti più recitare le tue poesie, alle quali solo tu riuscivi dare la giusta intonazione suscitando gioia, dolore, rimpianti e allegria. A me mancheranno le nostre chiacchierate dove tu trovavi sempre le parole giuste per ogni situazione.
Farò tesoro di tutto questo e di tutto quello che mi hai insegnato e conserverò questo ricordo gelosamente, in un angolo del mio cuore.
Con tanto affetto
Renata

Musica sogno incanto
Musica,
fascino meraviglioso
sogno e incanto,
armoniose note
di bellezza e poesia.
Musica,
le note vibrate
sono cascate di diamanti,
sono raggi di sole
sono amore.
Musica,
dolcezza celestiale
parli al cuore
lenisci
ogni dolore.
Elena Giandrini (1989)


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