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Cambiano le regole: scrutatori nominati e non più sorteggiati
La nuova legge elettorale
cambia il sistema di scelta degli scrutatori
Con la nuova legge elettorale, approvata dal Parlamento nel dicembre 2005, oltre alle modalità di espressione del voto e di individuazione degli eletti, sono state introdotte anche altre modifiche. Una prima novità riguarda la composizione della Commissione elettorale. Il cui numero passa da 7 a 4 consiglieri comunali compreso il sindaco.
Il Consiglio Comunale provvederà, nel mese di febbraio, a nominare i membri effettivi e supplenti che nel prossimo quadriennio saranno chiamati a svolgere tale funzione.
I tre componenti effettivi, più il sindaco, formano dunque la commissione elettorale che, oltre ai compiti solitamente assunti (come la verifica degli albi degli scrutatori e degli iscritti alle liste elettorali) avrà il compito, ed è questa la vera novità, di nominare gli scrutatori delle varie sezioni in occasione delle consultazioni elettorali.
Non ci sarà più dunque un sorteggio tra gli iscritti nell’albo ma una vera e propria scelta a cura della commissione stessa che dovrà, all’unanimità, provvedere ad individuare tutti gli scrutatori assegnandoli alle varie sezioni.
In precedenza, la Commissione elettorale sorteggiava gli scrutatori iscritti all’albo, con l’ausilio di un sistema informatico, compilando due elenchi: quello degli scrutatori effettivi, già abbinati alle sezioni di appartenenza, e quello degli scrutatori supplenti, a cui si accedeva solo in caso di rinuncia, per comprovati motivi, da parte degli effettivi.
Negli ultimi anni, però, si è assistito a un fenomeno di “disaffezione” da parte degli scrutatori che, pur essendo inseriti volontariamente in un albo, al momento delle consultazioni non si rendevano disponibili, creando notevoli disguidi nell’organizzazione della macchina elettorale. Forse, anche per questo, il legislatore ha pensato fosse meglio ritornare al vecchio sistema di designazione, con qualche aggiustamento doveroso.
La Commissione, pur nella discrezionalità, potrà scegliere solo tra i cittadini iscritti regolarmente nell’albo degli scrutatori. L’albo degli scrutatori a tutt’oggi è costituito da 313 elettori, per essere inclusi basta formulare una semplice domanda da inoltrare al Sindaco entro il mese di novembre.
Coloro che risultano già iscritti nell’albo degli scrutatori, in vista delle prossime elezioni, sono invitati a segnalare la propria disponibilità anche contattando i membri della commissione o altri consiglieri comunali.
La segnalazione non è ovviamente vincolante ma aiuterà la commissione ad individuare persone disponibili evitando di nominare chi non è interessato con faticose corse dell’ultimo momento alla ricerca di scrutatori sostituti.
Per ulteriori informazioni: ufficio elettorale tel. 02.35473219.
Il Presidente del Consiglio Comunale
Roberto Ferrari
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Elezioni e Referendum
siamo chiamati ad esprimerci
Siamo nel pieno della campagna elettorale per le elezioni del 9 aprile 2006. Tutte le forze politiche stanno utilizzando in questo periodo pre-elettorale gli spazi televisivi disponibili e i più diversi mezzi d’informazione. Le città sono inondate di manifesti elettorali, per informare i cittadini italiani dei programmi realizzati e dei futuri impegni del Governo che verrà eletto. I sinistri e catastrofici manifesti del sinistra-centro (rossi di vergogna e verdi di rabbia) ci mostrano la disastrosa situazione del Paese Italia. Non dicono la verità, presentano l’Italia che avremo se malauguratamente andranno al Governo. Lo spazio che di norma utilizziamo per le politiche locali, questa volta lo useremo per fare un po’ di sana e veritiera propaganda elettorale nazionale. Il governo Berlusconi, di centro-destra, sta proficuamente portando a termine il suo mandato; è l’unica volta nella storia della nostra Repubblica del dopoguerra, che si completa la legislatura, nonostante il deleterio ostruzionismo dei partiti dell’opposizione (l’armata Brancaleone di sinistra-centro). Con vergognosa e falsa propaganda, spalleggiati da una parte di magistrati politicizzati, hanno frenato con arroganza lo sviluppo del nostro Paese. Nel governo Berlusconi i ministri della Lega Nord Padania si sono contraddistinti per il loro operato, sostenuti democraticamente dal Popolo Padano. Il ministro della Giustizia Roberto Castelli ha portato avanti la riforma della Magistratura, scardinando il potere assoluto che una parte dei magistrati politicizzati volevano sacro ed inviolabile. La separazione delle carriere tra magistrato e giudice è una vittoria della democrazia, e dopo un cinquantennio sonnolento e inconcludente, il ministro Castelli ha dato inizio ad una riforma epocale, che ci auguriamo possa continuare nella prossima legislatura. Il ministro del Lavoro Roberto Maroni, ha avuto il compito più ingrato e difficile, la “Riforma delle Pensioni”, indispensabile per salvaguardare e garantire le pensioni dei giovani lavoratori e dei cittadini italiani delle future generazioni. Ricordiamo che anche nella Spagna di Zapatero l’età minima pensionabile è di 65 anni. Il ministro Maroni ha portato a termine la “Riforma sul TFR”, che i governi di sinistra-centro che hanno preceduto il Governo Berlusconi non hanno avuto il coraggio di portare a compimento, succubi del sindacato Cgil e della Confindustria. Il ministro delle Riforme Istituzionali, l’onorevole Roberto Calderoli, ha portato a compimento il lavoro iniziato dal Segretario federale della Lega Nord Padania, Umberto Bossi, che solo la grave malattia ha potuto allontanare dal Ministero delle Riforme Istituzionali. La riforma costituzionale che ha nome “Devoluzione”, innovazione storica da sottoporre al voto del Popolo italiano nel giugno 2006, permetterà lo snellimento della burocrazia e ad ogni Regione di legiferare autonomamente su Scuola, Sanità e Pubblica sicurezza. Il numero dei parlamentari eletti sarà notevolmente ridotto e il Senato avrà giurisdizione federale. Inoltre saranno rafforzati i poteri del Primo Ministro per garantire l’unità nazionale e la governabilità. Il Referendum confermativo nel mese di Giugno, non necessita del quorum; chiediamo a tutti i cittadini elettori di votare per il mantenimento della legge sulla Devoluzione, conquista democratica della Lega Nord Padania e di tutto il centro-destra.
Invitiamo tutti i cittadini novatesi a confermare la fiducia alla Casa delle Libertà per poter continuare a riformare il Paese. Diversamente la consorteria del sinistra-centro porterà i miserabili risultati che riscontriamo ogni giorno nella vicenda Unipol. Siamo solo all’inizio della vicenda. Una cosa ha però insegnato al Popolo italiano: i senza macchia, i Migliori, da oggi saranno i Peggiori maneggioni. Saluti padani a tutti i cittadini novatesi.
Lega Nord Padania
Sezione di Novate Milanese
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Un anno di svolta...
...è ciò che ci aspettiamo dal 2006 che, collocandosi nel biennio centrale della legislatura, dovrebbe trovarsi nelle condizioni idonee per dispiegare la capacità propositiva di una Amministrazione.
Dedicammo il nostro primo articolo dello scorso anno, su questo periodico, alla responsabilità in generale di spendere danaro pubblico (danaro di altri e non nostro): al “come”, in altri termini, i capitoli di spesa iscritti in un bilancio (il bilancio comunale di previsione 2005 era il tema) debbano - oltre che essere veritieri - venir ponderati prima e verificati poi. Facevamo appello, nel gennaio del 2005 e dal nostro modesto osservatorio, a quel senso di responsabilità - figlio anch’esso del bagaglio di valori che ognuno di noi si è costruito e si porta appresso - che quotidianamente dovrebbe gravare sulle nostre spalle quando ricopriamo incarichi decisionali pubblici o privati e più ancora quando assumiamo ruoli nel campo della politica: appello che, leggendo le cronache italiane di questi ultimi tempi, risulta purtroppo sempre di attualità. Un anno di svolta, diciamo dunque ora, perché rispetto alla fase iniziale di una legislatura - che spesso si caratterizza per una sostanziale gestione del quotidiano - quella centrale deve imprimere il proprio “marchio” al quinquennio: non assolveremmo l’impegno assunto ed il mandato ricevuto se considerassimo quanto fatto fino ad oggi esaustivo. Questo è l’anno in cui tutti i Comuni della Lombardia (per legge) devono iniziare, attraverso gli organismi deputati, quel complesso lavoro di rivisitazione del proprio territorio al fine di fissare i principi che ne governeranno il nuovo assetto urbanistico e ne regoleranno il futuro equilibrio ambientale; sarà un lavoro, ancora, che per la sua natura non è demandato a qualcuno ma a molti e dove i soggetti coinvolti - politici e tecnici - si muoveranno nella propria sfera d’azione: i primi dettando gli indirizzi e fissando gli obiettivi ed i secondi traducendo detti indirizzi e obiettivi in strumenti applicativi chiari, trasparenti, scevri di qualunque discrezionalità. Questo è l’anno dove la “manutenzione dell’esistente” (strade, verde, illuminazione, luoghi pubblici) deve finalmente assumere (e mantenere) le caratteristiche sue proprie: sistematicità, celerità, organicità. Questo è l’anno, infine, che vedrà opere iniziate nella scorsa legislatura giungere a realizzazione ed entrare in funzione (Villa Venino con la biblioteca, Via Repubblica); sono opere a suo tempo intraprese con la fondata convinzione che fossero non solo utili ed attese ma anche non dispendiose: tali ci aspettiamo che siano.
Forza Italia
Novate Milanese
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Un bilancio strategico La Finanziaria predisposta dal Governo, certo, non aiuta. E non aiuta nemmeno la scellerata alchimia di tetti e patti di stabilità decisa da Bruxelles, che ci costringe ogni anno a fare i conti con dei limiti di spesa (e di entrata) che appesantiscono l’attività amministrativa. Ma per fortuna siamo una Lista civica, e questo ci consente il diritto-dovere di non arrovellarci su tagli dei trasferimenti agli enti pubblici e grandi teorie macroeconomiche: nostro compito è pensare al bilancio del Comune di Novate, e questo faremo nei prossimi giorni, accompagnando le scelte della maggioranza nella predisposizione del documento di programmazione economica in via di approvazione.
Senza perderci nelle colonne di numeri che il malloppone del bilancio mette in bella mostra, spesso tenendo così alla larga i cittadini che vorrebbero (giustamente) metterci il naso per sapere “come va” il loro Comune, vogliamo proporre una sintesi di quelle che proporremo come le linee portanti e gli interventi significativi che dovranno segnare lo svolgimento del prossimo anno di lavori. Punto cardine dell’impianto di bilancio dovrà essere la volontà, di cui siamo portatori da almeno sette anni, di non aumentare la pressione fiscale sui novatesi: né quella diretta (niente aumento dell’Ici), né, per quanto possibile, quella indiretta, contenendo le tariffe dei servizi a domanda individuale. Mantenendo naturalmente l’alta qualità dei servizi stessi, che resta il fiore all’occhiello delle amministrazioni novatesi.
Proprio prendendo spunto dalla condizione dei “servizi”, la predisposizione del bilancio 2006 dovrà essere anche l’occasione per far quadrato sul grande progetto della Fondazione Cottolengo, l’ente che sta lavorando da anni al progetto di “ampliamento” dell’Oasi San Giacomo e l’allargamento del servizio all’utenza maschile: un intervento estremamente qualificante per la nostra cittadina, giunto ormai alla stretta finale e alla definizione, in accordo con il Cottolengo, delle modalità operative (e finanziarie, appunto) necessarie alla sua realizzazione. Altro punto forte (e punto dolente, purtroppo) del prossimo anno sarà la predisposizione di una soluzione davvero definitiva per il Palazzetto dello Sport, studiandone in modo esaustivo le effettive funzioni future e procedendo, di conseguenza e senza ulteriori sprechi, al completamento delle opere interne (i tanto attesi spogliatoi) e a un ripensamento dell’intera area, dagli accessi al palazzetto stesso al parco che lo ospita, ridando una fisionomia coerente a quello che ormai, in questo processo di aggiunte successive, rischia di rimanere un ibrido senz’anima.
Altro parco, altro importante traguardo per l’amministrazione: con il 2006, infatti, prenderà forma il progetto del Parco agricolo (zona circonvallazione/troncone nord di via Cavour), un nuovo grande polmone verde per i novatesi protetto da ogni futuro sfruttamento edilizio, che prende forma dopo un fitto lavoro svolto dai nostri uffici con la Provincia e il Comune di Cormano, sfociato in una lettera di intenti che permetterà di definire, entro 60 giorni dalla sua firma, il perimetro del parco e il suo sviluppo futuro.
Tutti tasselli di un impianto urbanistico più ampio e ragionato, che si inseriscono nel percorso di predisposizione a Novate di un compiuto Piano di governo del territorio, il nuovo strumento urbanistico previsto dalla legge regionale che supera e migliora la precedente formula del Piano regolatore generale. Sarà la grande sfida che accompagnerà il proseguimento del mandato. E che, chiuso il bilancio, costituisce il prossimo traguardo del nostro lavoro.
Lista civica Uniti per Novate
Inizio pagina La Finanziaria e il bilancio comunale Una finanziaria responsabile che attua scelte di rigore tese a ridurre la spesa pubblica è sicuramente una finanziaria che va presa sul serio. A pochi mesi dal voto politico il governo di centro destra decide di non fare un documento modello “libro dei sogni” ma punta sulla serietà e sulla responsabilità. È questo certamente lo spirito di chi vuole rimettere in corsa l’Italia. Poche parole e più fatti concreti. Le singole scelte sono naturalmente soggette a valutazioni di merito che possono trovare più o meno condivisione ma che sono comunque, questo è indubbio, il risultato di un lavoro serio e pragmatico. Quanto queste scelte ricadono sulle politiche dei comuni? In generale non è il caso di fare commenti per evitare di cadere nella banalità o nella semplificazione. Parliamo dunque del nostro caso. La finanziaria costringerà il comune di Novate ad aumentare le tasse? NO
La finanziaria costringerà il Comune di Novate a tagliare i servizi? NO
La finanziaria costringerà il Comune a meglio razionalizzare la spesa? SÌ
La finanziaria costringerà il Comune a ridurre i costi della politica? SÌ
Ai cittadini il giudizio.
Circolo AN Novate Milanese
Inizio pagina Perché diciamo NO alla riforma
della Costituzione Italiana
Perché invitiamo tutti i cittadini
democratici a firmare la richiesta
per il Referendum abrogativo 1) Perché avvierà il Paese verso il caos legislativo
Basti pensare che il nuovo testo suddivide le leggi emanate dal Parlamento in tre diverse categorie: quelle votate solo dalla Camera, quelle votate solo dal Senato e quelle che dovranno essere approvate da entrambi i rami del Parlamento. Un intrico di commissioni e commissioncine avrà l’incarico di dirimere i casi più probabili di dubbia attribuzione. Vi saranno inoltre provvedimenti di questo tipo: quelli che essendo ritenuti essenziali per l’attuazione del programma di governo potranno essere varati nonostante il voto contrario del Senato, alla condizione di aver ottenuto l’approvazione della maggioranza assoluta della Camera. 2) Perché attribuirà poteri eccessivi al Primo Ministro
• Nella Corte Costituzionale aumentano i membri di nomina parlamentare, con conseguente riduzione dell’autonomia rispetto il potere politico.
• Nel Consiglio Superiore della Magistratura potranno essere nominati dal Parlamento anche personalità puramente politiche, senza alcun vincolo di competenza giuridica.
• La figura del Presidente della Repubblica, cui verrà tolta l’attribuzione di sciogliere le Camere, risulterà fortemente indebolita.
Il potere di concludere anticipatamente la legislatura viene di fatto consegnato al Primo Ministro. La Camera ha la possibilità di designare un altro, ma solo con l’appoggio dell’originale maggioranza: i deputati dell’opposizione non avranno valore. Il potere del Primo Ministro risulterà notevolmente aumentato e libero da qualsiasi controllo politico.
3) Perché introdurrà disparità di diritti tra cittadini di regioni diverse
Quando la devolution sottrarrà risorse e possibilità operative alle Regioni in materia di Salute, Scuola, Assistenza, fiscalità e servizi pubblici in generale, ci saranno le Regioni di serie A e di serie B. Ciò porterà gravi disuguaglianze, “migrazioni” e pendolarismi verso le città e le regioni che offriranno il miglior servizio. 4) Perché aumenterà i costi di gestione ed ingigantirà la burocrazia
La moltiplicazione degli uffici, il caos amministrativo legato ai conflitti di competenza tra stato e regioni, la diminuzione del controllo centralizzato su assunzioni, appalti ed opere pubbliche produrranno un’esplosione delle spese ed un aumento delle clientele. Per questi motivi il Circolo Steve Biko di Rifondazione Comunista assieme al comitato “Salviamo la Costituzione”, guidato dal Presidente Oscar Luigi Scalfaro, si oppone alla riforma costituzionale di questo Governo di centro-destra e, anche attraverso la battaglia referendaria, si impegna con tutte le sue forze per bloccare questo ulteriore mostro legislativo e costituzionale e ripristinare i valori politici, sociali e legislativi emersi dalla lotta di Liberazione.
Chiediamo a tutti i cittadini democratici di far sentire la propria voce ed organizzare la partecipazione al voto nel Referendum che si terrà nel giugno c.a. votando NO.
Il Comitato
Direttivo Steve Biko
del P.R.C.
di Novate Milanese
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Le stranezze nella costituzione
della Società Mista “Meridia”
Ricorso alla Corte dei Conti Regionale
Il 13 dicembre 2005, tutti i gruppi di minoranza, attraverso una attenta consulenza legale, hanno presentato alla Procura Regionale della Corte dei Conti, un esposto nei confronti dell’amministrazione comunale per accertare un eventuale danno patrimoniale per il comune, a seguito della costituzione della società s.p.a. mista (pubblico-privato) “Meridia” per la produzione e distribuzione di pasti, principalmente per le mense scolastiche, attraverso la costruzione sul nostro territorio di un centro unico di cottura.
Ecco in sintesi la ricostruzione dei fatti:
• Il Consiglio Comunale del 17 febbraio 2004 approva la costituzione della s.p.a. mista, 49% Comune-51% privato, individuando l’area di 4000 mq di proprietà comunale, su cui costruire la struttura del centro cottura. In conformità a questa deliberazione, si è trovato il socio privato, attraverso un bando pubblico, si è stabilito di fissare il capitale sociale della s.p.a in 516.457 euro, dei quali 253.064 dal Comune e 263.393 dal privato. Viene stabilito che la quota finanziaria del comune è interamente soddisfatta dal valore dell’area che il comune cede alla società.
E qui iniziano i fatti strani dell’operazione.
Viene chiesta, come sempre si fa di fronte ad una cessione di un bene patrimoniale pubblico, una perizia sul valore dell’area ad un perito nominato dal tribunale di Milano che indica il valore di cessione dell’area in 312.000 euro, mentre nell’atto notarile di costituzione della società del 10 giugno 2004, come già detto, il valore dell’area risulta 253.063, quindi con una differenza in negativo per il comune di 58.937 euro.
L’area ceduta è stata quindi sottostimata dal comune.
• Alla presentazione del progetto esecutivo per la concessione edilizia del centro cottura, l’ufficio urbanistica sospende il parere perché i 4000mq previsti dalla deliberazione del consiglio sono insufficienti alla realizzazione della struttura presentata nel progetto. A questo punto accade il secondo fatto strano.
Si poteva tornare in consiglio comunale dichiarando l’errore, correggere la metratura della superficie con una nuova deliberazione. Invece s’inventa uno strano “escamotage”. Non si segue una normale prassi, si trova un altro notaio, (evidentemente del primo “non si era contenti”) e si stipula un nuovo atto nel quale si dichiara di cedere tutta l’area pubblica rimanente alla s.p.a. “Meridia”.
• Nell’esposto si chiede con quale atto il Comune ha manifestato la volontà di cedere gratuitamente l’area in più necessaria alla edificazione e per quale motivo tutte le spese inerenti a questo secondo atto sono state pagate solo con i soldi del Comune.
A seguito di questi fatti, dimostrabili con atti pubblici, la minoranza presentò il 10 giugno 2004 una interrogazione al Sindaco per capire il perché di questa a dir poco strana procedura. Le risposte ricevute furono assolutamente evasive e contraddittorie. Da qui la decisione di far ricorso alla Corte dei Conti Regionale per accertare, come noi crediamo, si sia commesso un danno patrimoniale pesante per il nostro comune, patrimonio, vogliamo ricordarlo, di tutti i cittadini.
Una ultima notazione. Al Sindaco che ci ha accusato di far politica attraverso le vie legali, rispondiamo che se la trasparenza degli atti e dei comportamenti fosse un dato affermato e riconosciuto, probabilmente la dialettica politica tornerebbe sui binari naturali di un confronto sulle idee e i progetti. Ma quando ci troviamo di fronte a comportamenti e atti non spiegabili e il confronto di fatto viene rifiutato, è dovere della minoranza esercitare il controllo attraverso tutti gli strumenti, peraltro costosi, che per fortuna la nostra democrazia mette a disposizione.
Democratici di Sinistra
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Piano di Zona dei Servizi Sociali:
che fine ha fatto? Tutto tace
Con il 2004 è terminato il primo triennio dei Piani di Zona, novità in campo socio-assistenziale voluta dalla legge 328/2000.
Questa legge ha valorizzato il ruolo dei Comuni come soggetti della programmazione locale coinvolgendo non solo i soggetti istituzionali ma anche la realtà del volontariato, delle associazioni, della cooperazione perché “la ricognizione e l’analisi dei bisogni e delle risorse non può prescindere dal considerare il punto di vista di quanti operino sul territorio”.
La prima considerazione che facciamo è che, al termine del triennio, non è stata fatta alcuna verifica degli obiettivi prefissati: per l’assistenza domiciliare degli anziani non autosufficienti e i disabili gravi, per gli interventi di sostegno alle responsabilità familiari, per il contrasto alle povertà, la prevenzione del disagio minorile, ecc.
In particolare, rispetto all’erogazione delle provvidenze economiche come i “buoni” e i “voucher” (la cui quota, per il nostro distretto, di euro 1.090.000,00 vincolata dalla Regione Lombardia, è arrivata al 70% dello stanziamento complessivo), è importante fare un’analisi dei risultati, dei criteri di accesso, delle modalità di erogazione, dei criteri di accreditamento.
Gli Enti Locali, già nel corso del 2005, in continuità con l’esperienza realizzata nel precedente triennio avrebbero dovuto definire i nuovi Piani di Zona che, sulla base dei risultati raggiunti nel precedente periodo, costituiranno lo strumento programmatico delle politiche locali in ambito socio-assistenziale per il triennio 2006/2008.
La programmazione associata negli ambiti comunali avrebbe dovuto essere avviata nel corso del 2005 e concludersi entro il 31 dicembre.
Il processo di costruzione del Piano di Zona comprende diverse tappe tra cui la definizione degli obiettivi, le priorità d’intervento e la ripartizione delle risorse.
È vero che la data di scadenza per la definizione del Piano è il 31 marzo 2006 ma a tutt’oggi non è stato avviato alcun processo partecipativo: nessun tavolo di lavoro è stato aperto, la commissione servizi sociali non ne sa nulla, le realtà locali del volontariato non sono state coinvolte nel processo di consultazione e di proposta.
Constatiamo amaramente, ed è la seconda considerazione, che il pronunciamento di “costituzione di un tavolo di lavoro “misto” composto dall’Amministrazione Comunale e dai rappresentanti del Terzo Settore, con funzioni di monitoraggio e programmazione delle attività sociali da sviluppare nel tempo” non ha avuto alcun seguito, ma è rimasta lettera morta.
Così come è rimasta solo una bella dichiarazione di principio l’altra affermazione: “i Piani di Zona serviranno alla programmazione e pianificazione dei servizi sociali, con la grande opportunità di partecipazione a tale operazione anche di soggetti legati al volontariato, alla cooperazione sociale... in un’auspicante ottica di integrazione, collaborazione, sussidiarietà”.
Noi, comunque, aspettiamo.
La Margherita
Circolo “A. De Gasperi”
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