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| Ci scrivono | ||
| La pace oltre il muro Poesia Plesso Cornicione Con Vincenzo Portella e "Sicilia Mondo" Come è troste morire a Novate SOS scuola 2 Spettacolo su "La pace e i diritti umani" Per la redazione di Informazioni Municipali Il '58 si è ritrovato Don Carlo Regiroli e Don Gianni Zibetti Maratona di New York |
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| 18 gennaio 2005 La pace oltre il muro Durante i primi giorni del 2005 siamo stati in Terra Santa, da Gerusalemme a Hebron, da Betlemme a Ramallah, da Gerico a Nazareth fino al Lago di Tiberiade. Luoghi che rappresentano per molti uomini e donne il fulcro della propria cultura, della propria religione e del proprio modo di vivere e pensare il mondo. Un viaggio che ha evocato in noi l’immagine del mosaico. Un mosaico è composto da tanti piccoli tasselli di vetro, ognuno con una propria forma, un proprio colore e accostati l’uno all’altro danno vita ad una meravigliosa opera d’arte. Proprio da questa immagine del mosaico nasce la nostra riflessione. Pensiamo in particolare a Gerusalemme, la città che custodisce le “tre pietre” simbolo delle tre grandi religioni monoteiste: il Muro del Pianto per gli ebrei, la pietra del Santo Sepolcro per i cristiani, la Cupola della Roccia per i musulmani. È una città che affascina per l’incredibile miscuglio di persone e culture che racchiude all’interno delle sue antiche e bellissime mura. Salendo verso il Monte degli Ulivi che fa da cornice a Gerusalemme, l’immagine del mosaico si scontra tristemente con quella del muro. Un muro alto dai 5 agli 8 metri che, nonostante l’attuale governo Sharon voglia far passare come “barriera difensiva”, ha l’obiettivo di dividere e isolare alcune parti di questo mosaico. Un muro dai costi esorbitanti (quasi due milioni di dollari al kilometro!... con conseguenti tagli per le spese sociali…) che è stato condannato lo scorso luglio dalla Corte Internazionale di Giustizia dell’Aja, in quanto realizzato sul territorio palestinese illegalmente occupato da Israele a partire dalla guerra dei sei giorni del 1967. Nonostante la condanna internazionale, i lavori per la costruzione procedono a ritmo serrato, con gravi danni per tutte quelle persone che hanno solo il desiderio di una famiglia, di una casa e di un lavoro. Durante questo viaggio siamo stati accompagnati da un operatore umanitario italiano che da due anni lavora a stretto contatto con israeliani e palestinesi; abbiamo conosciuto alcuni palestinesi molto disponibili a raccontarci le proprie tradizioni e a condividere con loro dell’ottimo tè alla menta. Abbiamo avuto, inoltre, l’occasione di partecipare alla celebrazione del 25° anniversario di episcopato di Carlo Maria Martini. Proprio dal vescovo emerito di Milano arrivano parole di speranza e di invito a valorizzare esperienze di condivisione tra i due popoli, quali per esempio il “Parent’s Circle”, un’associazione di famiglie ebree e palestinesi accomunate dall’aver perso un figlio in questi ultimi anni di terrorismo e di incursioni armate dell’esercito israeliano. “Ogni giorno si possono vedere storie di riconciliazione, di rispetto reciproco e di ascolto” ricorda Martini; aggiungiamo noi che, purtroppo, questi episodi raramente sono riportati dai mass media con la stessa enfasi con la quale vengono invece mostrati al mondo i terribili atti degli estremisti. Crediamo che la pace in Terra Santa sia ancora possibile perché ebrei e arabi musulmani hanno già vissuto in pace, in particolare dagli accordi di Oslo del 1993 fino al 2000 e riteniamo che non serva un muro per vivere in pace. Anzi, il muro non farebbe altro che aumentare gli odi, i rancori, la povertà e l’isolamento materiale e psicologico dal resto del mondo. Il processo di pace richiede la capacità di tutte le parti in gioco di saper cogliere l’altrui diversità, non come motivo di contrapposizione, ma come occasione per arricchire la propria storia. Proprio come… un mosaico! Davide e Francesca Poesia Ôna bela sifulada Seri minga bun de sunà La mia Maria, quindesann, Sota el sò poggioeu Se vedevum de scundun, De leva a suldaa sunt’andaa La mia Maria l’era una tusa Dopu un ann la mia Maria (Dicember 1992) Plesso Cornicione Siamo genitori di bambini frequentanti la scuola elementare di via Cornicione e, dati i recenti sviluppi riguardo la futura organizzazione oraria, vorremmo esprimere tutta la nostra disapprovazione e tutte le nostre perplessità. Il 20 dicembre il Consiglio d’Istituto dell’Ist. Comp. Brodolini ha deliberato che dal prossimo anno scolastico tutte le classi frequentanti i due plessi (Brodolini e Cornicione) seguiranno lo stesso orario: settimana corta e tre rientri obbligatori settimanali. In vari modi molti genitori avevano manifestato le loro perplessità rispetto al cambiamento previsto e, come mediazione, avevano proposto che almeno alle classi già in corso fosse data la possibilità di terminare il ciclo con l’attuale orario, cioè quello che le famiglie avevano scelto. Anche nel Consiglio d’Istituto precedente, il 29 novembre, i rappresentanti dei docenti e dei genitori si erano mostrati favorevoli a questa mediazione ma, magia di Natale!, dopo 20 giorni un urgentissimo quanto mai esposto problema di inserimenti di nuovi alunni nelle classi già avviate ha fatto sì che “la mediazione” fosse cancellata come anche la voce di molte famiglie. Riteniamo che la possibilità che fino ad oggi le famiglie novatesi hanno avuto di poter scegliere il tempo scuola sia stata in questi anni un’enorme ricchezza e indice di libertà e civiltà. Per questo motivo ci troviamo in completo disaccordo con la linea portata avanti dall’attuale Istituzione Scolastica che mira ad una unificazione e omologazione degli individui. Ci chiediamo: ma la Riforma Moratti non prevedeva che le famiglie dovessero essere parte integrante nelle scelte? Di fatto è quello che dice ma per i genitori del plesso di via Cornicione non è così perché oltre a ritrovarsi un tempo scuola OPPOSTO a quello che avevano scelto (scuola anche al sabato e pomeriggi liberi), avranno anche seri problemi per la scelta delle ore opzionali. In nome di “un’unificazione” e delle “pari opportunità” (di chi?) si è cancellata una realtà scolastica da anni ben funzionante e ci si è presi gioco di decine di famiglie che avevano fatto una scelta ben precisa e che adesso, di punto in bianco, dovranno riorganizzare la vita dei propri figli secondo un modello che non condividono. Pertanto ringraziamo: la Dirigente Scolastica, la maggioranza del Consiglio d’Istituto e la quasi totalità dei docenti. Come dire: al peggio non c’è mai fine……! Un gruppo di genitori del Plesso di via Cornicione Con Vincenzo Portella e “Sicilia Mondo” Novate Milanese va per il mondo Il 2 Luglio 2004 nell’ambito della rassegna culturale “La Biblioteca fuori di sé - Un caffè con l’autore” promossa dalla Biblioteca del Comune di Novate Milanese allo scopo di mettere a contatto fra loro scrittori e lettori del territorio, nel ristorante tipico siciliano “Bartolo e Mica” di Novate Milanese è stato presentato il libro di Vincenzo Portella “Un coltello per due” (Anthelios Edizioni) da cui è scaturito un piacevole ed interessante dialogo siculo-lombardo stimolato dai racconti e dai sapori dell’antica Trinacria. Di questo avvenimento titolato “Serata siciliana a Novate Milanese” ha dato ampia notizia il giornale “Sicilia Mondo” periodico d’informazione che raggiunge tutti i nostri connazionali residenti all’estero in qualunque parte del globo essi si trovino a vivere e lavorare. V. P. Come è triste morire a Novate Nel dolore per la perdita di mio fratello ho dovuto sopportare anche la tristezza di ciò che Novate prospetta ai familiari dei defunti nel compito di accompagnarli alla loro ultima dimora. La scelta non possibile del cimitero, che mi ha obbligato a seppellire il fratello lontano da mia sorella che riposa nel vecchio cimitero ormai tabù per i novatesi che non desiderano essere cremati. L’aspetto del cimitero nuovo che “giace” anche lui in uno stato di abbandono e di trascuratezza, non una croce all’ingresso, un piazzale, se così si può chiamare, dove la terra, le erbacce e i buchi regnano sovrani. All’interno si nota la mancanza di attenzione per il luogo, la parte non utilizzata del terreno lasciata incolta, non un segno per la religiosità popolare. Perché aggiungere sofferenza a chi è già tanto provato? Imelde Breviglieri SOS scuola 2 Stamane, venerdì 14 gennaio, scuola aperta ai genitori perché è tempo di iscrizioni scolastiche. Visitano, commentano, guardano, osservano da vicino anche le porte rotte e le aule dalle pareti sporche e indecenti perché sono passati oltre 20 anni dall’ultima tinteggiatura… lo posso testimoniare senza tema di smentita. Dove sono finiti i fondi per la manutenzione ordinaria delle scuole? Linda Bernardi Spettacolo su “La pace e i diritti umani” Il 9 dicembre, vigilia della giornata dedicata ai “diritti umani”, presso il Teatro Nuovo è stato rappresentato uno spettacolo itinerante promosso dall’associazione novatese artistica sportiva e multiculturale “Diamante” in collaborazione con Radio Italia e il centro Well B, con contributo di parte dei commercianti e patrocinio del Comune. Parte del ricavato dello spettacolo, a cui erano invitate le autorità comunali peraltro assenti, verrà devoluta per l’ultimazione di una scuola elementare in Senegal. Lo show, di grande impatto emozionale, è diviso in 3 parti più alcuni video sull’Africa: - teatro - danza diretto dal coreografo e regista Malgascio M. Rakotosaona ed eseguito con verve e grande carica sensuale dalla sua compagnia multietnica “Falifaniana” che ha raffigurato coreograficamente la storia della schiavitù dei neri - esibizione del duo Isabeau (G. Lesco e Isabella Biffi) che ha interpretato due singoli dopodiché Isabella, novatese verace, ha cantato il brano della grande Edith Piaf “Hymne à l’amour”: da brivido! - concerto della big Ivana Spagna che ha entusiasmato il pubblico coinvolgendolo con la sua simpatia in alcuni brani datati (tra cui le celebri “Silent night” dedicata al Natale e “The sound of silence”) e recenti e ha poi firmato autografi per i più fortunati. All’ingresso del teatro due pannelli, di cui uno, dedicato all’immagine e al pensiero di 4 maestri di pace: M. K. Gandhi, Martin Luther King, Daisaku Ikeda e Madre Teresa di Calcutta, ricordava la più nobile finalità dello show, che ha anche il pregio e l’originalità di unire armoniosamente varie espressioni artistiche. Rita Blasioli Per la redazione di Informazioni Municipali Degli ultimi 17 numeri di Informazioni Municipali 3 su 5 del 2001 hanno avuto l’inserto focus dedicato a personalità o temi cattolici. Nel 2002 i 5 numeri di focus sono stati utilizzati per informazioni di varia umanità: nonni, bambini, disabili, associazioni. Nel 2003 i 4 numeri sono stati consacrati a Giovanni Testori. Infine nel 2004: stemma e gonfalone, gesiö, vecchie cartoline. Complessivamente su 17 numeri circa la metà hanno direttamente riguardato temi cari alla tradizione cattolica locale. Se un abitante di Novate non è tradizionalista cattolico o non è nato a Novate per voi non esiste. Esiste invece, per fortuna, anche un’altra, ricca, corrente, quella delle associazioni laiche democratiche sindacali, economiche, politiche, culturali e religiose come gli oratori, sorte solo agli inizi del ’900; dalla loro parte non hanno la ‘lunga durata’ essendo frutto dei bisogni indotti dalla rivoluzione industriale del secolo scorso o dal boom degli anni ’60 e non sono state committenti di notevoli opere artistiche più o meno consolatorie. Hanno però all’attivo l’esercizio dell’accoglienza che ha reso umanamente accettabile la vita di generazioni di emigrati e delle loro famiglie dal dopoguerra in avanti. A voi l’invito a rendere giustizia anche attraverso l’Informatore Municipale all’immagine della Novate reale, equilibrata, aperta alle altre tradizioni ed esperienze. Tanti saluti Alberto Accorsi Il ’58 si è ritrovato Il difficile è stato cominciare. Quante volte, incontrandoci per strada, abbiamo lanciato l’idea di fare la festa della Classe. Bella idea che, però, rimaneva sempre incompiuta. Finché, la scorsa estate, 4 amici al bar si sono ritrovati, con lo scopo di portare a termine un compito annoso: organizzare la festa del ’58. Per superare il primo ostacolo, quello di fare un censimento il più preciso possibile dei coscritti, ci siamo avvalsi, oltre alla memoria, delle foto di gruppo delle elementari. Dare un nome a bambine in grembiule bianco, e a bambini in casacca nera, in classi rigorosamente separate, è stata un’esperienza insieme, molto divertente (e allo stesso tempo commovente). Poi un capillare ed efficacissimo porta a porta per trovare e coinvolgere più gente possibile, ed è così che è nata la prima uscita ufficiale del ’58. La serata si è svolta a fine ottobre in un ristorante brasiliano di Milano, la miglior cornice per un incontro basato sull’allegria. Ci siamo ritrovati in una sessantina di persone e, tra piatti e danze tipiche e qualche ricordo di gioventù, è stato facile e piacevole tirare tardi. Ma quando la macchina si mette in moto, il difficile è poi fermarla (officina del Gianfra). Infatti a metà dicembre è stata organizzata la panettonata, per un simpatico scambio d’auguri. Nel frattempo stiamo mettendo in piedi la squadra di calcio, e ragazze pon-pon, per i quali stanno cominciando gli allenamenti… La prima uscita calcistica, è programmata per la prossima primavera con la sfida al 1959. Insomma, siamo partiti forse tardi, ma stiamo recuperando velocemente. Approfittiamo dell’occasione per invitare tutti coloro che non siano stati contattati, ad inviarci o telefonarci per un recapito, per poterli informare sulle prossime iniziative. Don Carlo Regiroli e Don Gianni Zibetti È doveroso ricordare anche su queste pagine, due avvenimenti che sono stati vissuti da tanti amici che si sono stretti intorno ai protagonisti con animo riconoscente per quanto hanno donato alla Comunità Parrocchiale Novatese. Don Carlo Regiroli e Don Gianni Zibetti che certamente i novatesi ricorderanno con immutato affetto. Domenica 31/10/04 è stata una giornata di festa per Don Carlo che ha celebrato la Santa Messa del 50° anniversario della sua ordinazione sacerdotale e a fargli corona i suoi coscritti della classe 1929, orgogliosi di dimostrare che ancora rappresentano una classe di ferro e con disivoltura festeggiare il loro 75° anno!! Don Carlo durante l’omelia, tra l’altro ha ricordato il giorno della sua ordinazione Sacerdotale, avvenuta il 27 giugno 1954 con l’imposizione delle mani del beato card. Schuster, e per la sua prima S. Messa quando trepidante saliva i gradini dell’altare sotto gli occhi dei coscritti che lo hanno poi anche accompagnato in processione col SS. Sacramento portando il pesante baldacchino. Un caloroso applauso al termine della S. Messa ha accomunato i coscritti e il loro sacerdote uniti in una foto ricordo, divenuta dopo pochi giorni un documento per la scomparsa di uno di loro, l’amico Pierino Poletto. Don Carlo, un Novatese DOC, ha abitato in Via Portone, dove aveva sede anche l’officina del padre e dei fratelli. Don Carlo, dopo gli studi e un periodo di perfezionamento all’Istituto Maria Immacolata di Saronno, ha svolto il ministero sacerdotale nella parrocchia di via Aldini, poi come coadiutore fisso nella nuova Parrocchia di S. Eugenio, nel ricordo del card. Eugenio Tosi dove gli uomini di Azione cattolica della diocesi milanese, si impegnarono a costruire la nuova chiesa. Dopo 14 anni Don Carlo a causa di interventi al ginocchio lascia la parrocchia e l’oratorio e nel 1969 viene nominato cappellano all’Ospedale di Varese e nel 1990 parroco della Parrocchia di S. Giovanni Evangelista nell’Ospedale. Con il 1° dicembre 1996 entra a far parte del clero addetto alla Basilica di S. Vittore in Varese, dove risiede tuttora. Domenica 19 dicembre, un bel gruppo di amici si è ritrovato invece a Gallarate, la città natale, per festeggiare Mons. Giovanni Zibetti, per i Novatesi Don Gianni, classe 1924. Era l’anno 1947 quando appena ordinato sacerdote, venne destinato alla nostra parrocchia di SS. Gervaso e Protaso e prese possesso dell’Oratorio machile. Quell’oratorio che attendeva di spostarsi dalla vecchia sede alla nuova, che si era deciso di costruire. Venne il momento del trasferimento con tutto l’impegno del giovane assistente e dei giovani e ragazzi che vedevano realizzarsi un sogno ardentemente sperato. Seguirono le nuove iniziative di carattere religioso, culturale, sportivo e ricreativo che Don Gianni appoggiò sempre puntualmente e generosamente, l’Azione Cattolica, l’Oratorio, il Circolo Giovanile Club Degli Amici sono sempre stati il principale campo di attività della sua azione pastorale. Nel 1956 fu destinato ad un’altra missione: l’Alpe Motta dove restò fino al 1959 quando fu nominato Parroco della nuova Parrocchia della Ressurrezione ai confini con Novate. Non è mai mancato il contatto con i Novatesi che avevano l’occasione di seguire ancora la sua istancabile attività apostolica e ascoltare la sua bonaria e profonda parola. Dal 1975, è stato responsabile delle pagine di MILANO 7 su Avvenire e relative alla Chiesa Milanese. Nel 1988 fu nominato Monsignore, ha presentato le dimissioni da Parroco nel 1996. Nel 1997 ha ricordato i suoi 50 anni al servizio del Signore e alla Chiesa di Dio. A loro un ringraziamento sentito a nome dei Parrocchiani Novatesi e in particolare dei giovani che hanno potuto godere della loro amicizia e dei preziosi consigli! Grazie e auguri Don Carlo e Don Gianni!! A. Faroldi - A. De Ponti G. Luigi Zucca Maratona di New York Eccoci qua, ancora una volta a raccontare di una vacanza che poi è stata anche un’avventura. Una vacanza vissuta in armonia, bella e divertente, in quell’America in cui tutto è grande, quei tre lì, che hanno attraversato un oceano per correre 42 km (26,2 miglia) una cosa grande l’hanno fatta davvero. Lo si è capito sin dal giorno prima che una corsa nella Grande Mela non è mai qualcosa di normale; doveva essere una sgambatina di 6 km di rifinitura e ti ritrovi a correre con altre 20000 persone da tutto il mondo davanti al palazzo dell’ONU, attraverso Manhattan fino a Central Park. Decine di bandiere, cappelli colorati, insegne e tutto quello che immaginate per dire a tutti da dove vieni; ti ritrovi ad applaudire quel ragazzo biondo che qualche mese prima ad Atene ha conquistato l’oro olimpico e sei contento perché è italiano come te e sei contento perché tutti sono felici e si sta bene, tanto che ti viene da pensare che se anche per un giorno solo ci fossero loro dentro a quel palazzo… Finalmente il giorno tanto atteso, ti rendi conto di essere rilassato perché c’è il sole e fa caldo e puoi correre libero come più ti piace. Incontri anche in mezzo a tutta quella gente la persona che ti allena e che ti ha aiutato ad essere preparato fisicamente e mentalmente e grazie alla quale stai imparando a correre perché è bello correre e fa bene. Via, su quel ponte che sembra portarti in cielo con altre 40000 persone. Eh sì, proprio 40000 persone. Il ponte ti riporta sulla terra e inizia la vera maratona di NEW YORK, quella che pensi di correre come le altre e invece finisci con il trovarti a bordo strada per stare il più possibile vicino alla gente che ti applaude, ti incita, ti spinge, ti alimenta, ti sazia, ti disseta, ti dà la mano e tu vai avanti fino al 16° km tra caldo e salite, senza renderti conto della fatica, correndo addirittura a ritmo di musica: roba da matti; ma quelli sono matti dice la gente a casa e sul lavoro, chi te lo fa fare di correre tutti quei km? Intanto, ci sono 4 persone che sono venute con quei tre lì e che già alle 10 del mattino si trovano in tribuna, in prima fila, neanche fosse una finale di coppa campioni, ma per loro probabilmente è qualcosa di più. Sono proprio forti i 2 genitori, dei duri di un’altra scorza in vacanza ma non solo. Il fratello a tifare e a fare shopping e Nicoletta altra tifosa che quei tre li sente sempre parlare di ripetute e lunghi lenti; che poi lo senti, lo capisci che questi due prima o poi una maratona la correranno. Loro, come tutti, hanno reso quei giorni particolari, emozionanti e felici in ogni momento, dalla gita sui grattacieli a quella sulla statua, alle cene in posti particolari alle infinite camminate per Manhattan. Faticosamente ma inebriato dalla gente arrivi alla mezza maratona, guardi il tempo e sei indietro ma non te ne frega nulla perché corri con un’altra testa, quando lo fai sei contento. Arrivi sul ponte del Queensboro dove fa freddo e la fatica è in agguato perché è in salita e non c’è la gente che ti aiuta e capisci che la maratona, in quel punto, ti imponga di pensare a ciò che hai fatto e a quello che ancora ti aspetta. Eh sì, perché fai una curva a gomito, e ti sembra di entrare in un’arena, rispunta il sole e quel brusio che sentivi, esplode in un boato e ti senti un po’ quel ragazzo biondo SOLO AL COMANDO. Carico come non mai, aumenti l’andatura e stai bene, passa la sete, la fatica e i dolori. Arrivano i crampi e quelle avenue sembrano interminabili; 26° miglio, ormai è fatta, non riesci neanche a capire dove trovi la forza per quell’ultima rampa, forse le urla amiche di quei quattro, inconfondibili nonostante il frastuono, energia unica ed inimitabile. Poi hai finito. Un urlo, qualche lacrima, alzi le braccia e non ce la fai più. Niente altro, perché quello che provi ce l’hai dentro e non puoi descriverlo. Un sorriso e un complimento da mille stranieri, una medaglia e poi il momento, altrettanto bello, in cui avvolto in una scritta, raggiungi i compagni da abbracciare, in silenzio quasi in processione. Pensi a ciò che hai fatto e ti rendi conto che certe emozioni te le regala solo la maratona ma non puoi descriverle: la devi correre. Abbracci tutti, foto e congratulazioni, ti dicono che uno dei compagni ha corso ai suoi soliti ritmi impossibili. Vieni a sapere che l’altro compagno è arrivato subito dopo di te e un po’ ti dispiace perché lui è portato per la corsa ma non si allena molto perché non può… Arrivi in albergo e poi a cena e poi il giorno dopo e quello dopo ancora, fino al termine dell’avventura, passati a raccontare di quella domenica e di quella vacanza che sono state qualcosa di speciale, per come ci si è arrivati e per come sono state vissute. Renato Vismara |
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