La mia Novate
Mi viene chiesto dai cittadini quali sono i principi che ispirano il mio programma, quali i progetti e i “sogni”, in una parola qual è la mia Novate.
La mia Novate è fatta di speranze e di sogni, dei progetti della sua gente, della mia gente.
La mia Novate sta in mezzo alla pianura dove ancora si ricordano i campi, i boschi e i fontanili, che cerchiamo di conservare, ripristinare, tutelare.
La mia Novate è come un sereno brusio, un canto, una preghiera, che sorgono col sole al mattino e accompagnano alla scuola, al lavoro, sostengono chi porge ai più deboli aiuto, chi con amore lavora nella sua casa a favore di chi vi abita e di chi vi accoglie. La mia Novate la ritrovo la sera e nei giorni di festa, quando ci si incontra per le piazze e per le strade, nelle palestre e nei teatri, nei parchi e sui campi di gioco, contenti di abitare sotto lo stesso cielo, di intessere di nuovo la rete dei rapporti, che un tempo rendeva unica e insostituibile la nostra città. Per questo abbiamo creato e creeremo nuove piazze, costruito nuove palestre, le piscine, ampliato il Palazzetto dello sport, aperto nuovi grandi parchi.
Non è mia la Novate di chi continuamente oscilla a destra e a sinistra, di chi si appassiona alle riforme ma solo nei discorsi ufficiali, di chi riduce la pace ad una bandiera, senza estirpare l’odio, la lotta, la guerra che sono in lui.
Tra la mia gente di Novate anch’io mi rifugio, quando sono stanco di questo mondo che va per strade strane, strade di distruzione e di morte, di inganno e di paura.
Ricostruiamo assieme i boschi, piantiamo centinaia di nuovi alberi nella mia Novate, per poterci riposare all’ombra, sognare di arrampicarci ancora, come da ragazzi, tracciare sentieri dove camminano insieme nonni e bambini, mentre si raccontano le storie di un tempo; dove i genitori contemplano i loro figli, dimentichi di tutto se non del loro amore e della gratitudine a Dio che li ha donati.
La mia Novate è dei giovani che la progettano sempre nuova, sempre piena di speranza e di futuro come i loro occhi, pronti alle imprese più grandi per rifare la storia in modo nuovo, una storia diversa in cui la solidarietà sia la legge, in cui ciascuno pensi agli altri come a se stesso e la pace del cuore sia il fondamento vero della pace.
Non è mia la Novate di chi non ha altra prospettiva che il lamento, di chi attende sempre che altri facciano per lui, di chi vede nemici in ogni dove e non sa riconoscere il male che è in lui, di chi pensa che il progresso sia legato all’odio e non s’accorge che solo l’amore cambia le cose e sradica l’ingiustizia; di chi si sente libero solo perché ha cambiato padrone.
La mia Novate sono le mie chiese, dove mi ristoro e con gli altri trovo il senso di ogni fatica, di ogni incomprensione e riscopro la meta di ogni mio fare di laico.
La mia Novate è l’esperienza degli anziani, la loro saggezza lieta e tranquilla come le sere d’estate, stiamo progettando per loro una casa grande e nuova dove ogni giovane potrà entrare ed incontrarli, dissetarsi alla loro storia, trarre coraggio dalle loro fatiche impastate d’amore; dove i ragazzi e i bambini ascolteranno affascinati le loro favole e le loro avventure, sognando di ripeterle per il bene di tutti.
La mia Novate accoglie chi viene da lontano, da paesi stranieri, lieta della loro diversità, della ricchezza della loro cultura, pronta a comprendere il loro dolore per l’esilio, a superare ogni incomprensione, certa che così si prepara un nuovo Rinascimento, una nuova età meravigliosa della nostra arte, della nostra cultura. Abbiamo organizzato e organizzeremo incontri, mostre, ci siamo già scambiati gli auguri, ascolteremo la loro poesia che riprende i canti della natura, dei passeri, dei merli, degli usignoli, lo stormire lieve delle fronde a primavera, le canzoni di chi lavora nei campi, che noi forse abbiamo dimenticato.
La mia Novate accoglie tutti come nelle sere d’inverno attorno al fuoco del camino, attenta alla storia di ciascuno, soccorrendo chi sta male, consolando chi è nel dolore senza chiedere nulla, così come fanno il sole e la rugiada che illuminano e dissetano, lieti di dissetare e illuminare.
Scorgo la mia Novate negli occhi della mia donna e delle altre donne che incontro, sono loro l’anima delle nostre case, la poesia della nostra città, sono loro la novità di sempre, la freschezza di ogni giorno, la speranza è nel loro sorriso senza età
Inizio pagina
|