Solitudine e insicurezza
cause della trasgressione giovanile
Sono sempre più numerosi i cittadini che si rivolgono al sindaco per lamentarsi, protestare per il disturbo, i danni recati da gruppi di ragazzotti o di giovani per le loro corse rumorose coi motorini, per la velocità eccessiva con cui percorrono le strade, mettendo in pericolo l’incolumità dei cittadini. Fuori da alcuni bar schiamazzano, sporcano, disturbano; arrivano ad insultare se non a minacciare chi li rimprovera e chiede un po’ di silenzio, un po’ più di rispetto.
Non parliamo poi dei danni arrecati alle strutture pubbliche: panchine sfasciate, giochi danneggiati, muri appena puliti e di nuovo insozzati con scarabocchi. Rabbia dei cittadini e decine di migliaia di euro di danni a cui il Comune deve porre rimedio.
Le soluzioni che mi vengono proposte sono una maggior presenza di vigili e carabinieri, denunce, sanzioni, più telecamere di controllo, cioè un’azione fortemente repressiva.
Il territorio è sempre più controllato dalle telecamere, in collaborazione con altri comuni si è organizzato il terzo turno dei vigili, che assicura un presidio notturno.
Come sindaco sono il primo responsabile del patrimonio comunale e della sicurezza dei cittadini. Appena possibile aumenteremo l’organico della polizia municipale, installeremo altre telecamere ad alta definizione.
Ma basta reprimere? Non c’è il rischio di diventare una specie di “stato di polizia”?
Occorre forse e innanzitutto chiedersi il perché di tali comportamenti trasgressivi e violenti.
Nei colloqui scopro che quasi sempre alla radice di quegli atteggiamenti trasgressivi vi sono solitudine, ricerca di sicurezza, bisogno di sentirsi amati così come sono e la nostalgia di non esserlo stato.
Quegli atti, quelle scorrerie, quei vandalismi sono un tentativo disperato di dirsi e di dire che esistono, sperando che qualcuno si accorga e che finalmente li ami e così anche loro sappiano amare.
Spunti di riflessione
Occorre cercare una traccia per affrontare questa situazione, che diventa ogni giorno più complessa, partire da alcuni spunti di riflessione, cercando di giungere al cuore del problema, al cuore delle persone, dei giovani.
Le due precarietà
È giusto superare la precarietà del lavoro, ma non si può chiamare conquista la precarietà nell’amore. Ogni donna sa nel suo intimo ed ogni uomo attento, che sa meravigliarsi e contemplare, si accorgono che non basta una vita per conoscere e vivere la bellezza della propria donna: è dal cuore della donna che sgorga il suo fascino, che non ha tempo, né età.
Una nuova iconoclastia: distruggiamo
le false immagini
per riconquistare
la vera bellezza
Oggi invece ci propongono continuamente immagini e modelli di “donne di plastica” che come i fiori artificiali sono senza profumo e senza fascino. Per mostrare un po’ di pelle in più hanno accettato che si inaridisse il cuore.
Presto subentra la delusione e cogli anni frustrazione e depressione conquistano sempre più l’anima, l’emozione dell’attimo non basta più e si cerca un amore che prenda tutta la vita, per il quale valga la pena vivere. Occorre una nuova iconoclastia, una nuova distruzione di queste immagini false, per riconquistare la vera bellezza.
La pace nasce dall’amore
La pace nasce dal cuore, altrimenti è solo una pace gridata nelle piazze e per le strade sovente compagna della violenza: gridano pace, mentre aggrediscono, distruggono, devastano.
Il sindaco predicatore
Alcuni episodi sottolineano ancora una volta quanto sia necessario il richiamo morale. È stato nominato ministro Pecoraro Scanio, tutti hanno visto come (assieme ad Errani, presidente della regione Emilia) ha riso al funerale dei militari morti a Nasiriya: è stato nominato ministro (e l’altro rimane presidente di regione) chi non rispetta neppure la morte di un uomo. Le scuse tardive non bastano, come italiano e come uomo non posso non arrossire di vergogna: ancora una volta una certa politica l’ha vinta sui sentimenti umani più profondi. Chi ha responsabilità politica, chi difende la democrazia deve continuamente richiamare ai sentimenti e ai valori umani più profondi. Il dittatore non predica, ma impone, usando la propaganda e la prepotenza. Il politico vero educa, “predica”, cioè afferma con saggezza e con autorità, con l’autorità e la saggezza che gli vengono dal riferirsi ai principi morali saldi e ai valori radicati nella natura, nel cuore dell’uomo, nella cultura e nelle tradizioni del proprio popolo. Su queste fondamenta indica la via democratica, cioè quella che coinvolge tutti e apre alla speranza. La storia d’Italia e di altre nazioni conferma questo ruolo del politico vero, basti pensare a Mazzini, Gandhi, Lincoln, De Gasperi. Persone vissute in mezzo alla loro gente, che con e per il loro popolo hanno “coltivato”, “costruito, “tessuto”.
“Porta sventura alla propria nazione colui che non semina un solo grano, che non posa un solo mattone o non tesse anche un solo indumento, ma fa della politica la sua occupazione” Kahlil Gibran - Massime spirituali, p. 18.
“Sventurata quella nazione che lascia la religione per l’opinione, il viottolo di campagna per il vialetto di città, la saggezza per la logica. [...] Sventurata quella nazione in cui il saggio non ha voce” Kahlil Gibran - Massime spirituali, p. 28.
La risposta
della poesia
La poesia giunge al cuore dell’uomo e ne illumina le esigenze, le attese le speranze, anche quelle scordate o che cercano di farci dimenticare, la poesia percorre la storia di un popolo e ne educa i sentimenti, ne anima la cultura e la civiltà, la convivenza politica e le scelte istituzionali. Da Dante a Petrarca fino al Manzoni, Quasimodo, Montale un lungo filo d’oro di poesia che ha dato voce ed anima le tradizioni del nostro popolo. Ora che l’Italia ha accolto persone che vengono da altre tradizioni, cito un poeta-scrittore arabo. Anche nella sua poesia ho trovato la parola profonda, che rivolgo ai miei cittadini, ai giovani, soprattutto a coloro che sono nel disagio e insoddisfatti, delusi cercano una via, una persona per cui valga la pena vivere.
“Dei doni più preziosi della vita- bellezza e verità- vedo la prima nel cuore di chi ama e la seconda nella mano di chi lavora” Kahlil Gibran, Massime spirituali, Roma 1993, p. 15
“L’amore è felicità fremente” Kahlil Gibran, Massime spirituali, p. 25
“L’amore appassionato è una sete inestinguibile” Kahlil Gibran, Massime spirituali, p. 34
“Voi siete nati insieme, e insieme starete per sempre. Voi sarete insieme quando le bianche ali della morte disperderanno i vostri giorni. Sì, insieme anche nella tacita memoria di Dio”. Kahlil Gibran, Il Profeta - Il Giardino del Profeta, p. 26.
“Destarsi all’alba con un cuore alato e rendere grazie per un nuovo giorno d’amore; Riposare nell’ora del meriggio e meditare sull’estasi che dà l’amore; rientrare a casa, la sera, pieni di gratitudine; E addormentarsi con una preghiera per l’amato nel cuore e un canto di lode sulle labbra”. Kahlil Gibran, Il Profeta - Il Giardino del Profeta, p. 25.
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