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FOCUS
Lo stemma
e il gonfalone…
La nostra storia comincia molto tempo fa…

Approfondimento sugli elementi costitutivi
degli stemmi comunali
Ogni stemma comunale è composto da tre elementi: lo scudo, su cui viene riprodotto il vero e proprio stemma, la corona e l’elemento di carattere decorativo.
Lo scudo deve avere forma sannitica (all’incirca rettangolare) con una punta sul lato inferiore.
La corona è formata da un cerchio aperto da quattro pusterle (tre visibili) con due cordonate a muro sui margini, sostenente una cinta, aperta da sedici porte (nove visibili), ciascuna sormontata da una merlatura a coda di rondine, e il tutto d’argento e murato di nero. L’elemento decorativo è formato da un ramo di quercia con ghiande e uno d’alloro con bacche, fra loro decussati, ossia incrociati, sotto la punta dello scudo e annodati con un nastro dai colori nazionali.

Il Comune di Novate Milanese non ebbe uno stemma fino agli inizi degli Anni Trenta.
A seguito dei richiami ad adempiere alla normativa pervenuti dalla Prefettura e dalla Consulta Araldica1, nel marzo del 1931 il Podestà Virgilio Cogliati decise di rivolgersi all’Archivio Araldico Vallardi, e all’Archivio di Stato di Milano per ottenere la definizione dello stemma comunale.
In particolare il Cavalier Francesco Forte, dell’Archivio di Stato di Milano, si occupò della ricerca storica inviando più bozze dello stemma2 giustificandone, però, sempre la creazione da quello della famiglia Manriquez, così come riportato sul Codice Araldico della Lombardia del 1768.
Seguì nei mesi successivi un intenso scambio epistolare tra il Podestà e il Cavalier Forte e finalmente nell’agosto del 1931 venne definito lo stemma che fu approvato dal Consiglio Comunale nella seduta dell’8 agosto del 19313.
Continuando in questa linea, nel mese di settembre, il Podestà inviò alla Consulta Araldica la pratica per la definizione dello stemma e del gonfalone, e l’approvazione arrivò, dopo vari solleciti, il 2 luglio 1933 .
Nel telegramma col quale si comunicava l’approvazione4 si leggeva che con R.D. del 26 gennaio 1933 era stato approvato lo stemma del Comune di Novate così come era stato richiesto, ma il provvedimento araldico a firma di Vittorio Emanuele III fu inviato dalla Consulta Araldica solamente il 3 maggio del 1933.
Parallelamente a questi fatti, dal 1931 al 1934, si svolse un carteggio tra la Segreteria del Comune di Novate e la Prefettura relativo all’approvazione del nuovo stemma e del gonfalone ed in particolare all’inserimento nello stemma comunale del Capo Littorio5 reso obbligatorio con R.D. del 12 ottobre 1933 n. 14406.
Singolare è un documento che riporta un discorso di “una Piccola Italiana” tenuto nel giorno dell’inaugurazione del gonfalone7.
Questo stemma venne utilizzato dall’Amministrazione comunale fino agli anni Ottanta quando, nel corso delle ricerche per la preparazione del suo libro “Storia di Novate Milanese”, il Dott. Lorenzo Caratti si rese conto che l’emblema dello stemma del Comune era frutto di un errore di carattere araldico. Con un suo “cenno giustificativo” lo studioso dimostrò l’infondatezza storica dello stemma concesso al Comune nel 1933. Egli affermava, infatti, che gli elementi araldici, a suo tempo rintracciati ed inseriti nello stemma concesso al Comune, cioè le catene ed i trifogli,8 non appartenevano allo stemma della famiglia Manriquez, già feudataria di Novate, bensì a quello della famiglia spagnola dei Mendozza, che mai, in nessuna epoca, ed in nessuna maniera ebbe rapporto alcuno con la storia di Novate.
Contemporaneamente il Dott. Caratti individuò lo stemma di una antichissima famiglia lombarda denominata “Da Novate”, riprodotto in modo identico su tutti e quattro i principali stemmari lombardi9, dal quale sarebbe stato più fondato traesse origine lo stemma del Comune sulla base di molteplici considerazioni tra le quali evidenziamo le seguenti:
• in primo luogo che tale famiglia (oggi del tutto estinta) era originaria di questa terra e che ad essa risultavano intitolate due importanti vie della città; in particolare una a Bertola da Novate, architetto ducale del ‘400 progettista ed artefice, fra l’altro, del Naviglio della Martesana e di quelli di Milano, Parma, Mantova e Cremona; ed una a Bernardino da Novate, valente scultore del ‘500, autore, fra l’altro, di alcune statue della Certosa di Pavia.
• In secondo luogo che questo stemma (miniato per la prima volta nel Codice Trivulziano del 1461 in relazione ad una famiglia già nota nel 1200) si riferiva ad un’epoca di gran lunga anteriore alla costituzione del feudo desiano posseduto dalla famiglia dei Marchesi Manriquez solo dal 1580 al 1674.

Accertati questi fatti, l’allora Sindaco Luigi Perego10 promosse il 24 giugno 1982 un incontro fra tutti i capi-gruppo consiliari ed il Dott. Caratti in seguito al quale venne concordato di avviare le procedure per la sostituzione dello stemma. Accertato che quanto sosteneva lo studioso era corretto, il Consiglio Comunale,deliberò la sostituzione dello stemma con quello attuale il 7 aprile 1983 con atto n. 137.
Nel novembre del 1983 il Sindaco inoltrò l’istanza al Presidente della Repubblica ed al Presidente del Consiglio dei Ministri affinché autorizzassero la sostituzione dello stemma e finalmente con D.P.R. 10 gennaio 1984 venne concesso al Comune di Novate il nuovo stemma.
Il nuovo gonfalone sfilò per la prima volta per le vie di Novate in occasione delle celebrazioni per il 25 aprile 1984.
…E la storia continua in attesa del nuovo stemma della Città di Novate…

Approfondimento sugli stemmi comunali
L’uso dei primi stemmi risale all’XI secolo e deriva dalla necessità di identificare i combattenti dei diversi eserciti durante le battaglie, cosa altrimenti impossibile dato che le armature non possedevano segni distintivi.
Fu poi con la Pace di Costanza del 1183 che specifici ed autonomi stemmi iniziarono ad identificare le Città ed i Comuni, da quel momento riconosciuti come soggetti autonomi.
Gli stessi potevano essere scelti direttamente dal Comune oppure potevano essere conferiti da singole autorità politiche o religiose.
Talvolta, poi, gli stemmi includevano apposite caratteristiche ad indicare lo schieramento “politico” della città.
Capitava spesso, quindi, che lo stemma del Comune mutasse in concomitanza con i nuovi assetti politici nella sua amministrazione.
L’araldica comunale vide il suo più significativo sviluppo dal XII al XIV secolo, generando un gran numero di nuovi stemmi.
Nella storia recente, dopo l’Unità d’Italia, il primo testo legislativo a regolamentare esplicitamente gli stemmi degli enti territoriali fu il R.D. 8 maggio 1870, che approvava il Regolamento relativo al decreto del 1869 istituente la Consulta Araldica del Regno.
Nel 1933, con R.D. n. 1440 del 12 ottobre, venne reso obbligatorio l’inserimento negli stemmi degli enti territoriali del “capo del littorio”, elemento sormontante lo stemma originario dell’ente e costituito da un fascio littorio d’oro circondato da due rami di quercia e di alloro annodati fra loro da un nastro dai colori nazionali, su fondo rosso porpora.
Questo elemento imposto dal regime fascista fu soppresso dal D.LGT. n. 313 del 26 ottobre 1944.
Le norme che regolano attualmente gli stemmi araldici degli enti territoriali sono contenute nel R.D. 7 giugno 1943 n. 651.

Origine del termine “Araldica”
Il termine “Araldica” deriva da araldo, personaggio medievale che, tra le altre, aveva la funzione di verificare la conformità alle regole araldiche degli stemmi dei partecipanti ad un torneo.

Si ringrazia per la consulenza e la cortesia il Prof. Lorenzo Caratti di Valfredi per le citazioni e i riferimenti storici tratti da “La Provincia di Milano e i suoi comuni: gli stemmi e la storia”, Lorenzo Caratti di Valfredi “Araldica Comunale” edito da Provincia Milano - anno 2003.

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