![]() |
||
| Torna al sommario | ||
| FOCUS | ||
| L'Oratorio dei Santi Nazaro e Celso Il Gesiö Perché Nazaro e Celso? La dedicazione potrebbe avere attinenza con l’antica provenienza del terreno su cui è edificato l’oratorio, il quale faceva parte dei beni appartenuti al monastero di San Celso di Milano ceduti poi a Bernardino Busti dietro pagamento di un livello perpetuo di 1250 lire annue. Il Papa Alessandro VI approva con bolla del 5 marzo 1499 tale contratto. Ma chi era Bernardino Busti? Nato alla metà degli anni Sessanta del Quattrocento, fu dottore in diritto nonché giureconsulto collegiato a partire dal 1489. Si sposò alla fine del Quattrocento con Lucrezia Candiani dalla quale ebbe un figlio, Giovanni Lorenzo, che fu tra le vittime della peste del 1528. Bernardino Busti fu un fautore sforzesco, raggiunse l’apice della sua carriera nel 1522, con l’investitura a senatore ducale da parte del duca Francesco II Sforza. Sotto il suo governo godette di una posizione di notevole autorità e ricoprì incarichi particolarmente remunerativi. La sua situazione peggiorò nel 1526 quando lo Sforza entrò in urto con l’imperatore Carlo V e il Busti fu raggiunto da una condanna con cui veniva messo al bando. Dovette quindi tenersi lontano da Milano mentre in Lombardia imperversavano la guerra franco imperiale e l’epidemia di peste, che sarà causa anche della sua morte nel 1529. Con il suo testamento del 28 maggio 1529 il Busti lasciò tutti i suoi beni al Consorzio della Misericordia che ne entrò in possesso solo il 2 giugno 1530, dopo la riappacificazione fra Francesco II Sforza e l’imperatore. Nelle sue ultime volontà, Bernardino Busti imponeva al Consorzio della Misericordia la ricostruzione della cappella e la costruzione di una casa per il cappellano che avrebbe dovuto celebrare una messa quotidiana in perpetuo per il testatore ed i suoi defunti. I suoi resti sono custoditi nell’oratorio dal 1853. Una lapide all’interno della chiesa ricorda la data di questa traslazione. Il Gesiö e i suoi tesori Dopo la ristrutturazione del 1531 il Gesiö fu arricchito da alcune importanti opere quali la Pala raffigurante la “Madonna in Trono con il Bambino e i Santi Nazaro e Celso” di Camillo Mandriani detto il Duchino del 1603 e il dipinto con Sant’Antonio da Padova realizzato da un pittore lombardo nella seconda metà del XVII secolo. All’inizio del XVIII secolo risale invece l’affresco raffigurante angeli musicanti posto sulla volta soprastante l’altare. Il Gesiö centro della vita cittadina novatese El Gesiö El Gesiu el me ricorda quant serum fiòu, lé là in un cantun la gent la pasaa la gà premura, ghé pu nesun che ghe fà la genuflesiun. In alt sul teec ghé la campanela ferma cume una sentinela. Davanti la risada, i piant in turna, i preitt che i fiòu andaven a gara saltai, i tusanet staven li a guardai pensi propi un po’ a invidiaii. Prima de andà a scòla la mama la diseva; “fiòu pasée denter in del Gesiou disec un’uraziun la Madona per fav andàa ben a scòla. E nunc la pregavum quanti rop ghe dumandavum pensac ades fan propri rid, ma alura eren rop serìi. Cunt la cartela de finta pèl che da là prima a la quinta la dueva duràa denter ghera: un quadernu a rig, vu a quadrett, el sillabari, la pena cul pennìi el neta pennìi, la goma, la matita, una quei vona culurada, la carta suga per sugà ispegasc che avevum fà. Propi cume ades! in coo i fioue cunt el zaino in spalaa inveci de andà a scola par che van a fa di “Corni de Cans la scalada”. Ades quant pasi davanti al Geiou e vedi saràa el purtun me ven el magùu. La campanela lé là ferma guardà la gent a pasà, ho! se la pudes parlaa, pensi propi che che la disaria “tira la corda lasum sunàa sun stufa de stà chi a guardàa”. Car el mé Gesiou quant pasì davanti a ti diventi ancamò fioeu. Nel corso del 1871 si ipotizzò di utilizzare il Gesiö come aula scolastica per sopperire alla mancanza di spazi nella scuola pubblica almeno per un anno fino a quando non si fosse trovata una soluzione definitiva. In una lettera dell’Ispettorato Scolastico del Circondario di Milano del 9 gennaio 1971, si legge: “A Novate Milanese si fanno le due scuole maschili alternate in un solo locale, con una numerosissima scolaresca di 111 fanciulli nella prima classe e di 80 nella seconda; s’aggiunga che la detta aula è appena sufficiente a contenere una cinquantina di allievi”. Tali ragioni “consiglierebbero di far chiudere la scuola”. Seguì un nutrito carteggio tra il Sindaco di Novate Milanese dell’epoca, Pietro Gianetti, la Congregazione di carità e il Parroco, ma dal documento del 7 febbraio del 1871 qui riportato, risulta che tale progetto non venne concretizzato “Per diverse ragioni non sprezzabili e meno impugnabili”. Nel marzo del 1974 venne costituito (con tanto di statuto) il Club Più o Meno Quaranta composto da una Assemblea degli iscritti, un Consiglio di 11 membri e da un Presidente che durava in carica due anni, ma che era rieleggibile. Storico Presidente è stato Benvenuto Gibertini.Il Club perseguiva, attraverso i mezzi espressivi dell’arte, della cultura, del tempo libero, dello sport, la formazione delle persone creando occasioni di incontro e sviluppando l’amicizia e la collaborazione delle persone stesse. Scelsero come sede espositiva, il Gesiö, edificio che fin da sempre aveva fatto parte della vita cittadina e vi organizzarono numerose mostre di arte “Giornata tra i pittori”, “La nostra Novate in mano ai Pittori” o “Mostra collettiva Fotografica” e molte altre attività dove la cittadinanza partecipò numerosa. Con i proventi delle mostre e delle loro attività riuscirono a restaurare all’interno del Gesiò la bussola della chiesa che ancora oggi è in ottimo stato e restauro tele. Tale associazione ebbe vita fino al 1982 quando si sciolse per problemi organizzativi. Il Concorso di Storia Locale del 1993/94 vide il complesso del Gesiö protagonista di una delle sue sezioni. Il concorso richiedeva la preparazione di elaborati grafici per la ristrutturazione dei locali adiacenti al Gesiö o altre strutture ad uso di museo di storia locale. Tra gli elaborati consegnati riguardanti il Gesiö, due ricevettero il primo e terzo premio presentando l’edificio in maniera innovativa. Gli elaborati di Giulio Fenyves e degli studenti del Liceo artistico “Umberto Boccioni” di Milano sono ancora consultabili presso la Sezione di Storia Locale della Biblioteca Comunale (foto invito) Il Gesiö entra a far parte del patrimonio cittadino l’ 11 giugno 1992. Il Comune di Novate Milanese lo acquista in quella data dalle II.PP.A.B. insieme a diverse altre aree. Gli arredi sacri ed i dipinti contenuti nell’immobile, rimangono invece di proprietà delle II.PP.A.B. Nell’atto di vendita si riportano i confini del giardino e “si impone come vincolo assoluto di destinazione della chiesa e per la casa del cappellano, il divieto perpetuo di mutarne in alcun modo l’originaria funzione sacra”. Viene inoltre sancito l’obbligo di celebrare una messa festiva all’anno nell’Oratorio in ottemperanza del testamento di Bernardino Busti. Attualmente il Gesiö è al centro di un progetto di salvaguardia e ristrutturazione del complesso storico teso a restituirlo alla cittadinanza quale importante punto di aggregazione culturale. Si ringraziano per la disponibilità e la sempre cordiale collaborazione il Dott. Lorenzo Caratti, il sig. Aleardo Faroldi, la sig.ra Elena Giandrini e il sig. Benvenuto Gibertini. Questo numero del Focus è stato realizzato dal Gruppo di Storia Locale del Comune di Novate Milanese. |
||