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Editoriale

Gente di Novate

Don Mansueto Messa
Me lo vedo ancora salire sui sentieri della Val d’Aosta alla testa del gruppo dei ragazzi e delle ragazze del campeggio coi suoi calzettoni gialli, d’un giallo quasi fosforescente, così visibili da guidarci anche quando scendeva la nebbia.
Sempre alla testa per valutare serenamente il pericolo, con l’alta montagna non si scherza, con la sua allegria bonaria, i suoi richiami in schietto dialetto, coi quali guidava la “carovana”. Il suo entusiasmo faceva dimenticare la fatica e le sue battute ci facevano sentire vicina la meta, la cima o il rifugio, anche se distava ancora qualche ora di cammino.
Era così anche quando tornava a Novate nella sua parrocchia. Sua, veramente sua, edificata poco alla volta con la sua pazienza e la sua sofferenza nascoste. Una guida forte e serena, vicina a tutti e a ciascuno: conosceva tutti per nome, di ciascuno conosceva le ansie, i dolori, le gioie e le speranze. Da un quartiere eterogeneo di Novatesi e di immigrati ha fatto sorgere a poco a poco una comunità: il suo capolavoro di uomo, di cristiano, di sacerdote. È grazie a persone come don Mansueto che Novate è città nel senso più autentico della parola: luogo di solidarietà, di pace, a cui si è orgogliosi di appartenere. Quando mi ha incontrato per la prima volta da sindaco, m’ha detto: “Luiss, el teren”. Alludeva al terreno che da decenni cercava invano di acquisire per costruirvi la nuova chiesa. Quando siamo riusciti a farlo acquistare dalla parrocchia, era felice. Sperava di vedere la nuova chiesa e la nuova piazza: saranno comunque la sua chiesa e la sua piazza.

Ing. Giuseppe (Peppo) Testori
Conosciuto soprattutto come amministratore della S.A.F.T., la “Testori”, di Novate, che ha creato posti di lavoro, costruito case per i propri dipendenti, dando a tanti Novatesi, e non solo, la possibilità di vivere con dignità, di formarsi una famiglia. Ha trasmesso una cultura sana dell’imprenditoria, pronta al dialogo e tendente a superare il più possibile i conflitti e il disagio sociali. Pochi forse hanno conosciuto la sua profonda sensibilità artistica, il buon gusto, la passione per l’arte, che hanno ispirato anche la sua attività di amministratore e il suo impegno politico come consigliere comunale. È stato mio consigliere in scelte culturali e amministrative, mi ha dato con il suo sostegno la forza per superare incomprensioni e difficoltà.
L’arte vera rende liberi, una libertà che lo portava a superare la differenza politica per guardare innanzitutto al bene di Novate. Un episodio penso illumini la grandezza della persona e con lui della gente di Novate. Si doveva costruire la nuova casa comunale, l’allora sindaco Carlo Ghezzi, conoscendo la preparazione di Giuseppe Testori, chiese un colloquio con lui, consigliere di opposizione, per averne il parere sulla fattibilità finanziaria. Fu un colloquio riservato, per ovvii motivi, segreto, anch’io ne ho avuto notizia dopo anni. Carlo Ghezzi seguì il consiglio di Testori e Novate ebbe il nuovo municipio.
Sulla grandezza di queste persone, tese soprattutto al bene di Novate prima che agli interessi di parte, pronte a chiedere, come Carlo Ghezzi, e a dare, come Giuseppe Testori consigli per il bene dei Novatesi, superando steccati e divisioni, si fonda la nostra città.

È per gente come loro che a Novate si vive bene.

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