Un grazie
a Marco Longhese
Il 12 luglio 2006 Marco Longhese, capogruppo de La Margherita a Novate Milanese, ha rassegnato le proprie dimissioni da consigliere comunale, dopo 11 anni di attività.
Con poche parole il consigliere Longhese aveva già anticipato tale decisione nella seduta del 27 giugno e l’intera assemblea aveva voluto salutarlo con un caloroso applauso.
Marco Longhese, classe 1969, ha voluto così concludere (speriamo solo momentaneamente) il suo impegno politico in Consiglio Comunale. A lui il nostro grazie per la serietà e la determinazione con cui ha svolto il compito assegnatogli dall’elettorato: prima tra i banchi della maggioranza (con la giunta Fumagalli) e poi come capogruppo di minoranza, oltre che come membro e presidente di diverse commissioni consiliari.
Come Presidente del Consiglio Comunale mi sento di esprimere, anche dalle pagine di Informazioni Municipali, un ringraziamento particolare al Consigliere Longhese perché credo abbia saputo incarnare, cosa non facile, i valori nei quali ha sempre dichiarato di credere. In una presentazione di se stesso ho letto che Marco ha detto “...Penso che l’impegno per la propria città sia una scelta inevitabile per chi, come cristiano, crede nell’espressione democratica delle istituzioni. Io credo nell’importanza del bene comune, non nella tutela degli interessi del proprio gruppo di appartenenza...”. L’impegno personale per la propria città e la sincera attenzione al bene comune non sono mai mancate al suo agire come amministratore pubblico. Spero sinceramente che tanti altri giovani seguano il suo esempio e si impegnino attivamente per la comunità.
Roberto Ferrari
Presidente del Consiglio Comunale
* sullo scorso numero di Informazioni Municipali avevo anticipato un articolo che, per ragioni di spazio, verrà pubblicato prossimamente.
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Sogno di una notte
di mezza estate (?)
Il titolo lo prendiamo a prestito da un’opera del celebre autore - a cui lasciamo ovviamente tutto il merito - il punto interrogativo in coda, al contrario, è solo nostro. L’opera citata (senza punto interrogativo) è definita, per essere più precisi, come una commedia in quanto ha un lieto fine e nella sua rappresentazione desta frequentemente il riso.
Verso la metà dello scorso luglio, poco prima della interruzione per la pausa d’agosto, si è tenuto un Consiglio Comunale e sul tredicesimo ed ultimo punto all’ordine del giorno (“modifiche ed integrazioni dello Statuto dell’associazione partecipata Novate Sport”) i partiti della maggioranza hanno votato in modo differente: dopo lungo dibattito su un aspetto procedurale - la rispondenza tra il testo esaminato e concordato in Commissione (depositato in atti) e quello ricevuto all’inizio della seduta dai consiglieri - si sono presentate due possibili soluzioni: la prima del rinvio del punto, la seconda di verificare subito in aula la corrispondenza dei testi per proseguire con la discussione; Sindaco, F.I. e U.D.C. hanno votato per l’immediata verifica in aula mentre tutti gli altri partiti hanno votato per il rinvio oppure si sono astenuti ed è stato approvato il rinvio del punto. A partire dal giorno dopo e per due o tre settimane abbiamo letto sulla stampa locale articoli e interviste (qualcuna forse in sovrappiù) che, prendendo a spunto l’episodio in argomento, approdavano a conclusioni assai impegnative se rapportate al fatto in sé; da qui la sensazione per alcuni e la certezza per altri di trovarsi davanti non a episodiche e fisiologiche fibrillazioni ma a una vera e propria spaccatura nella maggioranza o tra parte della maggioranza e il Sindaco. Spaccatura tale, per esempio, da spingere alla fine di luglio il maggior partito di opposizione a proporre salti dove, oggettivamente, l’asticella sembra molto in alto e soprattutto posta troppo frettolosamente.
Per ritornare al buon Shakespeare ed alla sua commedia, credevamo che con la fine della pausa estiva e con il “risveglio” settembrino ogni cosa fosse ritornata al suo posto; che i sogni qualunque sonno avessero allietato, fossero finiti.
Dobbiamo assistere, invece ed ancora, al riproporre il tema statuto dell’associazione Novate sport - in altri termini la gestione ed utilizzo degli impianti sportivi che sono di proprietà del Comune e che, per quanto ci riguarda, devono essere a disposizione di tutti i novatesi e non solo di qualche “eletto” e magari neppure novatese - in un clima talmente esasperato da suscitare il sospetto che l’argomento sia un utile cavallo di Troia.
Ecco dunque il motivo dell’aggiunta del punto interrogativo al titolo. Ciò che - per l’episodio in sé - non poteva (e non può) che favorire al massimo prematuri sogni lungo lo spazio di una notte di luglio calda e afosa, sembra continuare: forzando le ragioni della logica e dell’opportunità politica.
Shakespeare ha scritto mirabilmente 14 commedie ma, altrettanto mirabilmente, 13 tragedie.
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Associazione partecipata:
un modello innovativo
Molti si riempiono la bocca di parole come “partecipazione” e “democrazia”, soprattutto in campagna elettorale, ma come questi valori, che in linea teorica sono trasversalmente condivisi da molte forze politiche, possono prendere corpo in atti concreti?
L’esempio più calzante e innovativo è forse una formula gestionale ideata nella passata amministrazione che è balzata all’attenzione della cronaca locale sul finire dell’estate: l’associazione partecipata Novate Sport.
Questa associazione, pensata e voluta dall’allora assessore allo sport Roberto Ferrari, voleva divenire uno strumento di gestione degli impianti sportivi mettendo nel ruolo di protagoniste le società sportive del territorio con il supporto e il coordinamento del Comune.
Una formula dunque per far partecipare non solo con proposte e pareri (come accade per la consulta) ma in un ruolo attivo e diretto i protagonisti dello sport novatese. I soci della Novate Sport (cioè tutte le associazioni di Novate interessate) divengono infatti i gestori diretti degli impianti sportivi da loro stessi utilizzati.
Chi meglio dei fruitori può gestire con cura gli impianti?
L’idea che all’origine voleva comprendere tutti gli impianti si è poi ridimensionata al solo campo di calcio e pista di atletica di via De Amicis. Nonostante le difficoltà e i problemi emersi anche recentemente, oggi la maggior parte delle forze politiche, sia di maggioranza che di minoranza, riconosce la validità del modello: le problematiche emerse finora è opinione diffusa che non possano essere imputabili a tale scelta gestionale.
An non può che valutare positivamente questo risultato. Al di là di come si evolverà la situazione nel contesto della gestione degli impianti sportivi, l’associazione partecipata è, a giudizio di chi scrive, un modello che potrebbe essere applicato anche ad altri servizi ma che per funzionare deve vedere protagonista la società civile: vedremo se l’ente pubblico saprà essere ancora propositivo e se il territorio saprà rispondere.
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Le cose da fare
Ci è sempre piaciuta la semplicità di questa espressione. Diretta e senza fronzoli, riporta subito la barra al centro, indica riflessione, pensiero, ma anche azione, obiettivi ben precisi, voglia di raggiungerli. Potrebbe sembrare quasi uno slogan elettorale, se non fosse che siamo all’esatta metà della legislatura e le elezioni sono troppo lontane, sia che si guardi al passato, sia che si guardi al futuro. Sarebbe quasi la situazione, il periodo ideale per rilassarsi, insomma, tirare un po’ i remi in barca e vivacchiare fino allo sprint finale. E invece no, eccole qui le cose da fare, importanti, urgenti. Sarà questo maledetto viziaccio di sentirsi davvero (e non solo per slogan) lista civica, ma le cose da fare per noi sono l’unica ragione sociale, sono il vero Grande Progetto, e sono il richiamo che ci muove quando si lavora a livello di gruppo, di maggioranza, così come a livello istituzionale.
Ci sono cose da fare urgenti e ormai inderogabili, che come sempre accade in autunno hanno irrimediabilmente a che fare con il bilancio comunale e con il piano triennale delle opere pubbliche. Due appuntamenti determinanti per l’amministrazione: la predisposizione del bilancio si scontra, quest’anno in modo ancora più stringente, con una diminuzione dei trasferimenti statali, vincoli sempre più soffocanti dettati dal cosiddetto Patto di stabilità e da una spesa corrente cui ormai bisogna prendere il coraggio a due mani e invertire la tendenza, settore per settore, ufficio per ufficio, assessorato per assessorato. Niente scappatoie, niente accomodanti scaricabarile, niente difese a oltranza e grande attenzione alla “macchina comunale” nel suo complesso, distinguendo tra chi genera entrate e come vengono destinate le uscite. Anche per rendere più agevole il passaggio del bilancio, bisognerà inoltre lavorare su un pacchetto di “cose da fare” per rendere più funzionale la struttura della stessa macchina comunale, ragionare sulle opportunità che la legge e l’esperienza mettono a disposizione per svincolarsi da certe strettoie finanziarie e gestionali: basta vedere come i grandi comuni (Milano, Brescia, ecc.) stanno affrontando il discorso delle società partecipate per capire quale sia, stante la carenza di finanziamenti pubblici, la strada di sopravvivenza.
C’è poi da trovare una sistemazione condivisa e realistica, passate le varie marette e dichiarazioni estive, all’importante comparto dello sport novatese, tutelando l’antica tradizione di “pacifica convivenza” tra le diverse società che sono sempre state una grande risorsa del territorio.
E ancora. Proprio perché siamo al giro di boa della legislatura, bisogna darsi da fare per portare a compimento quella straordinaria “rete” di grandi opere che rappresenta il patrimonio distintivo di questa maggioranza: consolidare la funzionalità gestionale del Ciss, portare a compimento l’intervento di via Repubblica 80, avviare davvero e rendere fruibile ai cittadini al 100% il centro di Villa Venino, porre solide basi per l’importantissimo “progetto Cottolengo”, una soluzione non più rinunciabile per dotare Novate di un riferimento per anziani maschi.
Ma forse il motivo per cui ci piacciono le “cose da fare” è che, quando bisogna “fare”, si riesce spesso a mettere da parte pregiudizi, schieramenti e faziosità, e si finisce (certo, ci vuole fortuna) per incontrare sempre persone che hanno “voglia di fare”, e tirano fuori buon senso e passione anziché i soliti proclami, prese di posizione e piccinerie. L’autunno è un periodo senza distrazioni, che stimola a “fare”. Chi se la sente, batta un colpo.
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Lo sport del Sindaco:
“barcamenarsi e tirare a campare”
Avrà perso un po’ della sua freschezza questo articolo quando verrà letto dai cittadini novatesi ma, questa come altre, è una vecchia questione - ancora irrisolta - che non rappresenta un problema unicamente per il Sindaco che, come sempre, avrà l’opportunità di scrivere in terza pagina i suoi pleonastici e inutili “predicozzi”.
Quello di scrivere il giorno prima che si stampi è un privilegio che spetta solo a lui, noi comuni mortali abbiamo dovuto consegnare quanto scritto ai primi di settembre. *(vedi nota del Direttore)
Ritorniamo, perciò, agli inizi di settembre e a chi, appena tornato dalle vacanze estive, ritrova gli amici e viene informato delle ultime novità politico - istituzionali accadute in sua assenza.
Prima notizia.
A luglio inoltrato è stato convocato il Consiglio Comunale, nonostante buona parte dei consiglieri fosse già in vacanza (sarà proprio per questo che è stato convocato in quella data? A pensare male si fa peccato ma...). Nell’occasione il sindaco è stato messo in minoranza, la “sua” maggioranza di centrodestra si è frantumata tra accuse reciproche e insulti da mercato degli stracci e lo stesso sindaco ha minacciato di ritornarsene a Bardolino.
La discussione riguardava l’approvazione delle modifiche statutarie dell’Associazione partecipata “NovateSport”, argomento in fase di stallo da due anni - senza possibilità di uscita - dopo che la maggioranza ha speso ben cinquemila euro per far scrivere il documento in questione ad un consulente. Sui motivi che hanno acceso la vicenda possiamo dare una velocissima lettura “politica”. In campagna elettorale, giusto due anni fa, il sindaco Silva intervenne pesantemente nel mondo dello sport novatese con le mani e con i piedi per racimolare il consenso che gli servì per essere rieletto, lo fece distribuendo promesse e, come si dice in gergo, “firmando cambiali”; in sostanza avocando a sé la delega allo Sport, sottraendola di fatto a chi nei precedenti cinque anni aveva svolto tale ruolo. Osservando quanto sta ora accadendo si vede che la cosa non è piaciuta a qualcuno, che ricordandosene al momento giusto, ha ricambiato lo sgarbo subito e la perdita di qualche voto alle elezioni. Forse la delega allo Sport è tutt’oggi nelle mani del sindaco perché nessun assessore aveva intenzione di pagare le famose “cambiali” che dopo le elezioni sono state messe all’incasso?
Seconda notizia.
Un consigliere di maggioranza, dello stesso partito del sindaco (U.D.C.), molto attivo nell’associazionismo calcistico novatese, manda al pronto soccorso il presidente di una tra le più longeve società di calcio della città con 7 giorni di prognosi. Dalla stampa locale non si evince il motivo di tale comportamento.
Qui non vogliamo spiegare “politicamente” la vicenda perché è in sé un atto di semplice teppismo.
Politicamente, il sindaco e il partito di appartenenza del consigliere comunale dovranno risponderne nella sede consigliare, si auspica senza la presenza dello stesso come imporrebbe la sensibilità e la correttezza istituzionale. Siamo certi che ciò non avverrà, conosciamo bene questi personaggi che parlano bene (vedi editoriale in terza pagina) ma razzolano male.
Questo è lo scenario della vita amministrativa di Novate, a metà del secondo mandato Silva.
Siamo convinti che ora la maggioranza dei novatesi sarebbe molto felice e gratificata se la minaccia - “Torno a Bardolino!” - pronunciata in Consiglio Comunale dal sindaco, si tramutasse in concretezza.
La città ha bisogno di essere amministrata da una maggioranza più responsabile ed autorevole.
Ai futuri nuovi amministratori ci permettiamo di suggerire l’allestimento di un programma di intervento d’emergenza da “Protezione Civile” per i primi mesi, in modo da risolvere tutti i guasti causati in questi anni.
Sergio Telaroli
* Nota del Direttore: si precisa che anche il Sindaco - come ogni altro soggetto - è tenuto al rispetto delle medesime scadenze dettate dai tempi di lavorazione del giornale (generalmente cinque/sei settimane prima della stampa), scadenze che sono pubblicate di volta in volta a pag. 32 del periodico.
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Partiti in cerca d’identità
L’Udc Novatese si è presentata in un incontro-dibattito tenutosi nel mese di maggio a Villa Venino. Il tema, ”Partiti in ricerca d’identità”, voleva sottolineare l’affanno con cui molti partiti si muovono per puntare al futuro, senza avere alle spalle un passato o avendone uno difficile da affrontare; questo non consente loro di poter proporre sentieri di sicuro riferimento agli elettori. L’Udc, invece, ha progenitori lontani, nasce con una precisa identità che è quella della concezione cristiana di fare politica, ossia quella della centralità dell’uomo e della difesa della sua libertà, attraverso il confronto e la solidarietà. Un modo di proporsi moderato nei toni e un impegno deciso, come fece a suo tempo il movimento di Sturzo e la DC del dopoguerra, nel rispettare le linee antitotalitarie, per promuovere lo sviluppo individuale nei vari contesti sociali (famiglia, comunità locale, professionale, volontariato), contro una concezione riduttiva e relativista della politica che punta all’omologazione e alla sostituzione dell’individuo con strutture che pensino e agiscano per lui. Lo Stato, il Partito, le loro varie emanazioni, così come sono state concepite dopo l’età delle grandi rivoluzioni, non costituiscono un punto di approdo sicuro per chi vede emergere nella società civile un crescente bisogno non solo di amministrare bene, ma di amministrare meno.
Il cittadino preferisce essere amministrato dall’alto solo quando dal basso non è in grado di farlo. È il principio della sussidiarietà che si è affermato in Lombardia, come nelle regioni più evolute dell’occidente europeo, ad essere vincente sul piano dell’efficacia, dell’economicità, della dinamicità, della minore vulnerabilità funzionale.
Le strutture “pesanti” dettate dai poteri forti, dalle grandi concentrazioni di potere, dalle consorterie mutualistiche, sono un modo per non cambiare nulla, per restaurare, con demagogiche soluzioni ed ammucchiate, lo “status quo”. E non potrebbe essere diversamente se la classe dirigente è lontana dalla realtà, più occupata a dare un’immagine di sé politicamente corretta, buonista, e impegnata a occupare posizioni per sé più che a proporre progetti e soluzioni concrete per il bene comune. La nuova classe dirigente dov’è? Nella nostra realtà novatese l’Udc opera da poco tempo, tuttavia vuole proporsi come motore di cambiamento, per dare respiro alle opportunità di sviluppo ed al confronto sulle cose concrete, senza compromessi sulle questioni di fondo. Non siamo alla ricerca di padrini o madrine che ostentano bandiere e simboli superati dalla storia, che ormai non sono altro che la reiterazione di un sogno o oggetti “cult” (come le magliette infantili sotto il volto di guerriglieri o le sciarpe arcobaleno sotto il copricapo da talebani). Un bel sogno, forse, se per quanti ci credono resta solo un sogno, o un modo per sognare insieme. La maggior forza dei sognatori sta nella debolezza di contrastarli da parte di quelli che non vogliono sognare. Per questo occorre rafforzare l’area tradizionalmente moderata, quella cattolico-liberale occidentale, ancorata alle ragioni della vita e della civiltà, senza cedere alle illusioni del dilagante relativismo che associa ambiguamente (con un pensiero doppio oltre che debole) la dimensione individualista a quella collettivista, che vede tutto in funzione negoziale o strumentale (compito della propaganda), dimenticando la persona in quanto tale.
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Maggioranza cercasi
I lavori del Consiglio comunale del 18 luglio scorso hanno messo in evidenza non solo che la maggioranza di centro-destra è sempre più divisa, ma soprattutto che non è in grado di affrontare positivamente questo stato di crisi.
Quel che ci interessa in questa sede non è tanto il «casus belli» che ha dato luogo alla clamorosa bocciatura di un argomento che il Sindaco ha caparbiamente voluto portare in votazione, quanto piuttosto le crescenti difficoltà che i consiglieri (e, in parte, anche gli assessori) hanno nel sostenere le proposte del Sindaco. E questo sia perché vi è spesso dissenso sistematico nel merito, sia soprattutto per l’accentuato disagio che determina il metodo con il quale i provvedimenti vengono sottoposti all’approvazione.
Affinché si coaguli il consenso attorno a una determinata proposta è infatti indispensabile che l’argomento sia discusso in modo approfondito con tutti coloro che dovranno votarlo.
Ma a Silva questo metodo democratico del confronto non va giù: dimenticando (o non avendo mai saputo) che le regole della democrazia esigono capacità di ascolto, disponibilità a tener conto del dissenso e ricerca di mediazione, il Sindaco pensa di poter imporre la sua visione unilaterale delle cose (giungendo, addirittura alla meschinità di richiedere - e ottenere - la deliberazione in Giunta di un argomento di spettanza di un assessore quando questi è assente, per aggirare il suo dissenso).
Abbiamo avuto modo di constatare che tutto ciò genera uno stato di tensione permanente nei rapporti dentro la maggioranza e nei confronti della minoranza: e questo va a totale discapito dell’attività amministrativa e del governo della comunità Novatese. Del resto la maggioranza nel suo insieme e le singole forze politiche che la compongono tendono a coprire questo stato di cose sottraendosi al dibattito sia interno che con la minoranza. Vi è come una incapacità che paralizza la possibilità di discutere, magari in modo aspro, ma comunque costruttivo, per definire provvedimenti che abbiano il più ampio consenso possibile (dentro e fuori della maggioranza): è infatti solo attraverso la dialettica politica che si può giungere a soddisfacenti punti di condivisione.
Stiamo assistendo con preoccupazione all’attuale fase di stallo, perché - come detto prima - questo non va che a discapito dei cittadini: le cose non vengono fatte o, se fatte, lo sono senza una direzione politica che ne indichi priorità e modalità di realizzazione.
Non ci interessa prendere atto, come forza di minoranza, dello sfascio della maggioranza e del prevedibile, inevitabile naufragio di Silva; quello che ci interessa è far sì che questa situazione venga superata per far riprendere al Comune il suo ruolo di governo della collettività.
Se la maggioranza ritiene - diversamente da quanto pensiamo noi - che vi sia qualche possibilità di miglioramento, deve trovare la lucidità ed il coraggio di aprire una crisi interna che consenta il rispetto del mandato ricevuto dai cittadini; ma se considera, come noi andiamo con forza dicendo da tempo che l’esperienza di Silva sia esaurita, ne tragga responsabilmente le necessarie conseguenze: in questo caso il confronto elettorale aperto, responsabile, senza chiusure politiche, ricercando le convergenze necessarie per dare un governo vero a Novate a noi sembra la miglior soluzione possibile, per tutti i cittadini novatesi.
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Asili Nido a Novate: Amministrazione in panne e troppe famiglie
in “lista d’attesa”
Il periodo pre estivo ha riproposto a Novate il problema delle iscrizioni dei bambini agli asili nido.
L’offerta del territorio. A Novate sono presenti un asilo nido gestito direttamente dal Comune, un asilo nido e due “Nidi Famiglia” gestiti da Asscom, due “Micronidi” presso le Scuole per l’infanzia paritarie convenzionate con il Comune e una serie di piccole strutture esclusivamente private.
Mentre per i servizi comunali gestiti direttamente o attraverso Asscom i regolamenti e i criteri d’accesso e le rette di frequenza rispondono a requisiti specifici, che sono in parte adottati anche dai micronidi paritari che da diversi anni operano positivamente in convenzione con il Comune, le realtà private offrono servizi a prezzi notevolmente alti e spesso irraggiungibili da parte delle famiglie. Un nuovo nido aziendale sta aprendo a Novate, ma sembra anch’esso presentarsi con rette di frequenza elevate, che andranno a pesare nuovamente sulle famiglie novatesi.
L’attuale carenza e la lista d’attesa. L’attuale offerta non soddisfa però la domanda di iscrizioni sul territorio comunale, nello scorso mese di giugno la lista di attesa era di oltre 60 bambini!!
Le domande presentate sono state oltre 150, i posti disponibili erano 47, ci sono state alcune rinunce ma ben 68 bambini sono rimasti in lista di attesa.
Ora con le strutture riaperte al completo si ha una situazione che si è aggravata con ben 73 residenti in lista di attesa a cui si aggiungono 18 bambini non residenti.
Assenza? Purtroppo bisogna constatare l’immobilismo dell’Amministrazione che non ha attuato programmazioni o interventi atti a trovare soluzione alle richieste. In particolare tre i fatti più rilevanti:
1) la struttura comunale di Via Roma, ultimata nel gennaio scorso e destinata a servizio per la prima infanzia, è ancora non utilizzata e non assegnata per indecisione (o contrasti?) della maggioranza;
2) la mancata incentivazione dei nidi famiglia, realtà spesso sconosciuta anche dagli assessori comunali, che ha impedito la possibilità di creare nuovi posti disponibili;
3) il mancato adeguamento economico della convenzione con i micronidi delle scuole paritarie.
La realtà dei servizi presenti sul territorio appare quindi molto varia, ma non esiste alcuna mappatura dei servizi alla prima infanzia. Sembra inoltre che l’Amministrazione non conosca e valorizzi le varie realtà di privato sociale che operano sul territorio non coinvolgendole neanche nelle sedi istituzionali previste (vedi Piani di Zona, L. 328/00).
Ci sono poi una serie di leggi regionali e nazionali che favoriscono la creazione di nidi famiglia e micronidi anche con contributi economici ma che l’Amministrazione non coglie e non utilizza.
Qualche suggerimento. Programmare prendendo in considerazione le nascite annuali, i flussi di nuove famiglie, la costruzione di nuove abitazioni che li generano; valorizzare in termini di sussidiarietà le strutture esistenti, l’operato del privato sociale e dei micronidi delle scuole dell’infanzia paritarie; investire risorse, tempo e capacità in questo servizio così importante per il futuro della nostra Novate, con l’obiettivo di rispondere alla domanda delle famiglie offrendo qualità a costi accessibili.
Sembrano, purtroppo, attività non perseguite con il dovuto zelo dall’Amministrazione in carica, che sia anch’essa in “lista d’attesa”?!?
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