Lo stemma comunale
Una specie di lunga telenovela ha prodotto la definizione
degli emblemi civici vignatesi

Quel pasticciaccio del gonfalone
(e dello stemma) comunale
Un decreto presidenziale del 1970 cui solo ora viene dato seguito. Ma vale davvero la pena di cambiare?

Probabilmente molti ignorano che lo stemma del Comune di Vignate - quello caratterizzato dal ramo di vite con tre grappoli d’uva, adottato nel 1938 e rimasto finora in uso - è stato in effetti modificato con Decreto del Presidente della Repubblica datato 6 marzo 1970, così come non sanno che il gonfalone utilizzato nelle pubbliche manifestazioni non corrisponde a quello regolarmente concesso.Quanti invece ne sono a conoscenza si domanderanno come mai, ad oltre trent’anni dalla sua emanazione, non sia mai stato dato seguito a quel provvedimento che reca la firma e il sigillo della prima carica dello Stato italiano.
Le vicende che portarono all’approvazione del nuovo emblema, le quali presentano aspetti confusi e contraddittori sono state già esposte, seppure in maniera molto succinta, nel libro “Note, documenti e immagini di storia vignatese” edito a cura dell’amministrazione comunale nel 1989. Poiché l’argomento è tornato in questi giorni d’attualità per l’intenzione della giunta comunale di adeguarsi a quanto disposto dal decreto presidenziale, riteniamo che valga la pena di raccontare più dettagliatamente come si svolsero i fatti per cercare di capire le ragioni che hanno ora determinato il cambiamento e quelle che invece lo avevano precedentemente impedito.

Lo stemma
del 1938
Prima della sua adozione ufficiale, sancita conRegio Decreto n.4956 del 7 febbraio 1938, non risulta che il Comune di Vignate avesse mai avuto un proprio emblema o un proprio stemma.Prima d’allora era usato, come risulta dai documenti d’archivio di fine Ottocento-inizio Novecento, un sigillo recante in tondo la dicitura Comune di Vignate (Milano) con al centro lo stemma sabaudo, sostituito durante l’era fascista dal fascio littorio.
Nel novembre 1931 la Consulta Araldica, istituita presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, invitò tutti i Comuni del regno che ancora non avessero iniziato le pratiche per il riconoscimento e la concessione del proprio stemma e del proprio gonfalone, a “provvedere a tale adempimento in osservanza delle disposizioni legislative vigenti”.
Per mettersi in regola essi dovevano presentare specifica richiesta corredata dalla delibera podestarile e da un bozzetto a colori dello stemma e del gonfalone, nonché fornire dei cenni storici che giustificassero l’emblema prescelto.
Il 24novembre il Podestà di Vignate incaricò lo studio Araldico Vallardi di Milano di effettuare le opportune ricerche al fine di predisporre il disegno dello stemma.
Lo Studio propose per il nostro Comune uno stemma cosiddetto parlante, riferentesi cioè alla produzione agricola che aveva dato il nome al paese e contemporaneamente “ricordando col campo dell’arma in argento la famiglia Vignati di Lodi”, originaria della nostra terra. L’emblema così descritto, “uno scudo in argento portante un ramo di vite al naturale, sormontato dalla solita corona turrita e circondato da una corona di alloro e quercia (annodati) con nastro rosso”, fu approvato dal Comune, come risulta dalla delibera podestarile del 2settembre 1932.
Nel libro “Storia dei Comuni della Provincia di Milano” edito nel 1934 dall’Amministrazione Provinciale è pubblicata a colori una raccolta di stemmi, che comprende anche quello di Vignate; si tratta dello stemma sopra indicato, il quale, però, non aveva ancora ottenuto la concessione da parte della Consulta Araldica.
Infatti, solo nel dicembre del 1937 la Prefettura di Milano autorizzò il Comune a fregiarsi di tale stemma operando, però, una piccola modifica; “i competenti Organi Araldici, esaminata la domanda di concessione a favore di questo Comune, hanno dichiarato potersi approvare lo stemma proposto però sostituendo nel campo l’oro all’argento e ciò per differenziarlo da quello della famiglia Vignati”.
Dieci mesi dopo furono consegnate in municipio la miniatura a colori dello stemma approvato e le Regie Lettere Patenti emesse il 5 maggio 1939, in osservanza del R.Decreto 7 febbraio 1938 sottoscritto da Vittorio Emanuele III, Re d’Italia e Imperatore d’Etiopia, e controfirmato dal Capo di Governo, Primo Ministro e Segretario di Stato, Benito Mussolini: “Concediamo al Comune di Vignate, in provincia di Milano il seguente stemma: D’oro al tralcio di vite fogliato e fruttato di tre grappoli d’uva, il tutto al naturale.Capo del Littorio di rosso (porpora) al Fascio Littorio d’oro circondato da due rami di quercia e d’alloro annodati da un nastro dai colori nazionali.Ornamenti esteriori da Comune”.
Poiché si era in pieno regime al posto della corona turrita si dovettero mettere i simboli del partito fascista.

La questione
del gonfalone
A risvegliare nuovamente l’interesse degli amministratori vignatesi per il proprio emblema fu un articolo apparso nel giugno del 1964 su Nuova Rassegna, la rivista amministrativa per gli Enti Locali, in cui era pubblicato lo stemma del Comune di Vignate unitamente al testo del suo decreto d’approvazione e ad una breve nota storico-araldica.
Iniziarono così affannose quanto inutili ricerche in tutti gli uffici e soprattutto nell’archivio comunale, per cercare di rintracciare l’originale della miniatura dell’emblema approvato e il relativo decreto di concessione, ma non si trovò né l’uno né l’altro.
Nel novembre del 1964, poi, accadde un fatto che ebbe non poca rilevanza, come vedremo, nel seguito di questo racconto: dopo un ventennio di governo di giunte di sinistra, vinse inaspettatamente le elezioni comunali la Democrazia Cristiana, e fu proprio questa nuova amministrazione che alcuni anni dopo iniziò la pratica per dotare il Comune del gonfalone che ancora non possedeva.
Con delibera di Giunta n. 55 del 22 giugno del 1967 fu richiesto al Presidente della Repubblica “il decreto di concessione del gonfalone, il cui drappo dovrà avere le caratteristiche corrispondenti allo stemma comunale” e alla Consulta Araldica copia autentica del medesimo stemma nonché il nominativo del blasonista al quale affidare l’incarico dell’esecuzione della miniatura del gonfalone.
Le richieste furono inoltrate per il tramite della Prefettura, la quale si premurò di comunicare, nel successivo mese di luglio, il nome dei blasonista-miniaturista da incaricare: l’ing. Ettore Pennetta di Roma.
Fin qui la vicenda non lascia intravedere nulla d’insolito o di particolare: il gonfalone fu richiesto secondo le modalità previste dalla normativa e successivamente il blasonista fece recapitare in Municipio le miniature dello stemma e del gonfalone eseguite.Senonché nella seduta del 17 febbraio, anziché approvare le miniature predisposte dall’ing. Pennetta, il Consiglio Comunale deliberò che il gonfalone doveva essere completato con l’effigie di S.Ambrogio, Vescovo di Milano, protettore della comunità “civile e religiosa”, modifica questa che fu motivata “dal desiderio della popolazione, espresso ripetutamente ad ogni livello sociale e culturale”.
La decisione lascia alquanto perplessi: solo il mese prima, il 3 agosto, il Consiglio aveva ratificato la delibera, adottata dalla Giunta, d’approvazione del gonfalone senza l’emblema del patrono e a distanza di poche settimane, coincidenti per di più col periodo delle vacanze estive, ci si accorse del vivo desiderio nutrito dalla popolazione di vedere riprodotta sul drappo comunale l’immagine di S.Ambrogio e si cambiò idea.Il lasso di tempo intercorso tra le due diverse decisioni è troppo breve perché possa essere effettivamente giustificato dalle motivazioni addotte.
La richiesta, in ogni caso, non riguardava allora lo stemma, ma unicamente il gonfalone, nella parte anteriore del quale gli amministratori volevano che apparisse lo stemma in uso e solo sul retro l’effigie a tutto campo del patrono - la figura del santo che fu inviata per essere riprodotta era quella effigiata su un vecchio gonfalone della città di Milano del XVIsecolo: S.Ambrogio con la mano alzata che stringe lo staffile -; non era loro intenzione, insomma, modificare il simbolo civico.Il gonfalone che fu allora confezionato e che è il medesimo ancor oggi utilizzato nelle manifestazioni, riporta infatti sul davanti lo stemma del Comune e sul retro la figura intera di S.Ambrogio.
Gli amministratori vignatesi però non avevano tenuto conto di un particolare di fondamentale importanza: il regolamento araldico prevede che sul gonfalone comunale possa essere riprodotto esclusivamente lo stemma; per poter inserire anche la figura del patrono era dunque necessario modificare lo stemma stesso.
Quando gli trasmisero la richiesta affinché predisponesse nuove miniature, l’ing.Pennetta, sorpreso dall’inatteso cambiamento, scrisse al sindaco: “ritengo impossibile che lo stemma venga completato con detta effigie.Comunque invito a inviare richiesta di modifica alla Presidenza”.
L’amministrazione comunale non volle sentire ragioni e proseguì nell’azione intrapresa, ignara delle conseguenze che avrebbe comportato.

Sant’Ambrogio sul gonfalone e sullo stemma
Dopo aver ottenuto anche da parte della Curia Arcivescovile di Milano il nullaosta ad inserire nel gonfalone (si parla ancora esclusivamente di gonfalone) l’effigie di S.Ambrogio, si presentò un improvviso intoppo burocratico.
Il segretario comunale fu informato telefonicamente dalla Prefettura che, per ottenere l’autorizzazione della Presidenza, nel caso che il Comune intendesse davvero modificare il suo emblema, occorreva attendere parecchio tempo (dieci anni, si legge nella nota scritta a mano dal segretario).Il sindaco, preoccupato per la paventata lunga attesa, ritornò allora sui suoi passi e comunicò alla Prefettura, con lettera datata 22dicembre 1967, il “fermo intendimento dell’Amministrazione Comunale di accelerare il perfezionamento della pratica di concessione dello stemma e del gonfalone, conformemente alla prima richiesta (senza l’effigie di S.Ambrogio)”.
Risulta così evidente che la presenza o meno sull’emblema comunale dell’effigie del santo patrono non era in realtà un aspetto così importante, e corrispondente ad un sentimento tanto profondo e sentito dalla popolazione, altrimenti il sindaco avrebbe atteso tutto il tempo necessario pur di rispettare la volontà così ampiamente espressa dai suoi concittadini.
Dopo questo repentino ripensamento sembra calare il silenzio sulla vicenda; per un anno intero non si hanno più notizie della pratica.
Qualcosa, però, doveva essere successo nel frattempo, se il 30dicembre 1968 il Sindaco, tornando un’altra volta sui suoi passi, ripresentò alla Presidenza istanza di concessione del gonfalone, e con separata richiesta, domandò che lo stemma e il medesimo gonfalone fossero “decorati dell’effigie diS.Ambrogio”.
L’ipotesi più probabile a giustificazione di questo ulteriore ripensamento è che, quando furono trasmessi in Comune i nuovi bozzetti predisposti dall’ing. Pennetta - con lo stemma troncato e con inserita nella parte superiore l’effigie a mezzo busto di S.Ambrogio -, essi piacquero agli amministratori i quali, perciò, decisero di presentarli per l’approvazione, incuranti del fatto che solo da un paio di mesi era stato consegnato al Comune il gonfalone che è tuttora usato e per riporre il quale si era anche acquistata un’apposita teca.
Facendo seguito a questa ulteriore richiesta la Prefettura di Milano, con nota del 4 maggio 1969, comunicò al sindaco “che ai fini dell’emanazione del provvedimento di modifica dello stemma del Comune di Vignate, nonché di quello relativo alla concessione del gonfalone, è necessario che codesto Comune faccia qui pervenire una deliberazione consiliare nella quale siano specificate le caratteristiche degli emblemi che - ad avviso della Presidenza del Consiglio dei Ministri - potrebbero essere le seguenti:
Stemma: troncato; nel 1° di rosso all’effigie di S.Ambrogio uscente dalla partizione; nel 2° d’oro al tralcio di vite fogliato e fruttato di tre grappoli d’uva, il tutto al naturale.Ornamenti esteriori da Comune.
Gonfalone: drappo partito (o troncato) di rosso e di giallo, oppure drappo di rosso (o di giallo) riccamente ornato da ricami d’argento e caricato dello stemma comunale con l’iscrizione centrata in argento: Comune di Vignate”.
Mancava ancora un tassello fondamentale: l’assenso da parte del Consiglio Comunale.Nella seduta del 21 giugno 1969 l’organo deliberativo del Comune approvò gli emblemi così “come indicati dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri”, dimenticandosi però di indicare chiaramente nel disposto deliberativo le caratteristiche che dovevano avere tali emblemi, né preoccupandosi di operare le necessarie scelte: non viene, infatti, detto quale colore dovesse avere il drappo e se doveva essere partito o troncato.Queste indicazioni non solo mancano nel testo della delibera trasmessa, ma non si trovano nemmeno nell’originale conservato nel raccoglitore degli atti di quell’anno.
La Prefettura si accorse di tale lacuna e, ricevuta la delibera d’approvazione, face presente al Comune che, ai fini della concessione, era necessario “che le caratteristiche, sia dello stemma che del gonfalone” fossero “specificate direttamente e dettagliatamente nel contesto del provvedimento”.
E il Comune provvide ad inviare un’altra copia della delibera aggiungendo pari pari nel testo del provvedimento deliberativo quanto richiesto dalla Prefettura e nuovamente senza operare nessuna scelta quanto al tipo di drappo e dei colori da utilizzare.
Sei mesi dopo, il 6 marzo 1970, a suggello dell’intera vicenda fu emanato il decreto del Presidente della Repubblica che sancì definitivamente quali caratteristiche (“drappo partito dei colori rosso e giallo”) dovessero avere lo stemma e il gonfalone del Comune di Vignate.
Ma, intanto, tra l’emanazione del decreto e il ritiro della copia conforme e delle miniature dei nuovi emblemi (luglio 1970) si erano svolte nuove elezioni: al posto della Democrazia Cristiana ritornò alla guida del paese una giunta socialcomunista.
Della lunga e tormentata vicenda che aveva portato all’approvazione del nuovo stemma e del nuovo gonfalone non si fece più parola, il decreto fu accuratamente archiviato e si continuò ad usare impropriamente il vecchio emblema e il gonfalone mai autorizzato.

Qualche riflessione
e una proposta
Anche se appare corretta la decisione dell’attuale amministrazione di uniformarsi a quanto disposto dal decreto presidenziale, occorre però evidenziare come ben diverse erano le originarie intenzioni degli amministratori e come la popolazione vignatese sia rimasta perlopiù all’oscuro dell’intera vicenda, anche considerato che in tutti questi anni nessuno ha mai avanzato pretese o lamentele in proposito.
La modifica dello stemma civico, più che voluta sembra essere stata una scelta obbligata: la predisposizione del nuovo emblema è senz’altro da attribuire al disegno eseguito dal blasonista che, non potendo fare diversamente, dovette apportare un troncamento nello scudo per inserirvi l’effigie - a mezzo busto e non a figura intera - del Santo.
E senza voler nulla togliere a S.Ambrogio, il grande arcivescovo milanese che è anche il patrono del nostro paese, a Vignate sono altrettanto venerati i santi Biagio e Rocco.
Ma trattandosi di un simbolo in primo luogo civico, si poteva semmai pensare ci completarlo col richiamo alle quattro località del nostro territorio (Cascina Bianca, Retenate, Gudo e San Pedrino) un tempo autonome ed entrate a far parte, in momenti diversi, dell’attuale Comune.
Lo stemma civico non è un semplice prodotto grafico ma deve in qualche modo sintetizzare la storia, la personalità, la dignità del paese e deve essere espressione delle radici, della cultura e delle tradizioni cittadine.
Sicuramente per la nostra comunità, più appropriato del nuovo emblema risulta essere quello originario finora utilizzato, adottato nel 1938 e costituito semplicemente dal ramo di vite fruttato e fogliato, in riferimento al toponimo del paese e all’antica famiglia dei De Vignate.
Presentare una nuova richiesta per riadottare il precedente simbolo sarebbe, a nostro parere, la scelta migliore, e probabilmente anche la più conveniente sotto l’aspetto economico.
Gruppo Vignatese di storia locale

Un atto dovuto

Comprendo le perplessità che può suscitare la decisione di dare esecuzione solo adesso ad un Decreto del Presidente della Repubblica del 1970 rispetto ad una questione che già nel 1989 veniva segnalata da Lucio Cavanna nel suo libro su Vignate nel quale denunciava il fatto che il Comune di Vignate stava utilizzando da tanti anni impropriamente lo stemma e il gonfalone.
La questione è tornata casualmente a galla a seguito di una recente iniziativa della Provincia di Milano che ha indotto la Giunta Comunale ad adeguarsi al citato Decreto del 1970.
Nel merito della decisione presa dagli Amministratori Comunali nel 1970 mi pare azzardato “interpretare” oggi quale fosse il vero spirito che li spinse alla modifica dello stemma e del gonfalone, nonché “interpretare” oggi la reale corrispondenza o sintonia tra il sentimento popolare di allora e quello rappresentato dalle istituzioni elette dalla medesima popolazione.
Riguardo al rapporto tra Vignate e S. Ambrogio, mi pare che questo Santo, patrono di Vignate, non sia proprio una figura che possa dirsi lontana dalla storia, dalle radici e delle tradizioni cittadine.
Lo stesso Gruppo vignatese di storia locale lo scorso anno ha pubblicato un libro sulla Chiesa Parrocchiale di S. Ambrogio, la cui edificazione risale al 1200, e in cui si comprende quanto l’elemento religioso presente nella comunità abbia formato, accompagnato, influito nel corso dei secoli la vita civile e la storia di Vignate.
Il Sindaco
dott. Marco Bertolini


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