Ricorrenze
4 novembre 2003 - Giornata dell’Unità Nazionale
e delle Forze Armate
Celebrando oggi la Giornata dell’unità nazionale e delle forze armate il ricordo va innanzitutto a tutti quegli italiani che nel corso delle due guerre del secolo scorso hanno sacrificato la loro vita per la libertà e l’unità del nostro popolo, nonché il pensiero va a tutti i militari italiani impegnati in azioni di solidarietà, di aiuto e di pace in vari angoli del mondo.
Unità nazionale e forze armate: due riferimenti che per gli eventi di questi ultimi tempi paiono essere superati per effetto dell’inarrestabile allargarsi dei confini della società in cui viviamo e dalla necessità di confrontarsi con problemi e situazioni sempre più sovranazionali, con questioni, per intenderci, che provengono da fuori di casa nostra.
Oggi la politica, l’economia, le questioni sociali, le culture si misurano quotidianamente dentro prospettive più ampie: la dimensione europea, il confronto tra le grandi religioni, gli influssi dei grandi commerci internazionali, le influenze culturali di eventi cinematografici e librari che coinvolgono ormai la grande parte degli Stati del mondo.
Di tutto ciò ne avvertiamo ogni giorno gli effetti nella nostra vita quotidiana: la guerra in Irak, per esempio, tra le molteplici questioni sollevate ha portato all’attenzione il tema della temuta invasione delle genti islamiche nei territori europei; gli sbarchi continui di disperati provenienti dall’Africa affamata e dal Medio Oriente in guerra suscitano preoccupazioni per la nostra sicurezza e il nostro benessere, condizionando i comportamenti e le scelte di vita; ancora, gli effetti derivanti dalla cosiddetta “sindrome cinese”, ossia il pericolo che i prodotti cinesi a basso costo spiazzino e mettano fuori mercato la nostra industria, i nostri artigiani, causano non indifferenti ripercussioni economiche e sociali.

Una società sempre più globalizzata
Viviamo ormai da anni in una società che si globalizza sempre più, in cui il sentimento nazionale rischia di essere sbriciolato sull’altare dei modelli sociali di vita omologanti che rispondono alle esigenze del commercio e dei consumi piuttosto che a quelle dei popoli, modelli affermatisi nella vecchia Europa e che ora si propagano verso gli Stati dell’est europeo e gli Stati emergenti dell’est asiatico.
In Italia, poi, dove il sentimento nazionale è sempre stato piuttosto debole, il rischio della colonizzazione culturale, economica e sociale resta elevato.
Ecco perché è quanto mai necessario rafforzare il made in Italy, ma non inteso solo riguardo alla riconosciuta capacità creativa dei nostri imprenditori, bensì riferita alla storia, alla cultura, alle tradizioni del nostro popolo, perché solo se saremo forti nell’identità nazionale, coscienti di appartenere ad una comunità che ha la sua dignità e i suoi valori e principi da difendere, potremo confrontarci con maggiore sicurezza e forza rispetto alla sfide lanciate da una società globalizzata.

Una Italia stanca,
seduta e sazia
Recentemente alcuni politologi e sociologi hanno sostenuto che l’Italia sta vivendo una fase di stanca, seduta e sazia dei risultati e dei livelli di benessere ottenuti negli ultimi decenni, un’Italia priva di iniziativa e sfiduciata rispetto al futuro. La perdurante stagnazione dell’economia, l’invecchiamento della popolazione e la denatalità sarebbero alcuni dei preoccupanti indizi di questa situazione in cui ci troveremmo.
Se così fosse, quale futuro si prospetterebbe per i nostri figli?
Dobbiamo reagire rispetto a questa deprecabile evoluzione della nostra società riscoprendo in primo luogo l’orgoglio di essere un popolo che, unito, ha saputo riscattare la propria libertà, ha saputo conquistare democrazia, benessere, pace mediante i sacrifici dei nostri padri.
Per conquistare questi risultati ci sono stati i nostri padri che ci hanno rimesso la vita e ce ne sono stati altri che hanno lavorato duramente per consentirci di raggiungere gli attuali livelli di prosperità, di libertà e di opportunità per il futuro.
Riscoprire il passato, ricordare le conquiste storiche, civili sociali ed economiche del nostro popolo ci aiuterà allora a comprendere meglio quali comportamenti, quali ruoli dovremo assumere nei prossimi anni per garantire un futuro migliore alle giovani generazioni.
Ecco la ragione per la quale non dobbiamo dimenticare, non dobbiamo snobbare queste celebrazioni che stiamo svolgendo, affinché nella coscienza di ogni italiano si tramandi la consapevolezza che per garantire un futuro migliore occorre far tesoro delle conquiste del passato, occorre conoscerle e farle conoscere alle nuove generazioni.
Con questo spirito onoriamo oggi i caduti vignatesi di tutte le guerre, tributando davanti al monumento a loro dedicato, la riconoscenza della nostra comunità.
Il Sindaco
Dott. Marco Bertolini

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