Scuola
Le linee essenziali della riforma Moratti:
La scuola si rinnova
A che punto è la riforma Moratti?
Riforma Moratti
Brevi riflessioni sulla riforma scolastica
Una scuola intollerante e antidemocratica
Riforma Moratti: quale ruolo per i Comuni
La scuola si rinnova
Perché
Per dare ai giovani una preparazione solida e moderna che li aiuti a essere più consapevoli e responsabili nelle scelte culturali, professionali e di vita.
Per garantire studi a livello europeo, con una istruzione e formazione ispirate alla cultura nazionale e alle tradizioni regionali.
Con chi
Con studenti, genitori e docenti, insieme.
Come
In modo graduale. Si inizia con la scuola dell’infanzia (materna) e la scuola primaria (prima e seconda elementare).
Quando
A partire dall’anno scolastico 2003-2004.
L’insegnante tutor
accoglie gli alunni e li segue nel loro cammino educativo
Una nuova funzione dell'insegnante, che tiene il filo del percorso scolastico di alunne e alunni. Il tutor è un punto di riferimento per i ragazzi e per la famiglia.
L'insegnante tutor guida ragazze e ragazzi secondo un programma personalizzato. Li segue per tutti gli anni di corso, dialogando con i genitori e lavorando in gruppo con gli altri insegnanti.

Inglese e computer
entrano nella scuola fin dai primi anni
Fin dalla scuola primaria, alunne e alunni imparano l’inglese e l’uso del computer. Nella scuola secondaria di primo grado studiano anche un’altra lingua europea.
Con nuovi e interessanti programmi, anche sotto forma di gioco per i più piccoli, alunne e alunni raggiungeranno la stesa preparazione dei loro coetanei degli altri Paesi dell’Unione Europea.

Portfolio delle competenze
documenta il percorso educativo
e formativo degli alunni
Raccoglie le prove scolastiche e gli elaborati più significativi degli studenti, insieme alle valutazioni degli insegnanti e alle osservazioni delle famiglie
Il portfolio accompagna alunne e alunni per tutto il percorso scolastico, fin dalla scuola dell’infanzia. Via via fornirà le informazioni necessarie per orientare in maniera consapevole le scelte educative e didattiche di ogni allievo.

Stage e tirocini di lavoro
per tutti gli studenti dopo i 15 anni
Le ragazze e i ragazzi delle superiori, a 15 anni compiuti e sotto la guida degli insegnanti, possono accostarsi al mondo del lavoro e fare esperienza per periodi determinati.
Per la prima volta in Italia, l’esperienza di lavoro nelle scuole superiori è considerata parte integrante della formazione e dell’istruzione. Al termine degli studi, servirà a qualificare l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro.

Si studia fino a 18 anni
12 anni di istruzione e formazione
garantiti per tutti
Il periodo di istruzione e formazione dura almeno 12 anni o comunque fino al conseguimento di una qualifica, come negli altri Paesi dell’Unione Europea.
È offerta a tutti la possibilità di concludere il percorso dell’istruzione e della formazione con una qualifica o un diploma professionale, che avranno validità in tutti i Paesi dell’Unione Europea.

Laurea specialistica
e aggiornamento per gli insegnanti
Tutti i docenti saranno formati e specializzati dalle Università per affrontare con professionalità specifica le nuove richieste della scuola che cambia.
Le Università formeranno i nuovi docenti che dovranno conseguire una laurea specialistica per l’insegnamento ed effettuare un periodo di tirocinio post-laurea nelle scuole.

Inizio

A che punto è la riforma Moratti?
Nell’anno scolastico 2003-2004 le classi 1ª e 2ª elementare dell’Istituto Comprensivo di Vignate hanno visto l’introduzione dell’insegnamento della lingua inglese (per un ora settimanale le classi 1ª, per 2 ore settimanali le classi 2ª) e l’approccio all’informatica applicato ad un ambito disciplinare, primi passi concreti della Riforma Moratti. Erano disponibili sia le risorse umane necessarie, (docenti specializzati in lingua inglese e docenti dotati di adeguate competenze informatiche) sia le risorse materiali (un laboratorio informatico adeguatamente attrezzato).
L’altra novità introdotta dalla Riforma è stato il possibile anticipo dell’iscrizione alla prima elementare dei bambini nati tra il 1° gennaio ed il 28 febbraio 1998. A Vignate tale opzione è stata esercitata solo da 4 famiglie su un totale di 78 alunni di Prima.
Tutto bene quindi? Per quest’anno sicuramente sì, infatti lo schema del Decreto Legislativo del 12/09/03 approvato dal Consiglio dei Ministri ed attuativo della Legge n. 53 del 28/03/03 (detta Legge Moratti), attualmente in discussione da parte delle Commissioni Parlamentari, prevede per il prossimo anno scolastico l’attuazione della Riforma per tutta la Scuola Elementare (dalla 1ª alla 5ª) e per il 1° anno della Scuola Media.
Tale decreto, se approvato definitivamente prevede:
1. La Scuola Materna dovrebbe mantenere su richiesta delle famiglie l’attuale orario di funzionamento e dovrebbe accogliere anche i bambini di due anni e mezzo
2. La Scuola Elementare dovrebbe funzionare su un tempo scuola settimanale di 27 ore curriculari, cui si aggiungono 3 ore di attività opzionali a scelta delle famiglie ed eventuali 10 ore di tempo mensa
3. La Scuola Elementare sarebbe scandita in 3 periodi didattici: 1° anno/1° biennio/2° biennio. È abolito l’esame di 5° elementare
4. Sia la Scuola Elementare che la Scuola Media prevedono l’introduzione dell’insegnante Tutor con competenze di coordinamento delle attività educative-didattiche e dei rapporti con le famiglie
5. La Scuola Media dovrebbe funzionare su un tempo scuola settimanale di 27 ore curriculari, a cui si aggiungono 6 ore di attività opzionali a scelta delle famiglie e l’eventuale tempo mensa
6. La Scuola Media sarebbe scandita in un biennio e un 3° anno di raccordo con la Scuola Superiore
7. Nella Scuola Media viene introdotto lo studio della 2ª lingua comunitaria.
Un breve accenno ai problemi aperti più importanti:
1. Ci si domanda se verranno garantite le risorse organiche docenti; in tal caso infatti si potrebbe su richiesta delle famiglie mantenere pressoché intatta l’attuale offerta di tempo modulo e tempo pieno per la Scuola Elementare, e di tempo normale e tempo prolungato per la Scuola Media.
2. L’inserimento di bambini di 2 anni e mezzo alla Scuola Materna prevede problematiche e professionalità diverse dalle attuali e richiede quindi risorse aggiuntive
3. Non è chiara né ben delineata la figura del docente Tutor.
Esistono poi numerose problematiche legate a questioni di tipo didattico, disciplinare ed organizzativo su cui ora sarebbe troppo lungo soffermarci, eventualmente potrebbe essere oggetto di un successivo approfondimento.
Il Dirigente Scolastico
Prof.ssa Angela Chiarella

Inizio

Riforma Moratti
Questo governo di destra è impegnato a produrre una politica di distruzione dello Stato sociale. Questo vale anche per la Riforma Moratti.
Il primo atto della riforma, a prima vista di scarso valore ma che è tutto un programma, è stato eliminare la “P” di Pubblica dal Ministero della Pubblica Istruzione trasformandolo in Ministero della Università e della Ricerca. Eliminato l’elemento pubblico inteso come elemento che protegge la qualità collettiva l’ambiente culturale rischia di degradare, in fretta, si va verso l’inverno culturale: si elimina la scuola pubblica, si premia chi sa fare affari, si valutano i risultati, si ossequia il manager, si licenziano i professori passando per la precarizzazione. È di questi giorni l’approvazione del Senato alla finanziaria e con essa a uno stanziamento triennale di cento milioni di Euro destinato come bonus alle famiglie che iscrivono i propri figli alle scuole private mentre contemporaneamente si riducono gli stanziamenti per la scuola pubblica e ciò vale per tutte le scuole di ogni ordine e grado, per l’Università e per il CNR.
Le uniche innovazioni sono i corsi d’inglese e d’informatica alle elementari. Ma sarà solo in via sperimentale e solo per i primi due anni. Inoltre in molti istituti c’erano già, grazie all’autonomia didattica introdotta dal precedente governo. Il primo decreto attuativo stanzia per i prossimi cinque anni 8 miliardi di Euro senza peraltro stabilire lo stanziamento per l’anno in corso e per gli anni successivi mentre nella relazione tecnico finanziaria che ha accompagnato il testo c’è la riduzione del tempo scuola, che oggi è di 990 ore, a 891 ore obbligatorie e 99 facoltative, il ritorno del maestro prevalente, la possibilità di scegliere se far anticipare o meno ai propri figli l’ingresso a scuola e soprattutto un silenzio preoccupante sul tempo pieno, che viene ricordato nella relazione tecnica solo come un fatto del passato. È la scuola flessibile: le famiglie che se lo potranno permettere pagheranno quello che la scuola pubblica non sarà più in grado di offrire. Ovvero ventisette ore alla settimana uguali per tutti e altre tre ore facoltative che fanno trenta. Il decreto non spiega come si arriva alle attuali quaranta ore di cui possono usufruire gli alunni che scelgono il cosiddetto tempo pieno.
Ma i tempi sono bui anche per le Università e per la Ricerca. Con questo governo i fondi all’Università sono stati ridotti del 12% per cui anche i 1700 vincitori di concorso a ricercatore potranno essere assunti solo in quelle università che hanno bilanci “virtuosi” e non presso le università per le quali hanno concorso.
Il CNR merita un discorso a parte: dopo aver “licenziato” il presidente Lucio Bianco e nominato un commissario per avviare il processo di riforma, nell’ambito della legge finanziaria è stata approvata “in assenza di qualunque traccia di decente istruttoria” l’istituzione dell’Istituto italiano per la Tecnologia, scelta che ha sollevato proteste da parte della comunità scientifica la quale mette in risalto la perversa volontà del governo a non riuscire a trovare risorse per finanziare la ricerca da parte delle strutture pubbliche mentre trova il modo di finanziare un fantomatico istituto di ricerca figlio del pressappochismo e del provincialismo.
Luigi Arpenti
Democratici di Sinistra

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Brevi riflessioni sulla riforma scolastica
Il sistema scolastico italiano si caratterizza per alcune gravi arretratezze: la scuola dell’obbligo continua ad avere una durata di soli 8 anni e sono evidenti i problemi legati alla dispersione e alla bassa qualità del sistema formativo. Se tutto il sistema europeo soffre di scarsa competitività, l’Italia vede accentuarsi la distanza che la separa dai sistemi più evoluti. Così, dopo lunghi decenni in cui sembrava che alla scuola fosse affidato il compito di ammortizzatore sociale, anche nel nostro Paese si riscopre il valore economico della formazione ed, in linea con gli altri paesi europei, si cerca di individuare nella scuola la strategia dello sviluppo. Se il ritardo appare in alcuni settori gravissimo, la connotazione decisamente politica delle trasformazioni italiane può trasformarsi in un fattore di accelerazione. In primo luogo la democrazia scolastica, ormai certamente collaudata, appare in grado, se opportunamente supportata, di raccordare la scuola alle mutevoli esigenze del contesto sociale. Ma è soprattutto l’autonomia delle istituzioni scolastiche che appare ormai come motore decisivo dei processi di trasformazione e crocevia inevitabile di ogni riforma.
Leggendo la “Riforma del sistema di istruzione e di formazione“ scritta dal Prof. Giuseppe Bertagna e fatta propria dal Governo attuale, appare chiara ed evidente la voglia di porre fine ad un periodo troppo lungo di negligenza nel settore educazione. Tra i punti essenziali della riforma poniamo l’accento su due: * il diritto-dovere all’istruzione e alla formazione per almeno 12 anni garantita a tutti che si articola nella scuola dell’infanzia, in un primo ciclo che comprende la scuola primaria e la scuola secondaria di primo grado e un secondo ciclo che comprende il sistema dei licei ed il sistema dell’istruzione e della formazione professionale, * Altro elemento innovativo è la centralità dell’alunno considerato come “persona” alla quale attraverso una attività laboratoriale, sia nel gruppo classe sia nei gruppi di livello, viene offerto un piano di studi personalizzato nei vari ordini di scuola i cui risultati vengono raccolti in un portfolio che accompagnerà l’alunno nei 12 anni scolastici. Tra i vincoli/risorse messe a disposizione dal sistema nazionale di istruzione e di formazione c’è una nuova figura: il docente coordinatore-tutor che ha il ruolo di assicurare la coerenza e la gradualità del percorso formativo di ogni alunno, in ciò deve essere aiutato in modo molto partecipativo dalle famiglie. Le puntualizzazioni scritte dalla nostra amica Dott.ssa Alda Ortusi Maltempi - nonché iscritta di Forza Italia - colgono i punti più essenziali e importanti della riforma e non sono frutto di una superficiale lettura della riforma stessa ma d’esperienza personale in quanto Alda è dirigente scolastico di un istituto verticale di 1300 alunni. Ogni riforma porta con sé problemi di vario tipo, non è facile cambiare mentalità o modus operandi ormai assodati, e spesso ci si oppone per meri interessi di bottega o peggio d’ideologia politica, noi ci auguriamo che di questa riforma ne siano colti i molti aspetti positivi e che soprattutto si reperiscano le risorse necessarie per portarla avanti.
I consiglieri comunali
Luisa Omodei & Fausto Magni

Inizio

Una scuola intollerante e antidemocratica
Legge Moratti, ovvero riforma della scuola. Una legge estremamente criticata, non solo dai politici. E nonostante la tanto sbandierata collaborazione con le parti “in causa” (insegnanti e famiglie degli studenti in primo luogo), che secondo l’onorevole Moratti si sarebbe basata sull’ascolto delle loro esigenze e dei loro pareri. Del resto, ancora ci si sta chiedendo a chi, quando e come è stato chiesta un’opinione...
Peraltro non facile da dare: la legge delega è un elenco di propositi e di indicazioni generali, che richiedono un’adesione o un rifiuto “a scatola chiusa”: infatti, nella pratica è tutto demandato a regolamenti attuativi che verranno resi noti solo a posteriori.
Una lettura attenta, tuttavia, ne svela presupposti e linee guida, pur non togliendo completamente ogni timore di sgradite sorprese. Vediamo dunque quali sono gli aspetti più criticabili di questa riforma scolastica.
Innanzitutto, favorire “lo sviluppo della coscienza storica e di appartenenza alla comunità locale e nazionale ed alla civiltà europea”, dimenticando la presenza sempre maggiore di bambini e studenti stranieri nelle nostre scuole. E chiudendo definitivamente la porta in faccia al lavoro di incontro e scambio tra culture, nella consapevolezza delle possibilità di reciproco arricchimento che ne deriva. Si torna quindi a un approccio culturale localistico, che non può che rendere sempre più difficile la convivenza e l’incontro con chi porta con sé culture diverse. E di conseguenza a un inevitabile atteggiamento di intolleranza e a un impoverimento umano e culturale.
Si introducono norme discordanti per quanto riguarda la durata dell’obbligo scolastico, confondendolo con quello formativo. Non è una questione di termini linguistici fine a se stessa: l’obbligo scolastico scende (invece che salire, in linea con le tendenze europee!) a 14 anni, mentre si assicura l’obbligo formativo fino ai 18 anni. Quest’ultimo, però, non deve più essere conseguito esclusivamente frequentando la scuola, ma si può ottenere anche attraverso l’apprendistato nelle aziende. Quindi, non si tratta di assicurare a tutti una crescita culturale, ma di permetterla solo ad alcuni, riservando ad altri la possibilità, in alternativa, di imparare semplicemente un mestiere. E per di più senza i diritti dei colleghi, lavoratori nel medesimo posto di lavoro: gli allievi delle scuole professionali verrebbero impiegati nelle aziende senza un contratto, ma solo sulla base di accordi con le scuole. Certo, si parla, nel testo di legge, della garanzia di poter passare in ogni momento dai licei alle scuole professionali (e, nota bene, non si citano gli istituti tecnici, che spariscono dalla scena), ma la differenza di preparazione tra i due canali formativi è tale da rendere incredibile la reale possibilità di farlo.
Se già oggi si critica la precocità della scelta degli studi superiori, che sono poi alla base del futuro professionale dei ragazzi, con la legge Moratti la cosa è destinata a peggiorare: con l’anticipo delle iscrizioni alle scuole materna ed elementare, ci si potrà trovare a dover scegliere l’indirizzo superiore anche a dodici anni e mezzo. Inserimento precoce che porrà grandi problemi e difficoltà sia agli insegnanti che ai bambini: nelle classi ci potranno essere alunni con una differenza di età anche di venti mesi, che nella prima infanzia è davvero notevole e implica non solo aggiustamenti linguistici, comportamentali e di relazione, ma anche di accudimento (basta immaginare un bimbo di due anni e mezzo in una scuola materna, non organizzata al cambio dei pannolini).
Si torna al voto di condotta, che porta con sé valutazioni ormai abbandonate e un approccio alle difficoltà di relazione e comportamento dei bambini e dei ragazzi finalizzato al profitto e basato sulla severità e le sanzioni.
E si eliminano i membri esterni nelle commissioni d’esame: una mossa che rende del tutto esplicito ed evidente il progetto di agevolare le scuole private parificate in ogni modo, non soltanto ostacolando l’offerta formativa di qualità della scuola pubblica (per esempio attraverso i tagli d’organico, e le scelte accennate qui sopra), ma anche favorendo valutazioni di alunni paganti da parte degli insegnanti della scuola privata a cui sono iscritti, senza nessun tipo di garanzia esterna.
Ma il vero nodo critico è il tempo pieno e prolungato, insieme all’offerta di quelle materie raggruppate nella tipologia delle “educazioni” (musicale, motoria, artistica, tecnica). Qui le dichiarazioni della Ministra e le circolari ministeriali non chiariscono definitivamente la faccenda e non eliminano voci di corridoio e dubbi di lavoratori e utenti della scuola. Sia il monte ore destinato alle scuole, che i tagli di organico, fanno pensare all’eliminazione del tempo pieno e prolungato e alla riduzione dell’orario nella scuola materna. Ma la signora Moratti nega. In realtà, si evidenzia uno scenario ben più complesso. La situazione oggettiva sembra indicare che alcune educazioni saranno rese facoltative, riducendo drasticamente e rendendo accessibili solo ad alcuni studenti le attività espressive. Un escamotage che permette di dire che il tempo pieno rimane, pur riducendo la quantità di ore curriculari del tempo scuola.
E infine, un elemento di cui non si parla, ma che ci sembra indicativo del livello di democrazia e di partecipazione auspicato da questo governo. Contemporaneamente alla riforma scolastica, si discute (in preoccupante silenzio) una legge di riforma degli organi collegiali, già approvata alla Camera, che riduce la partecipazione e il ruolo delle varie componenti della scuola (insegnanti, personale non docente, genitori e studenti), rendendole del tutto irrilevanti, a favore di una gestione manageriale della scuola, privata di ogni intervento democratico.
Ecco perché siamo completamente contrari agli interventi legislativi di questo Governo nei confronti di una scuola che ha sì bisogno di essere rinnovata, ma nel riconoscimento dell’effettiva evoluzione avuta dalla didattica in questi anni, e della situazione reale della nostra società. La società in cui gli studenti vivono, e alla quale dovrebbero dare un contributo anche grazie alla formazione ricevuta durante il loro percorso scolastico. Che, con questi presupposti, non farebbe che irrigidire divisioni di classe e di provenienza culturale, su cui non può certo costruirsi un futuro di pace e di incontro reale, solidale e di vera crescita creativa e culturale.
Sinistra per un’altra Vignate
Paola di Pietro

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Riforma Moratti: quale ruolo per i Comuni
I temi dell’educazione e della scuola elementi strategici per le prospettive di sviluppo della nostra società.
Abbiamo già avuto modo di segnalare, nella relazione di presentazione del Piano di Diritto Allo Studio per l’anno scolastico 2003/2004, lo scompiglio che la Legge n. 53/03, più nota come Riforma Moratti, ha portato nelle famiglie, nella scuola ma soprattutto negli Enti Locali.
Pur senza fare una considerazione di carattere politico in merito alla Legge e osservandola quindi da un punto di vista “tecnico”, emergono delle forti perplessità rispetto ad alcuni ambiti della Riforma, che coinvolgono in maniera diretta gli Enti Locali ed in particolare in merito alla continua riduzione di risorse finanziarie destinate alla scuole e alla riduzione del “tempo scuola”. In entrambi i casi esiste la forte preoccupazione e l’incertezza, da parte dei Comuni per la prospettiva di un ulteriore carico di costi che verranno a pesare sui propri bilanci. I Comuni saranno gli unici a dover garantire sufficienti risorse economiche per poter continuare ad erogare gli stessi standard di servizi attualmente garantiti.
Oltre a ciò crediamo che la riduzione del tempo scuola si ripercuoterà pesantemente sull’organizzazione delle famiglie, ma nello stesso tempo obbligherà gli enti locali ad un ruolo di supplenza che sarà sempre più difficile garantire, in considerazione della costante riduzione di risorse umane che i comuni stanno subendo. In sostanza, quale contributo dovranno dare i Comuni per garantire una adeguata offerta formativa locale e soddisfare le esigenze dell’utenza? e con quali risorse? Ecco che in questa prospettiva andrà rivisto il ruolo stesso dell’Ente locale, non più solo come fornitore di servizi, ma sempre più coprotagonista nella programmazione e nella realizzazione delle attività scolastiche. Sarà opportuno elaborare modelli organizzativi in collaborazione con la scuola e confrontare esperienze diverse in modo da elaborare insieme la migliore proposta per il proprio territorio.
Le richieste dunque che noi, come Amministrazione Comunale facciamo rispetto a questa riforma e che in generale i Comuni fanno, sono finalizzate a:
1. Essere interlocutori attivi nella scelta dei percorsi formativi destinati ai nostri ragazzi e non semplici erogatori di servizi
2. A garantire che vengano assicurate sufficienti risorse economiche ed umane sia agli enti che alle scuole affinché l’autonomia scolastica possa effettivamente progettare soluzioni educative adatte ai nostri studenti
3. La certezza che sia garantita nella scuola primaria una offerta scolastica che consenta quantitativamente e qualitativamente di dare una risposta soddisfacente alla domanda di tempo pieno, che viene dalle nostre famiglie.
Infine l’impegno che ci vogliamo dare, insieme alla scuola è quello di una sempre più forte collaborazione e di una maggiore informazione alle famiglie.
Maddalena Gerevini
Assessore all’Istruzione

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