Centro di aiuto alla vita
“Vi è più gioia nel dare che nel ricevere” (At 20,35)
Per Natale regaliamo un sorriso ai bimbi del CAV decanale
In difesa della vita e per aiutare le donne in gravidanza e le neomamme in difficoltà, da 19 anni nella zona Martesana opera il Centro di Aiuto alla Vita del decanato di Melzo. La sua attività vuole coinvolgere e interessa tutti i comuni del Decanato: da Vignate, in particolare, provengono alcuni soci e alcuni dei volontari più attivi. Il CAV offre ascolto, dialogo, condivisione e aiuti concreti, ma è anche impegnato nel promuovere e diffondere una cultura di accoglienza della vita e nell’educazione alla procreazione responsabile. Alle mamme garantisce la massima riservatezza, anche in armonia con la legge italiana che consente di partorire senza dichiarare il proprio nome.
Il numero di gestanti e di mamme che visitano il CAV di Melzo è sempre molto alto: mediamente 15 presenze per ogni giorno di apertura, con punte anche oltre le 20. Metà delle mamme ha problemi essenzialmente economici, l’altra metà, spesso in aggiunta alle necessità economiche, ha problemi ben più gravi e profondi. Nel 2004 le mamme seguite sono state 281, di cui 97 gestanti. Ormai, è nettamente prevalente la componente extracomunitaria: 86% nel 2004, articolata in ben 18 Paesi di provenienza. Durante tutto il 2004 il CAV è stato gratificato dalla nascita di 65 bambini.
In tale situazione è facile intuire, accanto alle maggiori difficoltà legate a lingue e culture diverse, l’importanza sociale dell’accoglienza offerta dal CAV: è un lavoro di supporto anche alle Istituzioni.
Tutto questo costa molto, anche se quasi tutte le prestazioni professionali vengono offerte gratuitamente da soci e simpatizzanti. Ci sono i costi elevatissimi per il latte, i pannolini, il pagamento di utenze indispensabili e scadute da tempo, i contributi per la sopravvivenza di mamme e bambini. È, quindi, auspicabile un sempre maggior impegno e aiuto da parte di tutti, singole persone, Enti pubblici e privati. I tanti modi possibili, usualmente praticati, sono stati sintetizzati nello specifico riquadro. Come alternativa suggeriamo il Progetto “Insieme per la vita”: rinunciare ad alcune spese (ad esempio all’acquisto di bomboniere, inviando solo cartoncini-invito che spieghino il motivo della rinuncia) o a regali (fiori o qualsiasi altro dono) o a parte di essi (ad es. sostituendo un pranzo con un più frugale rinfresco), in occasione di eventi particolari (battesimi, cresime, scomparsa di un familiare o di altra persona cara, ecc.), anniversari (compleanni, matrimoni, ecc.) o altre ricorrenze, mettendo tali importi a disposizione del CAV per le sue opere di carità. Potrebbe essere un modo diverso e solidale per festeggiare il prossimo Natale e le altre festività, un modo per rendere partecipi dei vostri momenti di gioia o di ricordo anche i bimbi del CAV.
Per qualsiasi ulteriore necessità o informazione, rivolgersi direttamente al CAV (via Martiri della Libertà 5 Melzo-MI, aperto giovedì e sabato dalle 8,30 alle 11,30 - tel. 02-95711377).
Centro di Aiuto alla Vita Decanato di Melzo
Franco Moratti
I nostri riferimenti
Centro di Aiuto alla Vita
associazione iscritta nel Registro Generale del Volontariato (F. 162 n. 647) e delle Associazioni di Solidarietà Familiare (D. 14/11/00 n. 28608) della Regione Lombardia; nel Registro Comunale delle Associazioni del Comune di Melzo (Delibera 5/7/94 n. 6069).
via Martiri della Libertà 5 - 20066 Melzo (MI)
orario di apertura: giovedì e sabato dalle ore 8,30 alle ore 11,30
tel. 02.95711377
e-mail: cav.melzo@tiscali.it
indirizzo web: http://www.cavmelzo.it/
c/c postale 49284201
c/c bancario 51915 presso Credicoop Lombardo Melzo ABI 08214 CAB 33400
Come collaborare con il CAV
- indirizzando e/o accompagnando al CAV
eventuali mamme in difficoltà;
- diffondendo informazioni sulle attività e
sulle iniziative del nostro CAV;
- partecipando alla sua attività, anche iscrivendosi
come socio o come “amico”;
- con contributi economici, in particolare scegliendo
uno dei progetti proposti:
• Progetto Biberon - Assicura il latte nei primi sei mesi di vita ai bambini che non possono godere di quello materno. Con soli 30 euro regali 35 biberon colmi di latte, il primo cibo per ogni bambino.
• Progetto Aurora - Con 100 euro al mese per un anno puoi contribuire, da solo o con i tuoi amici, alle spese necessarie al primo anno di vita di un bambino.
• Progetto Speranza - Con 200 euro al mese per 18 mesi (i 6 mesi prima e i 12 mesi dopo il parto) puoi collaborare, da solo o con i tuoi amici, perché si riaccenda la speranza e sia aiutata la vita di un bimbo dal suo inizio nel grembo materno fino al compimento del 1° anno di vita.
Il CAV ha bisogno anche di te: contattaci!
(Il CAV è una ONLUS: le offerte sono detraibili (19%) dall’imposta lorda o, in alternativa e dal 17/03/05, deducibili dal reddito complessivo IRPEF)
Fondazione Aiutiamoli a Vivere - Comitato di Vignate
La vacanza di un mese in Italia restituisce 2 anni di vita “rubata” dalle radiazioni
Accogliere e ospitare un bambino bielorusso è un gesto di concreta solidarietà
La vacanza risanamento si ripete a Vignate dal 1998 ospitando circa 80 bambini ogni anno. I bambini provengono da famiglie bielorusse. Non serve una casa grande o grandi disponibilità finanziarie. Serve un grande cuore. È necessario avere un po’ di tempo da dedicargli e tanto affetto.
Partecipa alla Assemblea Pubblica che si terrà
Giovedì 12 gennaio 2006
alle ore 21 presso il Centro Polifunzionale
di via Marconi a Vignate
Chiedi informazioni agli esponenti del Comitato
Mozzani Marco 338.4282060
Vitali Vittorio 338.3337539
Majerna Giulia 347.2217876
Parizzi Roberto 335.7717670
Bossi Daniela 338.8664893
Oliveri Federica 339.3166621
“chi accoglie anche solo uno di questi
bambini in nome mio, accoglie me”
(Matteo 16,5)
Diamo un futuro ai bambini di Chernobyl
Associazione Italiana Donatori Organi,
tessuti e cellule - Onlus
Quando si dona... La solidarietà nascosta
Spesso viene posta la domanda del perché familiari di donatori e riceventi non possono conoscersi.
Cercheremo sinteticamente di dare una spiegazione su quali siano i motivi che consigliano tale scelta:
- perché la legge 91/99 obbliga il personale sanitario ed amministrativo impegnato nelle attività di prelievo e trapianto a garantire l’anonimato dei dati relativi al donatore ed al ricevente;
- perché può provocare danni psicologici nei familiari del donatore (es. la madre di un donatore che, conosciuto il ricevente, pretendeva periodicamente di appoggiare l’orecchio sul torace di questi per ascoltarne il cuore);
- perché può provocare danni psicologici nel ricevente (es. una ragazza che, ricevuto un organo da un donatore, ha iniziato a lamentare attrazione sessuale verso lo stesso sesso);
- perché potrebbero sorgere dei problemi di ordine patrimoniale fra donatori e riceventi che sono molto lontani dallo spirito di solidarietà che caratterizza la donazione di organi e tessuti: potrebbe verificarsi che una famiglia, anche dopo anni dalla donazione, versando in difficoltà economiche, pretenda un aiuto come compenso dal ricevente. Viceversa il ricevente è una persona che sente un forte obbligo nei confronti di chi ha donato.
Crediamo che questi quattro “perché” siano sufficienti per comprendere i motivi per cui bisogna evitare che i familiari del donatore e il ricevente vengano in contatto fra loro.
Quando la domanda arriva da un ricevente che sente la necessità di ringraziare coloro che, consentendo il gesto della donazione d’organi post-mortem, gli hanno permesso di continuare a vivere, come possiamo offrirgli la possibilità di esprimere la sua gratitudine? Ricordandogli che la donazione è il frutto di una comunità civile e matura che dona e, quindi, il ringraziamento va rivolto all’intera comunità solidale in cui vive. Egli stesso potrà donare qualcosa agli altri diffondendo la sua esperienza e contribuendo a far crescere i valori che stanno alla base di ogni donazione frutto della solidarietà.
Qualche notizia sulla nostra attività
Eravamo presenti in piazza durante la manifestazione “Festa del Riscatto Vignatese” il 3 aprile e il 15 Maggio ci ha visti, sempre con uno stand informativo, presenti in Oratorio per la giornata della Solidarietà. Per le Giornate di Informazione AIDO, sabato 15 e domenica 16 ottobre scorsi, abbiamo offerto le piante di Anthurium in piazza.
Ringraziamo quanti ci hanno sostenuto, anche finanziariamente (istituzioni, cittadini ecc.), che hanno visitato i nostri stands chiedendo informazioni e soprattutto i nuovi soci.
Cogliamo l’occasione per augurare a tutti un Buon Natale e un felice anno nuovo
La nuova sede AIDO è c/o il Centro Diurno Integrato in Via Fermi
Luogo Comune
Luogo Comune a Gières
In occasione della settimana della solidarietà internazionale, che si è tenuta a Gières dal 14 al 19 novembre, siamo stati invitati dal “Comitato per il gemellaggio” di Gières a portare la nostra testimonianza su come è organizzato il Commercio Equo e Solidale in Italia.
La settimana si è svolta coinvolgendo tre paesi, Eybens, Gières e Poisat, ed è stata ricca di iniziative: film, dibattiti, spettacoli teatrali, mercatini...
La presenza di Luogo Comune, quale associazione che si occupa della promozione e della conoscenza dei prodotti del Commercio Equo e Solidale, era inserita nella serata conclusiva di sabato 19 nella sala Laussy di Gières.
Ci è stato chiesto di arrivare il venerdì per poter stare insieme e visitare Grenoble.
Siamo andati in tre, Edi, Mariaelena e Morena. Edi già conosceva bene le persone che ci avrebbero ospitato e, anche se ci aveva avvertite della loro squisita ospitalità, siamo comunque rimaste colpite dal calore e dalla semplicità della loro accoglienza.
La cena di venerdì a base di “fondue” della Savoia ci ha introdotti al clima francese; Jo, Michel, Paul, e gli altri amici ci hanno tenuti svegli fino a tarda notte. L’indomani una passeggiata in montagna in mezzo alle incantevoli Alpi, il pomeriggio un giro a Grenoble, “al Karkadè, chez l’Egiptien”, splendido locale nel quale la musica e l’atmosfera egiziana ci hanno riscaldato, insieme a una buona tazza di tè alla menta. Infine la serata.
Dopo un breve aperitivo, abbiamo allestito il nostro banchetto di prodotti del Commercio Equo e Solidale nell’atrio dell’auditorium, c’era anche un banchetto di artigianato peruviano (Gières è gemellata anche con un paese in Perù, oltre che con un villaggio palestinese, uno rumeno e uno in Camerun); inoltre, al bar dell’auditorium, Cyril, il proprietario di un locale di Grenoble che vende prodotti solidali, preparava caffè e tè equo-solidali. Il dibattito è stato introdotto da Mariaelena Gervasoni che ha presentato la nostra associazione, “Luogo Comune”, la traduceva Sylvie, un’insegnante di italiano all’università di Grenoble, membro del comitato.
Dopo la presentazione Morena Magnani ha brevemente introdotto il significato del Commercio Equo e Solidale e la possibilità che gli interventi nelle scuole fatti dall’Associazione possano contribuire a sensibilizzare le nuove generazioni sulle tematiche della povertà e dello sfruttamento nei Paesi del Sud del Mondo. Cyril ha poi raccontato la storia del suo locale e le iniziative che lì vengono organizzate. Si è aperto così il dibattito, e le domande del pubblico ci hanno permesso di spiegare come i contadini del Sud che fanno parte del circuito del Commercio Equo abbiano la possibilità di mandare i loro figli a scuola, di avere delle medicine e soprattutto di provare a decidere della propria vita in comunità nelle quali l’intera organizzazione del villaggio viene fatta con il contributo di tutti. È stata l’occasione per affrontare anche quelli che sono i punti critici di questo modo di fare commercio, contraddizioni legate alla grande distribuzione che si vuole appropriare di fette di mercato che sembrano avere un certo successo, o di come fare per assicurare al consumatore la reale equità di questi prodotti. Abbiamo così scoperto che in Francia il Commercio Equo e Solidale è ancora poco sviluppato e presenta difficoltà e poca chiarezza nella distribuzione; speriamo che la nostra presenza abbia stimolato negli operatori francesi la voglia di crescere.
Dopo il dibattito è stato proiettato il film “La petite vendeuse de soleil” di Djibril Diopp, che purtroppo non abbiamo visto perché la discussione e lo scambio con Cyril, Silvie e Jo non erano terminati...ne abbiamo approfittato, davanti ad un bicchiere di vino.
Tra una chiacchiera e l’altra abbiamo avuto modo di capire quanto a Gières sia “presente” l’Italia. La zona intorno a Grenoble è infatti stata terra di immigrazione per numerosi Italiani e molte delle persone che abbiamo conosciuto sono d’origine italiana. Nella scuola primaria si inizia in terza a studiare l’italiano, così come all’università è istituito un corso di letteratura italiana. Da qui allora un’idea: perché non stabilire un legame più intenso tra le scuole di Vignate e Gières? Nella nostra scuola secondaria di primo grado (la scuola media) si studia il francese; si potrebbe cominciare con uno scambio di libri ad esempio, per arrivare, perché no, ad un soggiorno-vacanza di un gruppo di giovani vignatesi a Gières o giovani “gièrini” (?) a Vignate. Il contatto è stato avviato, la voglia e l’interesse ci sono. Ora si tratta di dare corpo all’idea...
Morena Magnani e Mariaelena Gervasoni
Associazione “Luogo Comune”
Mongolia in bici: fatta!
Ma che fatica! Però, soprattutto, che bello!
Come avevo previsto la mia pedalata in Mongolia è stata molto dura, sia a causa delle difficoltà delle piste (pietre, fango, salite), che per il clima (tanta pioggia, vento e freddo), ma con il conforto di pedalare in uno dei luoghi più belli del pianeta (e dopo venti anni di viaggi posso affermarlo): appena lasciata la capitale Ulaan Bataar ci si ritrova subito immersi nel verde infinito della steppa, tra prati, foreste, montagne e laghi, dove la gente vive ancora nelle loro tende tipiche (gher) e si sposta a cavallo.
Però, come dico sempre a chi mi chiede come si organizza un viaggio del genere, nonostante l’esperienza accumulata e un anno di preparativi (quest’anno particolarmente accurati, tra l’altro avevo filtri per purificare l’acqua, GPS, mappe topografiche russe e pannelli solari portatili per caricare batterie di macchina fotografica e videocamera digitali), l’imprevisto è sempre in agguato e l’unica maniera per affrontarlo è quello di essere mentalmente preparati e di non lasciarsi abbattere anche di fronte a situazioni apparentemente impossibili da risolvere.Infatti quello che mi è capitato è stato un “disastro” causato da uno stupido errore di valutazione: pensavo che la mia touring-bike, che aveva già affrontato (tra le altre) le piste dello Swaziland, del Pakistan e del Borneo e che avevo dotato anche di copertoni da fuoristrada, potesse sopportare anche quelle della Mongolia; ma così non è stato: dopo soli 120 km, a causa delle ripetute forature, avevo già terminato le camere d’aria di scorta e non potendo ripararle (erano troppo piene di buchi) e con l’impossibilità di trovarne altre nell’unico villaggio incontrato, mi era toccato interrompere il viaggio e tornarmene, dopo 25 ore di minivan strapieno, a Ulaan Baatar. Il problema era molto serio perché anche se mi fossi fornito di altre camere d’aria avrei comunque avuto ulteriori forature, perché era proprio la struttura troppo sottile della ruota a non reggere gli urti della pista e il peso del bagaglio. In questo caso a venirmi in aiuto è stata la fortuna, anche se è meglio identificarla come l’incredibile solidarietà che esiste tra viaggiatori di questi paesi “estremi”: un cicloturista spagnolo, che aveva appena terminato il suo tour e che aveva intenzione di comprarsi una nuova mountain-bike in Spagna, mi ha regalato la sua, a patto che, una volta finito il mio giro, la donassi a qualcun altro! Ho potuto così riprendere e portare a compimento il mio viaggio, che come avevo progettato mi ha portato dal confine nord con la Russia siberiana fino a Kharkhorin, l’antica capitale dell’impero mongolo fondata da Genghis Khan. Oltre all’incredibile bellezza dei paesaggi, l’aspetto più bello è comunque stato quello umano; infatti, per alleggerirmi del peso, avevo deciso di non portarmi più dietro il cibo e l’acqua, visto che continuavo a essere fermato dalla popolazione nomade che, per onorare la loro tradizionale ospitalità, sin dai primi giorni mi avevano sempre offerto da mangiare e da bere (io in cambio avevo però sempre qualche regalo per i bambini o per le famiglie, ma mai soldi). Sembrerà avventato, ma partivo per delle tappe dove sapevo che per 3-4 giorni non avrei trovato un villaggio, portando con me solo qualche cioccolata per la pedalata e 2 bottiglie d’acqua! Ha funzionato e per di più ho dei magnifici ricordi di vita tra la gente nomade, che hanno reso il viaggio una delle mie più belle esperienze di vita.
Quindi, è vero che è stata una faticata la Mongolia in bici, ma, se me lo chiedete, riparto anche domani!
Michele Sanna
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