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La fatica, un valore a rischio
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Non ti scordar di me
La fatica, un valore a rischio
Un significativo fraintendimento sta alla base dello stile educativo di quest’epoca: credere che ottenere un risultato non aggiunga valore all’obiettivo, ma sia piuttosto uno sforzo inutile per chi lo affronta. E allora si tende a risparmiare tale sforzo ai propri figli, rimandando l’appuntamento a “tempi più maturi”, o meglio a quando sarà inevitabile e, fino a quel momento, la tentazione di sostituirci ai loro compiti non ci abbandona mai o troppo raramente.
Andrebbe davvero ripensato il valore della fatica, bisogna chiedersi cosa significa veramente per un bambino imparare. Tutti i processi cognitivi sono correlati allo sforzo, all’investimento emotivo e all’impegno impiegati. È esperienza comune che quando realizziamo qualcosa con particolare sforzo gli attribuiamo immediatamente maggior valore rispetto a un risultato ottenuto troppo facilmente o con il minimo sforzo. Le fatiche fanno parte della vita, fin dal momento di venire al mondo: anche un figlio deve metterci energie e volontà per vedere la luce e la sua mamma. Poi arriva il momento di nutrirsi, e attaccarsi al seno richiede altrettanto impegno. Certo sono gesti istintivi, nessuno pensa alla fatica, eppure il desiderio di qualcosa dipende dalla soddisfazione provata e la soddisfazione è maggiore quanto più impegno ha richiesto.
In questo mondo ci sono un’enormità di risultati virtuali, che si ottengono premendo qualche bottone e poi ci sono tanti tesori nascosti, oggetti, emozioni, persone, odori, sapori, gesti, obiettivi a cui si arriva solo mettendoci l’anima: attenzione, impegno, energie, sentimenti. E anche se si fa molta più fatica io voglio questo per i miei figli.
D.ssa Eleonora Alvigini

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La ricetta
L’ugaroeula de vigna’

Ingredienti:
500 gr. di farina bianca
più 1 manciata
di farina gialla fine
2 uova intere
più un tuorlo
150 gr. tra burro
e margarina
200 gr. di zucchero
1⁄2 limone grattugiato
1 pizzico di sale
1 bustina di vanillina

Farcitura:
150 gr. scarsi di uvetta
(messa in ammollo qualche ora prima)
30 gr. di burro
1 manciata di mandorle tritate sottili
cucchiai di zucchero
1 bustina di zucchero vanigliato
1⁄2 limone grattugiato

Preparazione:
Base:
Fare un cerchio di farina, aggiungere sopra lo zucchero, in centro mettere le uova, la buccia di limone, il burro ammorbidito, il lievito, il sale, la vanillina (se la l’impasto fosse troppo duro aggiungere un po’ di latte e marsala secco)
Impastare il tutto per ottenere la base.
Stendere la base quadrata sul piano di lavoro.

Farcitura e Cottura:
Scolare le uvette e metterle in un piatto con le mandorle tritate, lo zucchero, il burro fuso, il limone grattugiato e lo zucchero vanigliato. Mescolare il tutto e metterlo sulla base.
Quindi arrotolare il tutto molto stretto e tagliare le fettine di altezza inferiore a un centimetro. Formare il grappolo, pennellarlo con un po’ di latte e cuocerlo in forno a 190° per mezz’ora circa. Una volta terminata la cottura, lasciarla raffreddare e pennellarla con della marmellata e quindi spargere sopra un po’ di zucchero a velo.
Rosa Maria Massa

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Non ti scordar di me

Non di scordar di me, lo dice il fiore
Mentre lo colgo lungo il fossato,
cresciuto incolto fra gli sterpi, abbandonato,
bellissimo, azzurro, profumato.

Non di scordar di me, lo dice il cuore;
mentre continuo la via pensando al fiore
che tengo fra le mie mani con amore,
messaggio di bellezza al Creatore.

Non di scordar di me! Lo dice Iddio
Nella pace, nel silenzio della sera
Il pensiero Divino invita alla preghiera:
rifugio di chi attende, lotta e spera.

Non di scordar di me, lo dico anch’io
Mentre depongo, con mestizia viva,
quel fiore che ho raccolto lungo la via,
sulla tomba dei miei cari che ho sempre nel cuore
e a loro va questo inno d’amore.
Guido Belluz


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