Cultura
Leone Giovanni Canzi, un vignatese morto in Russia
La Biblioteca di Vignate incontra il mondo
In occasione del 25 Aprile si è voluto ricordare
un concittadino non più tornato dalla guerra
Leone Giovanni Canzi,
un vignatese morto in Russia
Il suo nome è stato aggiunto sulla lapide del monumento ai caduti a quelli degli altri che hanno dato la vita per la patria

Allo scoppio della seconda guerra mondiale, gli italiani, illusi dai grandi capi del regime, credevano in una rapida conclusione del conflitto e in una eclatante vittoria: purtroppo, però, le vicende belliche non andarono secondo le previsioni e presero tutt’altra piega. La guerra fu causa anche nel nostro paese di una serie di tristi eventi, che seminarono morte e dolore e gettarono nella disperazione numerose famiglie. Un centinaio di giovani e sposi vignatesi lasciarono le loro case per rispondere alla chiamata alle armi, sei di loro non vi fecero più ritorno.
Oltre ai caduti militari, tuttavia, persero la vita anche diversi civili. Due vignatesi, Ambrogio Vitali e Francesco Gervasoni, deportati dai nazisti perirono nei campi di concentramento tedeschi; altri sei civili vignatesi furono uccisi in seguito a rappresaglie. Ma occorre ricordare altresì che nel nostro paese la guerra ebbe un triste epilogo con altre vittime, anche queste da collegare, seppure indirettamente, agli eventi bellici della seconda guerra mondiale. Nel giugno del 1945, infatti, a cascina Bianca, un nostro concittadino, mentre stava cercando di smontare alcune granate lasciate da una colonna tedesca in transito, provocò lo scoppio di un ordigno: nell’esplosione persero la vita oltre all’incauto adulto anche cinque bambini che gli stavano accanto. Dei sei soldati vignatesi che versarono il loro sangue in una questa guerra, ben tre perirono nella drammatica campagna di Russia, il più tragico errore militare compiuto da chi in quegli anni teneva nelle proprie mani le sorti del nostro Paese e del nostro esercito. Degli oltre 110.000 italiani che vi parteciparono, ne morirono ben 84.000, uccisi più che dal fuoco nemico dall’inadeguato equipaggiamento, dagli stenti, dal freddo, dalla fame e dalla crudele indifferenza delle forze alleate tedesche, che si rifiutarono di fornire loro i mezzi di trasporto necessari per porsi in salvo.
I nostri tre concittadini che parteciparono alla campagna di Russia, furono inizialmente dichiarati dispersi e di loro non si ebbero più notizie per molti anni: non si sapeva infatti se fossero stati uccisi in combattimento e sepolti dalla neve nelle immense steppe sovietiche, oppure vivi e prigionieri magari in qualche campo di concentramento, se fossero feriti e ricoverati in qualche ospedale militare o rifugiati presso qualche famiglia che avesse dato loro ospitalità.
L’incertezza sulla sorte loro toccata aumentò il dolore delle famiglie già provate dalle tristi notizie che arrivavano da quel Paese lontano, e mantenne sempre aperta una dolorosa ferita, ma vivo un barlume di speranza.
Più passava il tempo, tuttavia, e sempre più la speranza di poterli rivedere in vita si affievoliva. E infatti, purtroppo, nessuno dei tre vignatesi dispersi fece più ritorno alla propria casa. Nel 1993 la nostra comunità ha voluto ricordare il caduto Enrico Radaelli, morto il 26 febbraio 1943 a Taliza, un paio d’anni fa ha fatto memoria del soldato Battista Meazzi anch’egli morto in Russia. Mancava ancora un vignatese all’appello: Leone Giovanni Canzi. Raccolte le necessarie informazioni, lo si è voluto commemorare, nel 59°anniversario della Liberazione, lo scorso 25 aprile. Nato a Comazzo il 20 novembre 1919, quarto degli undici figli di una numerosa famiglia contadina, Leone Canzi si era trasferito a Vignate in occasione del S. Martino del 1938, andando ad abitare, insieme ai fratelli, alle sorelle e ai genitori, in una delle case dei salariati costruita in quegli anni alla cascina Cusana, proprio dietro al mulino.
Giovane aitante e di bell’aspetto, avrebbe voluto praticare il pugilato, sport che era la sua passione, ma lo scoppio della guerra gli impedì di realizzare questo sogno. Lasciati genitori e fidanzata, fu arruolato poco più che ventenne nella 3a Compagnia del 15° Battaglione Guastatori. Anche gli altri suoi due fratelli partirono per il fronte. Dopo oltre un anno di servizio militare, nell’estate del 1942, attendeva ansioso di godersi una meritata licenza e di poter finalmente riabbracciare i propri cari (scriveva infatti alla sua fidanzata di aspettarlo “alla stazione del bel paese di Vignate”). Partì invece per la campagna di Russia da dove non fece più ritorno.
“Fu un viaggio tormentoso - scrisse il Canzi - tredici giorni e tredici notti in treno, mi sembra tanto strano di essermi allontanato dalla nostra bella Patria”, ma ancora più allucinanti le condizioni di vita cui i soldati erano costretti. In una lettera il Canzi si lamentava, per esempio, del vitto scadente “purtroppo - scriveva - non ho amici al reparto sussistenza altrimenti potevo mangiare qualche pagnotta in più, però mangiare anche una volta al giorno si può vivere lo stesso” e ancora “non si può farvi sapere altro, parlano soltanto di mettere che sto benissimo” alludendo chiaramente alla censura militare che controllava e vigilava sulle lettere inviate dai soldati). La lontananza non gli faceva comunque venir meno il pensiero ai propri cari e alla propria terra (“oggi stesso, 10 agosto 1942 - scriveva ai genitori - penso alla festa di S. Fermo a S. Agata e vi mando una piccola somma, un vaglia di lire 200, adoperateli fin tanto che posso mandarveli”).
Ottimista di natura, pensava spesso al proprio futuro (“Cara - scriveva alla sua fidanzata - vivi pure con serenità che fra un anno o due sarò a casa e ci potremo sposare”). Le ultime notizie di lui le diede un commilitone di San Zenone al Lambro che disse di averlo lasciato il 23 marzo del 1943 prigioniero in un campo russo. Probabilmente doveva essere ferito o gravemente ammalato, poiché morì solo pochi giorni dopo. Di lui comunque i suoi familiari non ebbero più notizie per un lungo periodo di tempo. Solo dieci anni più tardi, infatti, il 30 ottobre 1954, la Commissione Interministeriale incaricata della formazione e ricostruzione degli atti di morte, provvide a trasmettere al Comune di Vignate la seguente laconica dichiarazione:
“... il giorno 31 marzo 1943 - data presunta - è deceduto in Russia nel campo Tambow alle ore imprecisate in età di anni 23 CANZI LEONE GIOVANNI... morto per deperimento organico in prigionia. È stato sepolto in fossa comune nei pressi del campo...” Morto lontano da casa, in un paese straniero, senza il conforto di parenti o amici, senza un fiore, era stato deposto in una fossa comune insieme con tanti altri sfortunati come lui, senza nemmeno una targhetta a ricordarne il nome.
È quindi con un sentimento di affetto e gratitudine che la nostra comunità ha voluto nel 59° anniversario della Liberazione, ricordare e onorare il soldato Leone Giovanni Canzi, aggiungendo sulla lapide del monumento ai caduti il suo nome a quello degli altri vignatesi che versarono il loro sangue per la Patria.
Gruppo Vignatese di storia locale



La Biblioteca di Vignate incontra il mondo

Il Settore Cultura della Provincia di Milano, con la collaborazione del Prof. Ongini e il Direttore di “Biblioteche Oggi”, Dott. Massimo Belotti, nel novembre 2002 organizzò un corso di formazione per bibliotecari dal titolo “Biblioteche e Intercultura”. Aver partecipato a questo corso ha fornito al personale della Biblioteca uno stimolo in più per approfondire e migliorare un aspetto della propria professionalità ancora poco esplorato.
L’aumento costante della popolazione immigrata richiede, sempre più, a noi bibliotecari una serie di attenzioni per promuovere la convivenza di culture differenti e offrire un servizio di qualità a tutti.
La Biblioteca pubblica rappresenta la struttura informativa e culturale più adatta per il raggiungimento di questo obiettivo. Le sue linee d’azione devono saper interpretare i bisogni dell’utente, qualunque esso sia, riconosciuto come fruitore individuale e collettivo e quale protagonista nella costruzione e condivisione della conoscenza.
Già alcuni anni fa un importante libro di V. Ongini “La biblioteca multietnica”, poneva il problema di quale ruolo la Biblioteca dovesse assumere dinanzi all’emergere degli importanti processi migratori.
L’introduzione di uno scaffale multiculturale è stata una prima indicazione concreta, che mirava a creare una ricchezza nuova delle raccolte librarie, espressione e tramite della diversificazione delle culture.
Fu così che nel 2001 la Biblioteca di Vignate costituì uno scaffale multiculturale. Un patrimonio ricchissimo, fatto di libri grazie ai quali ogni persona poteva imparare e riconoscersi, approfondendo la propria cultura e quella degli altri: monografie sui diversi popoli del mondo, libri di cucina, dizionari multilingue tascabili, manuali per l’apprendimento delle lingue, libri bilingue di narrativa, elenchi di associazioni per l’assistenza agli stranieri e dei luoghi di ritrovo etnici, eccetera.
L’acquisto continuo e aggiornato di questi materiali ci ha portato ad essere sempre più vicini ai mutamenti culturali in atto.
Grazie alle informazioni ottenute dall’Ufficio anagrafe comunale ed al contributo della Caritas locale, che organizza in Biblioteca corsi di italiano per stranieri, abbiamo potuto conoscere i dati relativi ai cittadini effettivamente presenti sul territorio e sviluppare un progetto mirato.
Con molto entusiasmo ma anche cautela abbiamo “fotografato” Vignate, individuando le sue risorse e le sue carenze per cercare di offrire un servizio culturale più attento.
La stesura di un’agile guida multilingue ai servizi della Biblioteca è stato un valido strumento di conoscenza per gli stranieri residenti a Vignate.
Ma per avvicinare gli adulti abbiamo tracciato un percorso molto più ampio, che ha coinvolto la scuola con una proposta rivolta ai bambini venuti da lontano.
È nato così il progetto “Il mondo in una fiaba”, un’attività di animazione che ha interessato scuole materne, elementari e medie.
I bambini sono stati invitati, con l’aiuto di genitori, nonni e parenti, a ricercare fiabe, filastrocche, ninne nanne, canzoni provenienti dalla loro terra d’origine e a raccontarle in dialetto o lingua originale ed in italiano durante le loro visite mensili in Biblioteca.
Questa “raccolta” è diventa uno strumento di scambio tra bambini e adulti, unione tra memorie e narrazioni in un mondo dove si incrociano e si mescolano i vissuti di ogni essere umano. L’esperienza del racconto di fiabe, favole, filastrocche, ninne nanne, unisce genitori italiani e stranieri e ha a che fare con gli aspetti salienti del rapporto tra le generazioni, legati alla memoria e all’appartenenza, con la trasmissione educativa degli adulti ai più piccoli e con la costruzione dell’identità.
La narrazione contribuisce infatti a trasmettere e a mantenere i riferimenti culturali, a ritrovare le radici della storia famigliare.
Dare a tutti la possibilità di rievocare, scambiare storie e racconti significa ritrovare il gusto e il significato del narrare, arricchire la fantasia di tutti i bambini di nuovi personaggi e di nuove informazioni e curiosità sul mondo.
Questa straordinaria esperienza ha dato molti frutti. L’entusiasmo dei bambini ci ha fornito lo spunto per la realizzazione di piccoli libri che hanno raccolto il lavoro di ogni singola classe. Sono nati libri preziosi dai contenuti più vari. In ogni libro sono state raccolte le fiabe, le curiosità, le storie, le tradizioni dei popoli. Questi materiali sono stati esposti in una mostra realizzata a fine maggio, in occasione dell’iniziativa “Scuole aperte”, perché tutto il paese li potesse ammirare scoprendo un mondo fatto di diversità e di cose in comune.
Ai ragazzi è piaciuto tantissimo ascoltare la narrazione di alcune fiabe presentate dal personale della biblioteca. Facendo leva sulle curiosità che nascevano per i paesi che si andavano di volta in volta ad incontrare e con l’ausilio di una scheda a fumetti fatta di semplici disegni, è stato facile far conoscere e scoprire queste realtà lontane e per molti aspetti avvincenti.
Una metodologia di apprendimento risultata molto utile per lo sviluppo e lo stimolo della conoscenza e di facile acquisizione per i ragazzi.
A questo punto, visto l’entusiasmo che si è creato attorno a questa iniziativa, abbiamo pensato di organizzare uno spettacolo dal titolo “Il mondo in una fiaba”. I protagonisti sono stati i ragazzi che in due diverse giornate, presso l’Auditorium Comunale, hanno letto e recitato insieme a un proprio genitore una fiaba, una filastrocca, una canzone nella lingua di appartenenza. Per l’occasione è stato allestito, con la preziosa collaborazione di alcuni genitori, un buffet ricco di specialità provenienti da tutto il mondo. La degustazione di cibi diversi è stato sicuramente motivo di unione e incontro tra le persone.
Al successo dell’iniziativa hanno contribuito l’Amministrazione Comunale e gli insegnanti che hanno creduto in questo progetto, così come un prezioso sostegno è stato dato dal lavoro della collega Anna Buzzi.
Concludo dicendo che non si è voluto inventare niente di nuovo e sensazionale con questo progetto multiculturale ma mettere in campo la nostra professionalità, le nostre conoscenze, gli strumenti culturali e di informazione di cui la Biblioteca dispone perché attraverso questi semplici servizi ogni persona si possa sentire cittadino del mondo ed affrontare la diversità come un’occasione di arricchimento culturale e umano.
Abbiamo sicuramente creato molti ponti invisibili che si muovono nel mondo e sono il passaggio per chi ha voglia di vedere, immaginare, scoprire se stesso e gli altri. Buon viaggio a tutti!
Pinuccia Bergamaschi
(l’articolo è stato pubblicato su: SFOGLIALIBRO
- suppl.di BibliotecheOggi -Luglio 2004)


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