14 FEBBRAIO 1600: IL “SAN VALENTINO” DELL’ECC.MO DONÀ
di Cesare Farinelli
Un graffito, rinvenuto in una torre del nostro castello, ha permesso di riscoprire una vicenda d’amore sepolta sotto la polvere dei secoli.
Nel 1622 un solerte “camariér” (servitore) immortalò su un mattone il soggiorno valeggiano del suo padrone: “L’Ecc.mo Donà”.
Si trattava di un alto magistrato veneziano, il Provveditore Straordinario Alvise Donà, inviato a verificare lo stato di manutenzione e di armamento della fortezza di Peschiera e dei nostri vetusti fortilizi scaligero-viscontei.
In quegli anni, una grave crisi politica era in atto fra la Serenissima e il governatore spagnolo della Lombardia, Don Gòmez Suarèz de Figueroa. Un conflitto armato sembrava ormai inevitabile e la linea di difesa segnata dal Mincio, fra il lago di Garda e il ducato di Mantova, sarebbe stata l’ultimo baluardo in grado di impedire una eventuale devastante invasione spagnola della Terraferma veneta.
L’AMORE DI LISA E ALVISE
Tralasciando le vicende politiche e investigando sulla vita “dell’Ecc.mo” è emersa la sua singolare storia d’amore, suggellata con le nozze celebrate nel giorno della festa degli innamorati, il 14 febbraio dell’anno 1600.
Alvise nacque in Venezia nel 1583, figlio del patrizio Lorenzo e di Laura Bon, lontana discendente di quel Bon da Malamocco che nell’828 trafugò da Alessandria d’Egitto e trasportò a Venezia le reliquie di San Marco.
Attorno ai 16 anni, Alvise fu promesso in sposo alla coetanea Lisa Morosini, figlia di Silvestro, appartenente a una delle dodici famiglie, dette appunto “Apostoliche”, che nel 697 avevano eletto il primo Doge.
La coppia era molto giovane, ma non per i canoni dell’epoca in cui una ragazza diventava da marito al compimento del dodicesimo anno. Questo perché l’aspettativa di vita in quel tempo si aggirava sui 35/40 anni.
I matrimoni fra nobili erano condizionati dagli interessi economici delle famiglie e l’amore contava ben poco, ma i nostri due adolescenti, invece, furono travolti da una cocente passione e, nonostante le ferree leggi comportamentali del tempo, nell’autunno del 1599 Lisa si accorse di essere incinta. Non rimanevano che le nozze per sistemare le cose e, come gli usi imponevano, fu firmato davanti a un notaio il contratto matrimoniale.
Per le regole canoniche dalla prima domenica d’Avvento all’Epifania non ci si poteva sposare, così pure durante la Quaresima. All’inizio del febbraio del 1600, la gravidanza avanzava di Lisa non permetteva ulteriori dilazioni, bisognava scegliere una data prima del giorno 23, Mercoledì delle Ceneri, inizio dei quaranta giorni penitenziali prepasquali. Così, i due scelsero “romanticamente” il giorno di San Valentino per consacrare il loro amore.
Quel 14 febbraio delle gondole “de casada” raggiunsero l’isola in cui sorgeva la chiesa di San Cristoforo della Pace, nei pressi di Murano. Il luogo, essendo isolato, garantiva un’adeguata riservatezza all’evento e, date le circostanze, non ci furono neppure i festeggiamenti che di solito accompagnavano i matrimoni di rango.
I due sposini andarono ad abitare nel palazzo Donà, in Campo Santa Maria Formosa e, di lì a poco, nacque il loro unico figlio che battezzarono con il nome del nonno paterno: Lorenzo.
LA CARRIERA PUBBLICA
Alvise svolse il tipico cursus honorum dei nobili, ricoprendo vari incarichi al servizio della Repubblica, sia in Terraferma che nello Stato da Mar.
Il 14 dicembre 1621 fu nominato Provveditore Straordinario e in questa veste, nella primavera del 1622, ispezionò le nostre fortificazioni. Il 20 giugno successivo, terminato il mandato, rientrò in famiglia a Venezia.
Nel volger di poco tempo la sua salute andò declinando e nel dicembre del 1625, a 42 anni, spirò a Romano di Lombardia (BG), fra le sue truppe con le quali stava contrastando i ripetuti sconfinamenti di reparti spagnoli.
Nove anni dopo, passò a miglior vita anche il figlio trentaquattrenne Lorenzo. Sconosciuta la data di morte di Lisa, forse fu una delle 47.000 vittime della terribile pestilenza che falciò anche i veneziani fra il 1630/31.
L’odierna ricorrenza di San Valentino ci ha dato lo spunto per ricordare questa storia d’amore di 426 anni fa, cui aggiungiamo le coeve parole di W. Shakespeare: «L’amore è una nebbia che si forma col vapore dei sospiri: se si dirada, diventa fuoco sfavillante negli occhi degli amanti…».
