RITA MARCHESI (1831-2026) Un’artista Valeggiana

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SULLE ALI DELL’ARTE: RITA MARCHESI (1931-2026)
di Cesare Farinelli

Rita Giuseppina Marchesi è nata il 23 marzo del 1931 in Valeggio sul Mincio, figlia di Aldo, merciaio, e della sarta Ines Corradi, entrambi originari di Quistello, noto come la “piccola Parigi” dell’Oltrepò mantovano, che sorge sulle rive del fiume Secchia.
Rita, nota come pittrice, scultrice, grafica e poetessa si è spenta in questi giorni dopo una lunga vita operosa.
Oltre agli studi di pittura ha seguito quelli di filosofia, psicologia e teologia. Come scrittrice ha pubblicato racconti per ragazzi, saggi, poesie, riflessioni, recensioni su riviste letterarie e d’arte tanto che il suo nome è inserito in annuari di pittura, in antologie e pubblicazioni; era anche socia onoraria di alcune accademie italiane. Oltre la pittura a olio ha sperimentato l’Acquerello, l’Encausto (basato sull’uso di colori miscelati con cera d’api e applicati a caldo) e la Linoleografia (una tecnica a stampa diretta da una matrice incisa).

Ha partecipato a numerose mostre personali e collettive in Italia e all’estero, ottenendo riconoscimenti e premi anche in concorsi letterari.
Nei suoi scritti è riuscita a coinvolgere il lettore con un linguaggio scorrevole e coinvolgente. Nelle poesie ha rivelato una voce sofferta, intimista, lungo il suo viaggio nel profondo dell’animo umano e alla ricerca di Dio. Il poeta veronese Arnaldo Ederle (1936-2019) ha scritto di lei:
«Non è la prima volta che m’interesso della poesia di Rita Marchesi. Ho sempre trovato, alla fine delle varie letture, che valesse la pena parlarne, seguire le sue parole con rispetto e attenzione. Nelle sue opere la poetessa continua il suo cammino nella luce che rischiara le tenebre, spesso e purtroppo inevitabili, del nostro mondo attuale, fatto di guerre, di incomprensioni, di lotte religiose. Ma è proprio grazie a questo contrasto, a questo paradosso, che la sua poesia ha una motivazione forte…».

Marchesi, come pittrice, si è formata negli anni Cinquanta del secolo scorso, un periodo di forte fermento e sperimentazione, caratterizzato dalla ricerca di nuovi linguaggi espressivi, dalla pluralità di correnti artistiche e dal confronto con le tendenze internazionali che segnano la transizione verso l’arte contemporanea. Questa artista valeggiana si è concentrata sullo studio del rapporto tra forma e spazio, fra realtà visiva e astrazione sospesa in una particolare atmosfera luminosa che emana dalle geometrie urbane e dai paesaggi. Palesi i suoi legami con la pittura metafisica caratterizzata dalla rappresentazione di oggetti e ambienti che spingono chi guarda a riflettere su realtà al di là delle apparenze. Nell’opera della Marchesi emergono quindi varie tendenze, senza che nessuna di esse prevalga, preludio di uno scenario che giunge fino all’oggi, nel quale risulta ormai superato il concetto di corrente artistica. Nell’ultimo periodo della sua vita si è dedicata anche a temi religiosi.

Un grande pittore italiano sosteneva che l’arte non doveva avere legami con la realtà, poiché il suo scopo non era quello di rappresentare le cose così come sono, ma scoprire le vie primarie per mostrare il lato insolito e misterioso che si cela dietro l’apparente banalità della vita quotidiana. Il buon senso e la logica danneggiano, annullano il senso di mistero che ognuno di noi percepisce entro e oltre la visione reale.
Questo è il compito della pittura. Questo è ciò che ha fatto Rita Marchesi.

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