2 GIUGNO 1946: IL GIORNO DELLA SVOLTA
di Cesare Farinelli

Il diritto al voto delle donne fu una grande conquista: sono passati 80 anni dal decreto del 10 marzo 1946 che permise alle donne, con 21 anni di età, di poter eleggere ed essere elette (a 25 anni) nelle prime elezioni amministrative postbelliche che interessarono alcuni comuni.
Il 2 giugno 1946, tutte le italiane e gli italiani furono chiamati a votare l’Assemblea Costituente e a decidere il futuro assetto politico del paese: Monarchia o Repubblica.
La tragedia della guerra appena conclusa imponeva una profonda cesura con il passato, anche se esisteva una spaccatura profonda fra il Sud a maggioranza monarchica e il Nord repubblicano.

La lotta per il diritto al voto delle donne ha una lunga storia, già in occasione del plebiscito del Veneto del 1866, molte chiesero a Vittorio Emanuele II di poter sostenere con il loro voto il processo di unificazione italiano, ma le loro suppliche non furono ascoltate.
Quel fatidico 2 giugno la maggioranza delle valeggiane e dei valeggiani, il 66,53%, scelse la Repubblica. L’affluenza alle urne fu altissima in tutta la nazione, in Valeggio raggiunse il 90% degli aventi diritto.
Dal giornale “Verona Libera” del 4 giugno 1946, che sostituiva temporaneamente “L’Arena“:
«Giornata di gala per il popolo veronese quella di domenica. Dopo la ridda eccitante e congestionata dei comizi tenutisi nelle piazze rigurgitanti di anime si è giunti alla calma e alla serenità.
Le strade costellate di inviti elettorali, i muri delle case sommersi da fiumi di carta non dicono più nulla. Ormai il popolo ha pronunciato la sua parola di fede: l’eco del suo credo è ora nell’urna.
Domenica la città appariva calmissima, l’affluenza degli elettori alle urne è stata intensissima specie in mattinata.
Dalle sei del mattino alle ventidue, lunghe fila di persone hanno atteso con evidente trepidazione il loro turno davanti agli austeri edifici, dove uno spettacolare servizio d’ordine ha diretto con esemplare cura il regolare procedere delle votazioni.
Uomini e donne, spesso intere famiglie tutte vestite a festa, perché tutti i cittadini hanno sentito la nobiltà della missione a loro affidata, si sono susseguiti davanti ai seggi elettorali per portare il loro contributo per la libertà del popolo italiano».

La partecipazione femminile sancì la fine della sottomissione politica e le donne divennero finalmente cittadine attive, dando inizio alla scalata alla parità dei diritti, peraltro non ancora raggiunta compiutamente.

Una curiosità: nonostante l’esito delle votazioni del 1946, la storica piazza centrale del nostro paese rimase dedicata al re Carlo Alberto di Savoia, che fu ospite in Villa Maffei-Sigurtà nel 1848, durante la prima guerra d’Indipendenza. Alla “Repubblica” fu destinato il Piazzale antistante “El Baracô dei pèrsec”, il vecchio mercato ortofrutticolo, ora trasformato in moderno parcheggio.

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